a Vercelli i giudici rileggano Lucrezio – 348

sotto processo sei medici, i vertici dell’Azienda Sanitaria Locale e il 118 di Vercelli, perché il 19 marzo dell’anno scorso, nel pieno di un’epidemia che sembrava inarrestabile, non c’erano più posti liberi in ospedale in terapia intensiva e in una RSA c’erano diversi malati di covid.

che fare? un medico chiama il 118 (telefonata registrata): “Lasciarli morire nel loro letto. Stiamo parlando di vecchietti da 85 a 96 anni… Ho fatto il medico per salvare tutti, ma in questo caso bisogna andare giù duri… Ho parlato con l’unità di crisi, con la vostra direzione sanitaria e con te, concordiamo tutti a lasciarli al loro posto belli tranquilli.

– A posto, anche io farei… presto dovranno portare le bare”.

e cinque vecchi in effetti muoiono nei giorni successivi.

io sto con i medici, naturalmente, accusati perché non hanno cercato posti altrove, e trovo questo processo insensato.

facile accusare loro e non chi ha tagliato la sanità in questi anni, semmai.

. . .

ma sto con i medici anche perché sto col poeta e filosofo latino Lucrezio, epicureo e materialista.

Grandior hic vero si iam seniorque queratur – Ma se quest’uomo troppo avanti negli anni, già decrepito, si lamenta

atque obitum lamentetur miser amplius aequo, – e sconvolto protesta contro la morte più di quel che è giusto,

non merito inclamet magis et voce increpet acri: – non avrebbe ragione [la natura] ad accusarlo? e a gridargli con voce matrigna:

aufer abhinc lacrimas, baratre, et compesce querellas. – “Piantala con le lacrime, furfante, frena il tuo piagnisteo.

Omnia perfunctus vitai praemia marces; – Ti sei già goduto tutto il bello della vita e sei marcio;

sed quia semper aves quod abest, praesentia temnis, – ma poiché aspiri sempre a quel che non hai e svaluti quel che c’è,

imperfecta tibi elapsast ingrataque vita, – la vita ti si consuma via, imperfetta e senza gioie,

et nec opinanti mors ad caput adstitit ante – ed ora la morte che non ti aspetti sta sospesa sulla tua testa, prima

quam satur ac plenus possis discedere rerum. – che tu possa andartene sazio e ripieno di ogni esperienza.

Nunc aliena tua tamen aetate omnia mitte – Ora invece abbandona tutto quello che oramai è estraneo all’età che hai raggiunto

aequo animoque, age dum, magnis concede necessis. – e con animo equilibrato, suvvia, arrenditi alla forza della necessità”.

iure, ut opinor, agat, iure increpet inciletque; – Io penso che farebbe bene la natura a rimproverarlo e a metterlo alla gogna.

. . .

e poco più avanti sta la frase diventata famosa anche perché messa dal regista Piavoli come epigrafe al suo grande film Il pianeta azzurro:

vitaque mancipio nulli datur, omnibus usu. – e la vita non è data a nessuno come possesso per sempre, ma a tutti solamente in uso.

5 commenti

  1. La cosa mi tocca… cosa dire? Nei corsi sulle maxiemergenze ti insegnano che, quando hai un numero di feriti che sorpassa la tua possibilità di curare tutti, devi innanzitutto fare triage, e poi procedere a trattare quelli che hanno maggiori possibilità di farcela, scegliendo di non trattare i più gravi. Una pandemia globale può essere considerata una maxi emergenza al massimo grado? Secondo me sì… ma credo che stiamo pagando lo scotto di essere stati per tre mesi “eroi”, noi medici.

    P.S.: aggiungici poi che storie come queste imporrebbero, forse, una riflessione su cosa sono, le RSA e gli altri posti dove “parcheggiamo” i nostri anziani…

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    • nulla di strano.
      ma oggi c’è bisogno di un sano ritorno a qualche aspetto almeno del paganesimo…, almeno come antidoto.

      quanto ad Aristotele, ha avuto un destino infausto: era stato di fatto cancellato dalla cultura antica (come Lucrezio) e ci è arrivato per sbaglio, non per le opere pubblicate, distrutte, ma per gli appunti di scuola, salvatisi quasi per caso, attraverso peripezie incredibili, e riscoperti secoli dopo; ma non sono neppure scritti veramente suoi.
      ed anche quello che ci è arrivato, in uno stato incredibilmente confuso, è stato totalmente stravolto e frainteso o per meglio dire reinterpretato e falsificato.

      Aristotele, ad esempio, fu l’unico pensatore antico che considerò l’esistenza o sostanza come una caratteristica della mente e della logica umana, ma non della cosiddetta realtà.

      non potevano capirlo e ne fecero un santino cristiano.

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