Johanan ben Zakkai: Giovanni, figlio di Zaccaria. il primo secolo in Palestina visto dal Talmud. 1 – 295

come mai non mi sono mai occupato sinora di quello che raccontano le fonti ebraiche, cioè il Talmud, sulla Palestina del primo secolo? cioè dell’epoca della predicazione di Jeshuu?

non posso dire di avere totalmente trascurato le notizie su Jeshuu che vengono da questa fonte in passato; però ho trascurato di esaminare altri personaggi.

ha richiamato la mia attenzione sul Talmud un commento ricevuto da Baphomet 26 giugno 2021 alle 17:20 su questo post, 422. QUANTI LAZZARO-ELEAZAR NELLA STORIA EBRAICO-CRISTIANA DEL I SECOLO DOPO CRISTO?, e provo a rimediare.

ma mi rendo anche conto che l’argomento è vasto, e per oggi mi voglio occupare soltanto di uno dei personaggi contemporanei, più o meno di Jeshuu, che sono nominati nel Talmud, e inizio dal più importante: Johanan ben Zakkai: Giovanni, figlio di Zaccaria; Baphomet ricorda che fu maestro di Elizer ben Hirkanus, e a questi due nomi l’attenzione si fa spasmodica, certo.

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mentre state ricercando quali elementi delle tradizioni evangeliche abbiano dei fondamenti storici riconoscibili, immaginatevi di trovare una fonte storica che parla di un Johanan ben Zakkai, cioè di un Giovanni, figlio di Zaccaria – visto che Zakkai, italianizzato in Zaccheo, è appunto il diminutivo di Zekarya, cioè Zaccaria in ebraico.

sarete certamente convinti di avere trovato la prova storica dell’esistenza di Giovanni Battista, finora affidata soltanto ad un passo delle Antichità ebraiche di Giuseppe Flavio che lo cita, un po’ meno famoso del Testimonium Flavianum, che parla invece di Gesù, ma inficiato dalla stessa sostanziale certezza che si tratti di una interpolazione prodotta da Eusebio di Cesarea, considerando gli anacronismi e le contraddizioni che presenta.

abbandonerete dunque le dubbie informazioni del presunto Giuseppe Flavio, che ricalcano le notizie evangeliche e anche malamente, e vi butterete su questa nuova fonte, contenti di avere trovato un fondamento storico più preciso riguardo a questo personaggio.

perché un caso di omonimia vi sembrerebbe davvero strano: passi per il fatto che di Johanaan o Jochanaan, come pure viene trascritto il nome, ce ne saranno stati davvero parecchi nella Palestina del primo secolo d.C., ma il numero di Johanan ben Zakkai dovrebbe essere ben più limitato e la possibilità che siano esistiti due personaggi storici con questo stesso doppio nome, davvero limitata.

però fate attenzione ad un particolare, che potrebbe rivelarsi decisivo: ben significa figlio di, ma non ha questo significato inequivoco, come invece il termine bar: ben può anche significare discendente di.

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ma lasciamo da parte, per il momento questo dettaglio, su cui torneremo più avanti e veniamo allora ad esaminare che cosa ci viene detto di Johanan ben Zakkai e da chi.

intanto la fonte primaria di queste informazioni è la prima delusione: si tratta infatti del Talmud, che non è una fonte propriamente storica, ma altrettanto semi-leggendaria come i vangeli cristiani.

entrare in una analisi dettagliata di questa tradizione sarebbe un’impresa disperante, e perfino una rapida sintesi è difficile: però è possibile dire che, ancora prima della distruzione del tempio di Gerusalemme durante la prima guerra giudaica, si era formata una tradizione orale di discussioni tra i rabbini, gli interpreti delle prescrizioni della religione ebraica, qualcuno pensa addirittura ad iniziare dai tempi della prima diaspora ebraica a Babilonia nel VI secolo a.C…

dopo la seconda dispersione del popolo ebraico dalla Palestina alla fine della guerra giudaica del 66-73 d.C., divenne indispensabile raccoglierle in forma scritta per poterle diffondere tra i seguaci sparsi nell’impero romano e si cominciò a farlo: processo durato alcuni secoli e abbastanza simile a quello iniziato contemporaneamente nel mondo cristiano.

questa progressiva formazione del testo, poi considerato sacro come la Bibbia, si concluse nel sesto secolo dopo Cristo e produsse una raccolta di 63 trattati, per un totale di diverse migliaia di pagine, e in effetti contiene le opinioni di migliaia di rabbini nel corso dei secoli.

ne esistono anche, direi ovviamente, redazioni diverse, la cui stesura si protrasse fino al settimo secolo d.C..

