miei fuoriblog (sempre egocentrici) dal 3 al 9 luglio 2021 – 310

discutendo, sul suo blog, con chiedoaisassichenomevogliono, Sino all’ultima osteria 8 luglio 2021

Cor-pus 2020 8 luglio 2021 alle 22:10
leggo questa tua riflessione per arricchirmi con un confronto di esperienze e di vissuti; e questo post mi costringe a rompere il silenzio dei commenti che mi ero autoimposto da un paio di settimane.
ci trovo punti di contatto e di forte differenziazione; tra i primi, l’anno di anticipo nell’iniziare la scuola, la prima fatta privatamente e l’inizio delle elementari in seconda classe, come allora si poteva, pare…
tra le differenze, il fatto che alle cene di classe invece vado volentieri, in particolare a quella che c’è stata poco prima del covid, due anni fa, ed era la prima che veniva organizzata dopo che ero rientrato dalla Germania. qualche riserva mia sul fatto che la si limitasse ai compagni del ginnasio, escludendo l’altra classe che nel liceo venne fusa con la nostra, considerando i tassi di selezione superiori al 50% in due anni.
mi piace constatare come i giudizi dei docenti di allora abbiano azzeccato poco e alcuni giudicati marginali hanno avuto successo professionale e, per quel che se ne può dire, anche esistenziale.
ho la sensazione di pelle che i tuoi compagni fossero meno significativi: i miei mi stanno stampati nella mente uno per uno e mi ci sento tuttora legato; forse – orrore, orrore! – perché quella selezione selvaggia e spesso sbagliata, manteneva in vita nella classe soltanto personalità che erano comunque di spicco?
con questo non voglio giustificarla, sia chiaro; ma voglio metterne in luce almeno un aspetto positivo, fra tante ombre: impossibile non sentirsi legati a chi ha condiviso con te, per cinque anni, una lotta durissima per la sopravvivenza; logico, invece, dimenticare tutto e tutti, se sono stati anni vuoti e poco formativi. direi. – e scusa se abuso in fondo di quel che scrivi per riflettere su me stesso.

chiedoaisassichenomevogliono 8 luglio 2021 alle 22:14
No fai bene. Sarò drastico. I miei compagni di classe erano assai poco significativi. Questo però è quello che mi è toccato e non è regola, per fortuna.

Cor-pus 2020 8 luglio 2021 alle 22:23
credo che ci sia anche uno scarto generazionale; tu hai fatto sicuramente la scuola superiore post-Sessantotto, quella che aveva perso la propria stella polare della selezione e non era stata capace di darsene un’altra…
il problema vero era che in questa scuola personalità poco significative comunque andavano avanti e ricevevano tutti gli attestati necessari per essere riconosciuti come la nuova classe dirigente… – come in effetti sono diventati, a quel che racconti.

chiedoaisassichenomevogliono 8 luglio 2021 alle 22:27
Beh, ci sta anche questo, ma anche che il famoso ascensore sociale non si è mai messo in funzione. Nonostante – o malgrado – il “68

Cor-pus 2020 8 luglio 2021 alle 23:47
commento fottuto da wordpress sugli esiti non voluti del Sessantotto, di cui la Democrazia Cristiana approfittò per distruggere quel tanto di ascensore sociale che esisteva prima: purtroppo ricco di notazioni precise e autobiografiche, che ora non ho più lo slancio di ripetere.

chiedoaisassichenomevogliono 9 luglio 2021 alle 6:28
Ogni tanto capitano questi scherzetti. Improvvise sparizioni di testi.

. . .

ed ora la consueta rassegna dei miei post su bortoround.

è caduta in queste ore la speranza, che si era riaccesa, di riuscire a recuperare altre riprese che sono andate perdute dieci anni fa; il recupero ha dato soltanto registrazioni e file che erano già disponibili; se non fosse che nel frattempo si è giusto guastato ieri sera un hard disk esterno che li conservava, e dunque tornerà buono forse il recupero fatto per non perdere quello che già avevo.

per ora quindi sono blog e Youtube i precari conservatori di qualche mia esperienza, a volte le più significative, a volte no; ma occorre non farsi nessuna illusione, anche loro sono destinati a sparire.

verrebbe da dire che allora della nostra civiltà riuscirà a salvarsi, tra gli scritti, soltanto quello che verrà stampato su carta.

se non fosse che anche la carta che produciamo oggi è oramai di pessima qualità e destinata a polverizzarsi completamente in pochi decenni.

mi sembra totalmente appropriato che la società del nichilismo dei valori e del consumismo delle merci consumi anche se stessa e la sua memoria e si consegni al nulla, che del resto incombe per il riscaldamento globale. in questa percezione esatta della fine del tutto guardo lucidamente ad un futuro senza speranza, e mi aggrappo all’inconsistente forse proprio perché è tale.

per questo stesso motivo rinuncio alla fantasia di un racconto ambientato in un futuro molto lontano in cui una civiltà umana risorta dopo qualche millennio, alla fine della glaciazione, provocata per contrasto dal nostro effetto, come ciclicamente avvenuto del resto anche per le precedenti circa al consumarsi di ogni secolo di millenni, oppure qualche impossibile visitatore spaziale alieno, cercano di ricostruire la storia del passato attraverso l’archeologia e si trovano davanti all’inesplicabile scomparsa di ogni fonte scritta nel pieno della fioritura di una civiltà grandiosa.

