prime grane (archeologiche) per l’ascensore per il castello di Brescia – 280

mi spiace per i miei lettori, che non sono di Brescia e a cui questo post non può importar di meno.

e anche per quelli di Brescia, che non condividono la mia opposizione – l’ascensore per il Castello di Brescia: un’idea demenziale. – 495 – all’idea di costruire una specie di ascensore per salire al Castello, o montacarichi – intendendo in questo carico le persone restie a muoversi spontaneamente, soprattutto se in salita; ma il sindaco di Brescia ha descritto bene il manufatto a cui pensa: un elevatore di cristallo su doppio binario, interrato (ma allora perché di cristallo?).

ecco il parco del Castello dove dovrebbe trovare posto la nuova struttura:

ed ecco un’immagine, fra le tante, dell’attuale percorso pedonale per salire al Castello.

ma per fortuna trova le sue prime difficoltà questo progetto, che è un insulto al bisogno fisico di camminare dell’organismo umane, alle pratiche per la buona salute e anche all’arte e all’ambiente.

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la Sovrintendenza ha promosso degli scavi nella terrazza davanti ai cosiddetti antichi magazzini oleari, ovviamente ricavati nel sottosuolo e normalmente non accessibili ai visitatori (ma perché?): sono sette ambienti coperti da volte posti al di sotto del piazzale della torre Mirabella, utilizzati in epoca romana come cisterne per l’acqua.

«Resti importanti di strutture murarie di età rinascimentale, medievale e romana e di particolare rilevanza le strutture romane, che hanno dimensioni imponenti e appartengono al sistema delle strutture sotterranee che sostenevano il tempio romano che sorgeva in corrispondenza dell’antico mastio. altre murature si riferiscono ad ambienti interrati e voltati con le stesse caratteristiche degli adiacenti magazzini e conservano ancora oggi porzioni di murature romane in alzato.»

questi sondaggi ufficialmente avvengono nella zona destinata da Brescia Musei ad accogliere le opere di scultura del lascito Bruno Romeda, «sono gli stessi archeologi a precisarlo», precisa a sua volta il Giornale di Brescia.

che nessuno pensi che la Sovrintendenza si mette di traverso al progetto dell’ascensore.

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resta il fatto che quel che si è trovato è in corrispondenza del primo approdo del futuro ascensore nel progetto dell’architetto Scherer; ma secondo la Soprintendenza sono «interessanti anche i resti rinvenuti allo sbarco superiore».

a questo punto il Sovrintendente precisa che l’importanza dei ritrovamenti «impone una revisione del primo progetto presentato».

bene, e ho l’impressione che anche il Giornale di Brescia non sia entusiasta, visto che commenta, sornione: che si sarebbe trovato qualcosa, era da prevedere.

a questo punto il Sovrintendente dice (e con questo suggerisce) che ora tocca a Brescia Musei e al Comune «decidere se valorizzare questi resti all’interno del percorso di visita».

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il «parco della scultura» è secondo me una buona idea, ma non mancano certo altri luoghi dove realizzarlo, nel recinto del Castello: magari più appartati, in modo da invitare i visitatori a conoscerlo meglio ed esplorarli di più, senza fermarsi all’amplissimo terrazzo panoramico sul centro storico.

invece l’ascensore l’ascensore, che dalla Fossa delle vipere dovrebbe salire al piazzale della torre Mirabella facendo una tappa intermedia proprio sulla terrazza Romeda, è un’idea che non mi piace (eufemismo): un servizio gratuito di trasporto con minibus elettrici per i portatori di handicap vari (compresa la vecchiaia), e a pagamento per i semplicemente pigri, è a mio parere molto migliore.

in ogni caso entrambi sono al momento bloccati.

il direttore di Brescia Musei fa intuire di non voler mollare il progetto, però: «Di certo ci sarà un aggravio dei tempi di realizzazione dei progetti in campo».

il Giornale di Brescia, a me pare, concludendo la notizia, fa ben capire che sarebbe folle sacrificare i resti archeologici ad un progetto di così misera portata:

La sommità del colle Cidneo – quello su cui sorge il castello, ma sarebbe meglio dire “che costituisce oggi nel suo insieme il Castello” -, occupata già in epoca preistorica, venne destinata dalle popolazioni galliche ad area di culto con l’edificazione di un santuario e, in età romana, vide la costruzione di un tempio nella seconda metà del I sec. d.C., i cui resti sono visibili all’interno del Museo delle Armi. Le murature romane fecero infatti da «zoccolo» per le successive edificazioni, compreso l’attuale mastio di epoca viscontea.

se qualcuno vuole devastare questo patrimonio per la comodità o per il presunto orgoglio di fare qualcosa di straordinario, sia fermato: il Castello di Brescia è una delle meraviglie d’Italia e non va manomesso.

4 commenti

  1. Se c’è un detto aulico cui mai ho aderito con entusiasmo è “mal comune mezzo gaudio”. E penso alla mia Siracusa, in cui un immenso patrimonio archeologico è stato devastato da torme di industriali e palazzinari senza scrupoli. Quante battaglie – tutte perse – per salvare il salvabile.

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    • ho visto Siracusa negli anni Settanta e poi più. ne ho un ricordo incancellabile: di panni stesi al sole su fili legati alle colonne greche… di un centro spettacolare, intatto come lo stupore di un tempo cancellato.

      mi fa venire i brividi quello che dici: anche come modello possibile.

      Brescia è stata città industriale per quasi un paio di secoli e questo ha lasciato il suo centro storico in una specie di abbandono che è stato quasi tutela e che lo ha visto massacrato soltanto da due interventi urbanistici: la distruzione completa del centro medievale sotto il fascismo per costruire Piazza Vittoria e la distruzione del vecchio Ospedale per una speculazione edilizia targata DC; ma il resto si è per fortuna salvato. ed è una sorpresa,per chi la visita e la scopre, avventurosa e affascinante.
      oggi riscopre una importante vocazione culturale.
      purché non diventi turistica nel senso gretto del termine…
      ma penso che ci siano ancora i margini per una battaglia.

      Piace a 1 persona

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