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le principali notizie su Johanan ben Zakkai ci vengono dunque dal Talmud, e hanno carattere almeno semi-leggendario: tanto per cominciare, ci viene detto che la sua vita durò 120 anni, dal 40 a.C. all’80 d.C. e che fu divisa in tre periodi di 40 anni ciascuno, ma che soltanto nell’ultimo avrebbe predicato.

dovrebbe essere sufficiente per considerare il tutto inattendibile, no? eppure di questo rabbino esiste anche una tomba, a Cesarea; come possiamo dubitare che sia veramente esistito?

sempre che la tomba stessa non sia un falso…

è vero che Giuseppe Flavio, lo storico ebreo del periodo, non lo nomina mai; ma è anche vero che il Talmud non nomina mai Giuseppe Flavio…

eppure le loro storie personali hanno un elemento di parallelismo impressionante:

Giuseppe Flavio, generale ebreo, fatto prigioniero, chiede di essere portato alla presenza del comandante romano in capo, Diocleziano, e gli profetizza che diventerà imperatore; quando questo avviene davvero, pochi mesi dopo, morti in poco tempo Nerone e i suoi primi successori, Giuseppe Flavio viene liberato ed entra a far parte della corte imperiale come storico ufficiale della guerra giudaica, che fu il trampolino di lancio della dinastia Flavia sul trono imperiale.

Johanan ben Zakkai, autorevole rabbino rinchiuso a Gerusalemme assediata dai romani, propende per una resa, che però viene rifiutata dagli zeloti che in quel momento controllano la città; si fa allora trasportare fuori in una bara fingendosi morto, anche lui chiede un colloquio con Vespasiano, che gli viene concesso e gli profetizza l’impero, citando esplicitamente un passo di Isaia; in cambio chiede di poter aprire una scuola dove salverà la tradizione dell’ebraismo, nella nuova forma tipicamente rabbinica che effettivamente ha assunto nella storia successiva, e porrà con questo le basi della sopravvivenza della religione e del popolo ebraico.

quest’ultima notizia su di lui è di un tale rilievo, che sembra impossibile poterla negare.

in fondo il silenzio reciproco tra il Talmud, di cui lui stesso appare in qualche modo l’indiretto promotore, e l’opera di Giuseppe Flavio si spiega bene col fatto che entrambi si preoccupano di salvare in modi diversi l’ebraismo, conciliandolo con l’impero romano: Giuseppe Flavio cercando di farlo diventare un elemento della nuova sintesi multiculturale dell’impero romano, in particolare con la sua seconda grande opera, Antichità Giudaiche; Johanaan ben Zakkai invece puntando decisamente su una piena autonomia culturale e creando a Yabné una scuola che divenne il luogo della memoria ebraica per eccellenza; ed è la sua prospettiva che vince, mentre quella offerta da Giuseppe Flavio viene rifiutata e l’autore stesso subisce il marchio del traditore, dal punto di vista ebraico.

ma allora, come interpretare quel doppione, talmente sconcertante ed inverosimile storicamente? possibile che a Vespasiano si presentasse non un solo autorevole ebreo a preannunciargli l’impero, ma addirittura due, un generale e un famoso rabbino? e che entrambi fossero premiati, il primo col dono della vita e della possibilità di scrivere, e il secondo con l’apertura di una scuola rabbinica?

Tacito riporta una notizia simile in Historiae, 5, 13, ma non la attribuisce a nessuno in particolare:

Pluribus persuasio inerat antiquis sacerdotum litteris contineri eo ipso tempore fore ut valesceret Oriens profectique Iudaea rerum potirentur. Quae ambages Vespasianum ac Titum paedixerat, sed vulgus more humanae cupidinis sibi tantam fatorum magnitudinem interpretati ne adversis quidem ad vera mutabantur.

I più erano convinti che negli antichi scritti sacri vi fosse la profezia che proprio in quel tempo l’Oriente avrebbe manifestato la sua forza e che uomini partiti dalla Giudea si sarebbero impadroniti del potere. Questa ambigua dizione aveva previsto l’avvento di Vespasiano e Tito, ma il popolo, attribuiva a se stesso una tale grandezza di destino, come succede di solito, perché gli uomini si lasciano trascinare dalle loro ambizioni; e non passavano alla verità, neppure di fronte alle dure smentite dei fatti.

come si vede, Tacito, scrivendo prima del 120 d.C., considera la profezia certa e altrettanto certo che si riferisse alla dinastia Flavia.

e Svetonio, nella Vita di Vespasiano, dice cose molto simili: Percrebruerat Oriente toto vetus et constans opinio esse in fatis ut eo tempore Iudaea profecti rerum potirentur. Si era moltiplicata in tutto l’Oriente l’opinione che era destino che uomini partiti dalla Giudea si impadronissero del potere.

ma ovviamente nessuna di queste due informazioni affronta il dilemma che stiamo affrontando: chi dei due tra Giuseppe Flavio e il Talmud ha inventato la notizia delle profezia presentata a Domiziano?