. . .

il buddismo e i fiori, Anuradhapura. 17 luglio 2004. Sri Lanka 13 – quando si poteva viaggiare. 77

il fiume, i laghi, gli uccelli, Anuradhapura. 17 luglio 2004. Sri Lanka 14 – quando si poteva viaggiare. 78

le scimmie, Anuradhapura. 17 luglio 2004. Sri Lanka 15 – quando si poteva viaggiare. 79

i giardini reali, Anuradhapura. 17 luglio 2004. Sri Lanka 16 – quando si poteva viaggiare. 80

i panorami, le rocce, Anuradhapura. 17 luglio 2004. Sri Lanka 17 – quando si poteva viaggiare. 81

pipistrelli sacri, Anuradhapura. 17 luglio 2004. Sri Lanka 18 – quando si poteva viaggiare. 82

antichi monasteri, Anuradhapura. 17 luglio 2004. Sri Lanka 19 – quando si poteva viaggiare. 83

la gente di Anuradhapura. 17 luglio 2004. Sri Lanka 20 – quando si poteva viaggiare. 84

una giornata ad Anuradhapura. 17 luglio 2004. Sri Lanka – quando si poteva viaggiare. 85 – post riepilogativo della giornata.

un santuario di Buddha, Anuradhapura. 18 luglio 2004. Sri Lanka 21 – quando si poteva viaggiare. 86

un antico monastero buddista, Anuradhapura. 18 luglio 2004. Sri Lanka 22 – quando si poteva viaggiare. 87

2 commenti

  1. Coucou Mauro ho letto lo scambio di esperienze differenti con chiedoaisassichenomevogliono. Apprezzo sempre l’arricchimento umano. Mi risaltano di più le differenze nel raccontarsi che i fatti in sé.
    Rientro in parte nel prima del ’68 come te ma riferisco di un clima provinciale piuttosto conservatore e molto bigotto.
    Le medie inferiori furono piatte. Insegnanti molto esigenti e rigidi. Con il gruppo classe, visti i tempi, non potevo avere frequentazioni. Era il costume di allora… Mi è rimasta l’importanza dello studio, l’impegno forte, e l’essere diligenti sempre.
    Alle medie superiori mi trovai molto meglio sia con i professori che con alcune compagne che frequentai. In mezzo c’era pure mia cugina. Due o tre ragazze vivaci intellettualmente. I professori erano molto bravi e stimolanti tranne due piuttosto limitati. Mi divertii anche perché ci furono passi in avanti in quanto a libertà. A volte si studiava insieme.
    Per anni dopo aver conseguito il diploma persi di vista quasi tutti. Mi ero trasferita a Milano già nel ’71. Due compagne vennero a vivere a Milano come me, le rividi con piacere. Rividi le compagne e tre professori dopo diversi anni, quando tornai a Jesi.
    La rimpatriata vera avvenne dopo vent’anni, fu un misto di sensazioni poche piacevoli molte insignificanti. Mi sembrò un incontro nell’insieme avvilente. Tutte abbigliate in stile vintage, castissimo. Mi sembrava di stare in un convento. Eravamo cambiate già un pochino piatte da ragazze, la maggioranza si mostrava insoddisfatta perché la vita famigliare era fatta di rinunce. La scelta infelice della ripetitività come garanzia di vita. Non è affatto però per loro così andò. Il gruppo più vivace era tra le compagne che lavoravano come me. Non ricordo nulla di particolarmente carino né da tradurre in aneddoto, il che dice tanto. Conclusione le rimpatriate non fanno per me. Ho rivisto le compagne con le quali avevo affinità scegliendo in modo più intimo.
    Vedrò i tuoi video, magari sono nuovi per me. Ciao grazie 😉

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    • i video sono sempre quelli, non ho tempo di rimontarli.

      il punto essenziale di questo confronto di esperienze è quando torniamo ad un tempo in cui la scuola era un impegno serio e non un happening senza sostanza come oggi è quasi sempre, salvo rare eccezioni (di alcune peraltro sono direttamente consapevole, anche se la tendenza al lassismo scivola ovunque): l’impegno è anche sofferenza, ma oggi si rifiuta la sofferenze sempre e comunque, quindi anche l’impegno; quindi anche il futuro.
      e forse è meglio così, visto che un futuro è molto dubbio che ci sia…

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