depuratore del Garda, uranio impoverito, Green Pass ed ebrei del Quattrocento in Val Sabbia: cronache locali – 354

.1. depuratore del lato bresciano del lago di Garda.

il Consiglio Provinciale di Brescia aveva scelto di localizzarlo a Lonato del Garda (che sul Garda non è, nonostante il nome), ma il commissario prefettizio nominato dal governo ha deciso di farlo comunque a Gavardo e Montichiari, nonostante l’opposizione delle comunità locali e la bocciatura del progetto in ambito provinciale.

ma ora un colpo di scena: il Consiglio Provinciale ha votato quasi all’unanimità una richiesta al governo di rivedere la decisione rispettando le scelte locali (1 contrario e 3 consiglieri leghisti che si assentano dalla seduta per dissenso col resto della Lega, dato che loro sono invece favorevoli).

è uno smacco notevole per i favorevoli alla costosa e cervellotica soluzione scelta e sarà interessante vederne gli sviluppi: per ora i media locali sono impegnatissimi a stendere un velo di silenzio omertoso su questa decisione scombina-giochi.

. . .

il fatto è che le competenze di legge assegnano il potere di decidere all’ente locale – a me pare – e non al governo.

se si tratta di una mozione approvata pro forma, per farsi belli con gli elettori, oppure di una determinazione seria a difendere la democrazia costituzionale lo si vedrà nelle prossime settimane.

per ora la mozione approvata è soft e chiede al governo che «sia disposto che l’incarico assegnato al commissario straordinario sia esercitato in attuazione di quanto delineato dal consiglio provinciale a novembre, vale a dire che i depuratori devono essere localizzati nel bacino dei Comuni che utilizzeranno l’impianto».

siamo di fronte ad una battaglia dal valore costituzionale per l’effettiva autonomia garantita dal Titolo V.

l’art. 117 non elenca tra le attribuzioni esclusive dello Stato la localizzazione degli impianti di depurazione; l’unica competenza che si avvicina a questa è quella prevista dalla lettera s) tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali, ma si tratta in tutta evidenza soltanto di fissazione di criteri generali.

niente del genere appare neppure nella legislazione concorrente con le Regioni.

e lo stesso articolo afferma che “spetta alle Regioni la potestà legislativa in riferimento ad ogni materia non espressamente riservata alla legislazione dello Stato”.

dunque l’esistenza stessa di un commissario governativo è un abuso di potere? il commissario dovrebbe, semmai, essere regionale?

la questione, se il Consiglio Provinciale fosse coerente, potrebbe anche finire davanti alla Corte Costituzionale (anche non voglio certamente farmi passare per un esperto in tale tipo di questioni).

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ma interessante è anche che la mozione approvata sia stata proposta da Cristina Almici, del centrodestra, sia stata impallinata da esponenti del suo stesso schieramento e poi ritirata, ma riproposta e alla fine approvata grazie ai voti della sinistra.

insomma, un bel rimescolamento di carte, che speriamo continui.

e il mio auspicio finale è che questa sia l’occasione anche per porre il problema della formazione di una Regione Lombardia Orientale, ben distinta da quella mega istituzione milano-centrica, dove la Lega sta operando d’accordo col governo, che sta operando, inutile dirlo, d’accordo con la Lega, ma quella lombarda, non quella cenomana…

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2. presidio al Tribunale di Brescia

promosso oggi dal Comitato Amici e Parenti delle Vittime dei Veleni di Guerra, dal Centro Sociale 28 maggio di Rovato e da Uomini e Donne contro la guerra, per commemorare Giovanni Luca Lepore, maresciallo dell’aeronautica, morto nel 2005 di un tumore collegato all’uranio impoverito presente nei proiettili utilizzati dalla NATO in territorio di guerra, secondo una perizia dello stesso tribunale Bresciano.

se gli organizzatori mi leggessero ricorderei anche le conclusione della Commissione Parlamentare di inchiesta della Camera sul tema, che sottolineò il ruolo possibile di un eccessivo numero di vaccini concomitanti imposti ai soldati nel dissestare il loro sistema immunitario.

. . .