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sembra evidente che è più attendibile la versione che dà Giuseppe Flavio, anche perché si collega ad una immagine decisamente negativa che lui dà di se stesso, riferendola: la stessa che lo fece considerare un traditore opportunista e vigliacco da parte dei suoi connazionali; ma questo racconto venne steso nell’immediato periodo successivo alla guerra, mentre la tradizione rabbinica risale apparentemente soltanto al secondo secolo.

sembra quindi abbastanza plausibile che l’episodio della profezia sia stato trasferito da Giuseppe Flavio a Johanaan ben Zakkai; siamo infatti certi che il primo ebbe salva la vita, che cambiò il suo nome in onore dell’imperatore, e visse alla corte imperiale come storico ufficiale; ma questo non basta a provare del tutto la profezia che lui si attribuisce; non si può neppure escludere del tutto il contrario: che Giuseppe Flavio abbia narrato, riadattando a sé, quel che sapeva della straordinaria vicenda del rabbino; e lo avrebbe fatto per mettere il suo comportamento in una luce di giustificazione plausibile.

a meno che non vogliamo pensare che l’intera figura di Johanaan ben Zakkai sia soltanto un’invenzione sovrapposta a Giuseppe Flavio, per salvarne gli aspetti positivi; perché nella baraonda delle ipotesi più o meno plausibili può starci anche questa.

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ma un ulteriore indizio contrario alla attribuzione a Johanaan ben Zakkai della profezia davanti a Vespasiano viene dal contesto delle notizie inverosimili sulla sua vita al quale anche questo episodio appartiene.

come può essere interpretata questa notizia chiaramente non storica di una vita durata 120 anni e divisa in tre parti di cui soltanto l’ultima, cioè dagli 80 ai 120 anni, dedicata alla predicazione?

a me viene spontaneo supporre che anche qui sia avvenuto qualcosa di simile a quanto avvenne nella tradizione cristiana per la figura di Giovanni l’evangelista: la fusione in una sola di due diverse figure, Giovanni il seguace di Jeshuu, e Giovanni il presbitero, vissuti in due generazioni ben differenti, ma diventati un unico personaggio che sarebbe vissuto per quasi un secolo.

nel caso di Johanan ben Zakkai, i personaggi potrebbero essere stati addirittura tre, considerando la durata abnorme della vita attiva che gli viene attribuita e l’esplicito riferimento a tre periodi differenti.

e siccome fare ipotesi non totalmente assurde non dovrebbe essere proibito, almeno se non le si piglia per certezze, potrebbe non essere insensato supporre che si tratti addirittura di padri e figli, tutti discendenti, ben, di Zakkai o Zaccaria.

di Johanan ben Zakkai si dice, fra l’altro, che ebbe un figlio che morì prima di lui.

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esaminiamo allora prima di tutto la figura di quel Johanan ben Zakkai che visse più a lungo, fino all’80 d.C., ma qualcuno estende il termine di un decennio ancora.

si tratta di un personaggio storicamente esistito – questa almeno è l’opinione dominante -, vero protagonista della sopravvivenza dell’ebraismo dopo la catastrofica sconfitta subita contro i romani.

di lui si dice che fosse stato allievo di un altro celebre rabbino, maestro delle interpretazioni più aperte della legge mosaica, Hillel, che però visse dal 60 circa a.C. al 7 o 10 d.C., e dunque la cosa pone problemi cronologici insuperabili: non può essersi trattato di un rapporto di apprendimento personale diretto, anche se il Talmud dice anche di Hillel che visse 120 anni, distinti in tre parti della vita di quarant’anni l’una; e la cosa non deve meravigliare perché questa era la tradizione anche riguardo alla vita di Mosè.

d’altra parte risale proprio ad Hillel la valorizzazione dell’etica dell’amore per gli altri, che venne poi attribuita pari pari anche all’insegnamento del Gesù cristiano; si veda questo detto attribuito a lui: Ciò che non è buono per te non lo fare al tuo prossimo. Il resto è commento; oppure questo: Se io non sono per me, chi è per me? E, se io sono solo per me stesso, cosa sono?, sempre fondandosi su questo passo del Levitico, 19,18: Ama chi ti è vicino, lui è come te. Io sono l’Eterno.

