da Mussaga a Sasso. senza greenpass 3.1 – 272

ora il greenpass è arrivato (questo strumento sconsiderato per diffondere ulteriormente la pandemia nell’illusione palesemente falsa che tanto ci sono i vaccini, e basterebbe guardare l’Inghilterra o altrove).

dunque è diventata una scelta viaggiare sottocasa o quasi, senza piegarsi ai ricatti emotivi di chi illude che la vita di prima sia dietro l’angolo, e intanto la carenza di materie prime fa salire i prezzi alle stelle e alcune fabbriche devono fermarsi per mancanza non di manodopera, non di domanda (sostenuta del debito schizzato alle stelle), ma di materiali per produrre.

si avvicina il tempo nel quale anche diventeranno molto difficili anche queste sortite nel termine ristretto di meno di un’ora di macchina da casa.

quindi godiamocele: del doman non v’è certezza, lo cantava anche Lorenzo il Magnifico più di mezzo millennio fa.

piuttosto ci sarebbe da chiedersi se servono davvero a qualcosa questi post di vana esibizione.

intanto colgo l’occasione per dirvi, lettori, che anche questo blog è a termine, fisso e irremovibile: quando si esaurirà il suo spazio, non verrà più rinnovato – ho deciso; e questo dovrebbe avvenire più o meno nel giro di un anno. dopo (se avrò un dopo), farò altro.

per ora sorbitevi gli ultimi fuochi, che accelerano la dipartita, considerando che le foto esauriscono più in fretta lo spazio ancora disponibile.

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è dunque martedì, il cielo è un po’ velato, ma sereno; l’indomani al pomeriggio dovrò avere la visita specialistica che scioglierà l’enigma non ancora risolto della macchia nera crescente sull’unghia del pollice sinistro (del mancino…), se sia melanoma oppure no.

io mi sono già liberato da ogni ansia già da qualche giorno, e comunque oggi voglio festeggiare alla grande.

ritorno a un percorso fatto già un anno e mezzo fa con un giovane amico di 22 anni: mi mandò un whatsapp per dirmi che era il suo compleanno e che regalo gli facevo; io gli risposi: una camminata in montagna (non ha la macchina e si è mosso poco fuori del suo comune), ma lui gettò la spugna a 200 metri dal traguardo (anzi, poi diradò i contatti di molto, ahaha),

io invece ci arrivai (non dico ancora dove…) e feci un sacco di foto, che poi purtroppo ho perso.

e quindi ci ritorno, da solo stavolta e senza ansia da prestazioni, per rifare la dura salita e godermi di nuovo paesaggi eccezionali.

anzi, stavolta introduco una variante: parto non dall’inizio del sentiero, a Sasso, ma dal borghetto più sotto, Mussaga.

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ci si arriva da Gargnano, di cui è frazione, dal punto di vista amministrativo, per una strada a tornanti che costringe a numerose soste, talmente è scenografica; e mi annoto mentalmente il Sentiero dei Mulini, per una prossima sortita.

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ciclisti lungo la strada sudano pedalando: quasi tutti prossimi alla mia età, di giovani non se ne vedono; io saluto i ciclisti e scendo dall’auto: una foto qui, una foto là.

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c’è anche qualche struttura turistica dall’aria vagamente californiana.

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Mussaga lo paragono ad uno dei borghi delle Cinque Terre, se non fosse che è molto meno colorato (come la visione bresciana della vita), che è abbarbicato molto più in alto rispetto all’acqua, e che sotto ha un lago e non il mare: ma che lago! e ditelo pure lago, quello di Garda, ma si traveste molto bene da Mediterraneo.

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meglio a questo punto abbandonare l’auto ad un parcheggio e raggiungerlo a piedi; e ci volta anche indietro a riguardare le mete delle camminate dei giorni scorsi, intanto.

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piccolo borgo da favola, dove pare che tutti gli abitanti collaborino a trasportarti nella terra dei fratelli Grimm; e li cito non a caso, perché c’è qualcosa di già tedesco nel gusto di decorare le case con mille oggettini vagamente kitsch.

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ma non mancano i soliti frammenti d’arte, perché siamo pur sempre in Italia.

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ho la tentazione di salire direttamente alla mia meta, ma appena mi metto lungo il viottolo, compare un cagnone libero e senza museruola, e quindi retrocedo, guardandomi prudente le spalle; poi arriva anche il proprietario a rassicurarmi, mentre quello mi fiuta i calzoni.

ma oramai sono tornato sulla strada e non rimane che salire al borgo successivo, puntando la chiesa gialla che sporge in alto: dedicata a Sant’Antonio, ma l’abate protettore degli animali, non quello da Padova (che era poi in realtà portoghese).

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qui il paese si chiama Sasso, un nome che è tutto un programma e chiaramente si riferisce al costone alle spalle, ma il borgo è un po’ meno romantico, perché allineato lungo una strada diritta, anziché liberamente raggruppato, anche se pur sempre creativo.

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. . .

il sentiero, all’inizio è quasi pianeggiante, ma poi pronto ad inerpicarsi verso l’alto; ma direi che al prossimo tratto del percorso sarà meglio dedicare un altro post.

però, prima di lasciare Sasso, lasciatemi dare la parola ad uno dei suoi abitanti, anzi facciamogli lanciare il suo sasso:

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