Cacciari e il greenpass: un Cacciarone? – 350

chiedo scusa a chi ha già letto questa parte nel post precedente, ma mi sono accorto che lo rendeva davvero troppo lungo e forse anche c’entrava poco, quindi lo ripubblico a parte, per renderlo un poì meno illeggibile e dargli più evidenza.

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Massimo Cacciari, con la pessima compagnia dell’altro filosofo Agamben, quello del virus influenza, protesta contro il greenpass, con considerazioni in parte giuste, in parte insensate (a parere mio, naturalmente; ma si sta qui a scrivere la mattina presto per il piacere di confrontarsi, e magari anche di cambiare idea, cosa che è possibile quando le posizioni vengono argomentate e sono ragionate, impossibile quando sono soltanto emotive).

dunque lui dice (e lo commenterò passo per passo):

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La discriminazione di una categoria di persone, che diventano automaticamente cittadini di serie B, è di per sé un fatto gravissimo, le cui conseguenze possono essere drammatiche per la vita democratica. Lo si sta affrontando, con il cosiddetto green pass, con inconsapevole leggerezza. Ogni regime dispotico ha sempre operato attraverso pratiche di discriminazione, all’inizio magari contenute e poi dilaganti. Non a caso in Cina dichiarano di voler continuare con tracciamenti e controlli anche al termine della pandemia.

in Cina fanno benissimo a continuare a tracciare i contatti sanitari e a fare controlli anche in futuro; è per questa cultura attenta ai valori sociali che la Cina è riuscita a scampare alla pandemia e dimostra una socialità migliore di quella occidentale; chi critica i suoi risultati in nome della libertà, sceglie la libertà di avere più di 4 milioni di morti, mentre in Cina, che da sola ha un quinto della popolazione dell’umanità i morti si contano in poche migliaia.

probabilmente Cacciari dirà viva il Brasile col suo più di mezzo milione di morti, viva l’America con i suoi 600mila caduti, o viva l’Italia, che sta bene dentro lo stesso quadro, per essere patriottico.

interdire determinate occasioni sociali ai cittadini senza greenpass non è dispotico in se stesso, ma solo in relazione a che cosa viene interdetto.

il diritto sociale alla salute prevale sul diritto individuale alla totale libertà di movimento, ad esempio a scopi meramente ricreativi, e se non mette in gioco altri diritti fondamentali.

ad esempio, diventa intollerabile che si imponga il greenpass per l’uso dei trasporti pubblici indiscriminatamente; lo stato deve adeguare i trasporti alle esigenze di sicurezza, non può assolutamente interdire ad una categoria di cittadini di usarli, dato che le motivazioni che usa per farlo, la potenziale contagiosità, possono essere valide anche per i vaccinati che non sono discriminati.

ma soprattutto la discriminazione potrebbe avere un senso unicamente se vi fosse la certezza, con adeguati controlli, che qualcuno (vaccinato oppure no) è effettivamente causa di un possibile contagio, ma non può esserci divieto nella mera ed arbitraria presunzione che lo sia.

e d’altra parte quale alternativa abbiamo a questi interventi di limitazione sociale o ad altri ancora più severi?

ancora più vaccini, e più vaccinismo, dagli esiti incerti.

non mi pare che Cacciari si ponga affatto questa domanda né che cerchi di darle delle risposte.

ma comunque capisco che Cacciari è esasperato dal clima sociale e politico circostante.

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continua Cacciari: E varrà la pena ricordare il ‘passaporto interno’ che per ogni spostamento dovevano esibire alle autorità i cittadini dell’Unione Sovietica. Quando poi un esponente politico giunge a rivolgersi a chi non si vaccina usando un gergo fascista come ‘li purgheremo con il green pass’ c’è davvero da temere di essere già oltre ogni garanzia costituzionale. Guai se il vaccino si trasforma in una sorta di simbolo politico-religioso. Ciò non solo rappresenterebbe una deriva anti-democratica intollerabile, ma contrasterebbe con la stessa evidenza scientifica.

il passaporto interno sovietico era appunto il segno di un dispotismo asiatico (come lo chiamava Marx in tempi in cui il politically correct non andava di moda neppure per lui), perché limitava la libertà dei cittadini senza altro scopo che il controllo politico oppressivo.

e Cacciari ha totalmente ragione (secondo me) sull’uso del gergo fascista da parte di scientisti e vaccinisti ad oltranza.

ma è sbagliato farsi trascinare nella rissa e perdere l’equilibrio delle posizioni per pura reazione.

certamente l’atteggiamento stupido e miope della sinistra dei governo sta spingendo a destra i libertari che ne costituivano una delle sue basi principali e se vi sarà un plebiscito a destra alle prossime elezioni si dovranno ringraziare anche gli autoritari para-stalinisti in pectore che albergano a sinistra e che ne hanno preso il quasi totale controllo.