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ma poteva essere esistito, prima di lui, qualche altro ben Zakkai, discendente di Zaccaria, che venne poi identificato con lui?

immaginiamo – di nuovo, immaginare non costa nulla – che dal primo, vissuto all’incirca ottant’anni nel primo secolo dopo Cristo, fosse nato un figlio verso il 20 d.C., figlio che morì prima di lui, come si è visto; e che questo figlio fosse quel Teuda, catturato e decapitato dai romani nel 44 d.C. di cui parla Giuseppe Flavio, quindi quando aveva circa 24 anni; e immaginiamo che in seguito i cristiani avessero attribuito al figlio il nome del padre per diversi motivi: sia per nasconderne la vera identità di ribelle armato contro i romani, sia per attirare meglio dalla propria parte fedeli alla religione ebraica, facendo loro credere che era vicino al cristianesimo anche il rabbino Johanan ben Zakkai, il salvatore dell’ebraismo…

insomma, avremmo trovato nel Talmud semi-leggendario degli ebrei una traccia del Giovanni Battista semi-leggendario dei cristiani.

ipotesi certamente avventurosa, che resterà tale e potrà essere abbandonata, anzi dovrà, soltanto quando se ne dimostrerà qualche incoerenza inaccettabile…

ma in questo caso i ben Zakkai, i discendenti di Zaccaria, sarebbero stati appunto tre: 1. l’allievo del rabbino Hillel; 2. suo figlio, il Johanaan ben Zakkai vero e proprio che avrebbe assorbito anche la figura del padre: e infine 3. il figlio di questi, che morì prima di lui nel 44 d.C. e che forse era Teuda, cioè il Giovanni Battista cristiano…

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ma chi era Zakkai, cioè Zaccaria? io non ve lo so dire, però impressiona che, secondo una tradizione evangelica, Jeshuu lanci un anatema contro la generazione precedente, per avere ucciso un profeta di nome Zaccaria.

me ne sono occupato qui: ma chi era Zaccaria? – il profeta egiziano 16 – 353 in un frenetico susseguirsi di ipotesi, delle quali però oggi non sono più così sicuro; l’unica identificazione possibile che trovai allora fu con un certo Zaccaria, ucciso però durante la guerra giudaica, che dunque non avrebbe mai potuto essere stato il padre di Johanaan di cui si parla qui.

(a meno di non pensare che questa fu effettivamente la fine storica di Johanaan ben Zakkai e che il resto sia tutta una pia invenzione religiosa ebraica: la fuga nella bara da Gerusalemme assediata per andare da Vespasiano e profetizzargli l’impero, ecc. ecc.).

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insomma né la tradizione evangelica né quella del Talmud ci aiutano ad identificare storicamente Johanaan ben Zakkai, anzi lasciano entrambe l’impressione di una disinvolta sovrapposizione di nomi e di storie.

ma tutto questo si giustifica per entrambi con la dispersione caotica degli ebrei dalla Palestina alla fine della prima guerra giudaica; ogni ricordo successivo sembra irrimediabilmente inquinato da una aggressiva volontà propagandistica di fazione, che stravolge anche la memoria dei fatti.

3 commenti

  1. Sia Svetonio che Tacito raccontano la salita al potere di Vespasiano profetizzata sul monte Carmelo da un sacerdote di nome Basilide ( Basilide è anche il nome di un maestro gnostico Cristiano, che asseriva che fu Simone a morire in croce e non il Cristo).

    Il monte Carmelo era luogo in cui i mistici guidati da Yochannan ben Zacchai si riunivano per scoprire i misteri del carro celeste (tra i presenti viene annotato un Giuseppe il sacerdote e Giuseppe Flavio racconta nella sua autobiografia di essere stato un ex sacerdote):

    https://people.ucalgary.ca/~elsegal/Rels463/TalmudicMysticism.html

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    • leggo su wikipedia che sia Svetonio che Tacito raccontano l’episodio della consultazione dell’oracolo del monte Carmelo da parte di Vespasiano, ma che Svetonio non nomina il sacerdote autore della profezia; solo Tacito dice che si chiamava Basilide.
      questa versione subisce poi notevoli ampliamenti leggendari nella successiva tradizione cristiana.
      l’opera di Tacito fu composta intorno al 110 d.C. circa; Svetonio fu direttore dell’archivio imperiale e scrive le Vite dei Cesari precedenti forse anche sul sollecitazione dell’imperatore Adriano, salito al trono nel 117 d.C. quindi è possibile che Svetonio abbia scritto qualche anno dopo Tacito e usando fonti più complete; per questo il suo silenzio sul nome di Basilide fa pensare che esso non fosse documentato, ma frutto di qualche tradizione orale.
      è un episodio diverso da quello esaminato qui, in cui è invece un autorevole ebreo (Johanaan ben Zakkai oppure Giuseppe Flavio) a farsi portare davanti all’imperatore per profetizzargli l’impero.

      mi sapresti indicare il punto esatto nel quale sono contenute le notizie che dai sul monte Carmelo tra i passi del Talmud da te citati? grazie mille.

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