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Nessuno invita a non vaccinarsi! Una cosa è sostenere l’utilità, comunque, del vaccino, altra, completamente diversa, tacere del fatto che ci troviamo tuttora in una fase di ‘sperimentazione di massa’ e che su molti, fondamentali aspetti del problema il dibattito scientifico è del tutto aperto. La Gazzetta Ufficiale del Parlamento europeo del 15 giugno u.s. lo afferma con chiarezza: «È necessario evitare la discriminazione diretta o indiretta di persone che non sono vaccinate, anche di quelle che hanno scelto di non essere vaccinate». E come potrebbe essere altrimenti?

qui penso che quel che dice Cacciari è totalmente da sottoscrivere, senza riserve.

ma naturalmente la stampa di regime si butta a pesce sulle sue prime affermazioni poco sensate ed evita accuratamente questi stringenti argomenti di merito

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Il vaccinato non solo può contagiare, ma può ancora ammalarsi: in Inghilterra su 117 nuovi decessi 50 avevano ricevuto la doppia dose. In Israele si calcola che il vaccino copra il 64% di chi l’ha ricevuto. Le stesse case farmaceutiche hanno ufficialmente dichiarato che non è possibile prevedere i danni a lungo periodo del vaccino, non avendo avuto il tempo di effettuare tutti i test di genotossicità e di cancerogenicità. ‘Nature’ ha calcolato che sarà comunque fisiologico che un 15% della popolazione non assuma il vaccino. Dovremo dunque stare col pass fino a quando?

altre considerazioni assolutamente giuste.

condivido completamente le osservazioni scientifiche; aggiungo che la vaccinazione di massa riduce certamente la circolazione del virus, anche se non la elimina affatto e la riduzione stessa non riguarda tutti i vaccinati, che non risultano peraltro nemmeno totalmente coperti dalla malattia.

aggiungo e ripeto che affidando completamente la lotta al virus ai vaccini stiamo giocando alla roulette russa, perché ad una parziale riduzione della circolazione del virus, ma solo in alcune parti del mondo e per una parte privilegiata della popolazione del pianeta, corrisponde la spinta a selezionare varianti più pericolose capaci di aggirare i vaccini esistenti.

e dunque, una prevenzione responsabile e prudente intreccerebbe, secondo me, la vaccinazione selettiva soltanto delle categorie a rischio con forme di controllo sociale altrettanto selettivo, concentrate in particolare sulle stesse categorie, rendendo ciascun cittadino responsabile in prima persona della gestione della sua salute.

ma questo non si fa, oltre che per la malattia dell’individualismo cronico che ci affligge, perché il suo costo sociale consiste in una riduzione della ricchezza strabordante in cui viviamo immersi e alla quale la massa non intende assolutamente rinunciare.

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quindi, come ben si capisce, io non sono affatto contrario al greenpass in assoluto, così come non lo sono completamente riguardo all’obbligatorietà dei vaccini, limitatamente a categorie particolarmente esposte al rischio di contagiare e contagiarsi (ferma restando la criticità del loro carattere sperimentale, che la rende comunque molto dubbia).

credo che socialmente si sarebbe dovuta privilegiare la ricerca scientifica sugli antivirali da usare per chi si contagia e che la principale forma di lotta all’infezione sia il tracciamento e non l’attuale somministrazione inconsulta di massa di medicamenti dall’esito in parte incerto, chiamati vaccini abbastanza arbitrariamente.

attendo con impazienza una svolta della ricerca scientifica che ci consenta di curare la malattia con farmaci mirati ed efficaci e non con la medicalizzazione di popolazioni intere fatta con sostanze non completamente conosciute nei loro effetti anche solo a medio termine.

sono nel frattempo e in via transitoria per forme di greenpass differenziato e responsabile.

perché i vaccini sono efficaci subito, ma incerti nelle conseguenze e nascono oltretutto da una mostruosa speculazione economica, e se astenersene è un diritto costituzionale fondamentale per chi intende esercitare il controllo diretto della sua salute, allora non si possono contemporaneamente rifiutare anche le limitazioni della libertà, se non ci si vuole ridurre ad essere come il Brasile.

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