3. Green Pass ed ebrei del Quattrocento in Val Sabbia

ultima noticina autobiografica, con una premessa: cerco di prenotarmi per lunedì prossimo ad una visita guidata ad una chiesa in zona particolarmente interessante per una vicenda storica che mi ha molto incuriosito ed ha a che fare con gli ebrei della Val Sabbia.

ce n’era un piccolo gruppo anche a Gavardo, allora centro politico della bassa valle, sotto la Repubblica di Venezia, non troppo lontano da Salò, ed esercitavano l’onesto mestiere di usurai in un tempo nel quale le banche non esistevano (e quindi neppure esisteva la distinzione tra i prestatori pubblici di denaro, che sono banche, e quelli privati, che sono usurai).

lì si era recato anni prima Bernardino da Siena, poi proclamato santo, che fu a capo di una dura campagna anti-semita nel Quattrocento: istituiva dei Monti di Pietà, per strappare agli ebrei il monopolio del prestito ad interesse, e non badava tanto al sottile per farlo, accusandoli dei peggiori delitti.

come per gli zingari di oggi, anche gli ebrei di allora erano accusati di rubare i bambini, l’accusa più efficace per provocare dei progrom.

ne venne la proposta di cacciarli da Gavardo, ma, nonostante tutto, nel 1462 la proposta venne respinta; però le cose non andarono altrettanto bene nel decennio successivo e nel 1473 gli ebrei furono espulsi dalla cittadina.

si recarono allora a Trento, dove esisteva una piccola comunità in un piccolissimo ghetto. ma il venerdì santo di due anni dopo, nel canale che costeggiava il quartiere, annegò un bambino di tre anni, Simonino, e, quando il corpicino venne ritrovato, naturalmente tutti gli ebrei di Trento vennero accusati del delitto.

furono sottoposti a torture per mesi per farli confessare, come prevedeva il cervellotico sistema giuridico del tempo, che prima di bruciare vivo qualcuno voleva avere la sua confessione scritta, per mettersi il cuore in pace.

una donna morì sotto tortura, poi qualcuno alla fine cedette: meglio essere bruciati una volta sola che torturati a vita.

e così fu accontentato assieme a tutti i suoi.

il bambino intanto, essendo morto battezzato e non ancora in età di ragione, che sarebbe quella che ci fa conoscere il peccato, venne proclamato santo a furor di popolo.

la Chiesa romana, per la verità resistette a lungo, e dovettero passare due secoli prima che san Simonino finisse ufficialmente sugli altari, ma questo non impedì che il suo culto non autorizzato si diffondesse comunque in nome di una persecuzione entusiasta degli ebrei.

così, in una vecchia chiesa di Gavardo (figurarsi se poteva manca proprio lì) c’è appunto una grossolana immagine quattrocentesca, dove un Simonino gigante, alto una volta e mezza gli adulti che lo circondano, invita all’odio antisemita da un affresco corroso dai secoli, ammonendo di quali atrocità sarebbero capaci.

ma che non arrivi il politically correct anche qui ad oscurarlo, mi auguro, perché la memoria degli errori compiuti dall’umanità è preziosa e andrebbe tutelata come un patrimonio insostituibile.

. . .

dunque, ho cercato di iscrivermi online alla visita guidata, curioso anche si sentire che cosa verrà detto a riguardo, ma mi si risponde che serve il greenpass.

io pensavo che entrasse in vigore il 6 agosto, così avevo letto, ma evidentemente in Valle Sabbia si precedono sempre i tempi.

non ho fatto storie, come forse avrei potuto: a che pro?

mi sono accontentato di sentirmi io stesso, non vaccinato, nel mio piccolo, un ebreo espulso dal consorzio dei sani.

però, ditemi: per vaccinarmi devo sottoscrivere una dichiarazione nella quale mi dichiaro consapevole che la vaccinazione ha carattere sperimentale e avviene per emergenza e mi assumo la responsabilità dei guai che mi potranno capitare.

io in verità non li conosco ancora, e neppure credo di essere il solo in questa mia ignoranza: come potrei firmare il falso?

6 commenti

  1. Non devi firmare il falso. Non devi firmare che conosci i guai che potrebbero capitarti in seguito alla vaccinazione, ma che sei consapevole che possono esserci dei guai (imprecisati).
    Ora chi preferisce fare vita da eremita è libero di non vaccinarsi. Benissimo.
    Ma chi vuole partecipare ad eventi di gruppo come una visita collettiva dovrebbe vaccinarsi (vedi anche in merito le recenti dichiarazioni di Mattarella).
    Del resto mi sembra che questa fosse anche la tua posizione in blog precedenti.

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    • non ho cambiato idea sulla necessità che chi si non si vaccina si auto-escluda dalle manifestazioni collettive di vita sociale – anche se sto per partire per una camminata di gruppo all’aperto sulle montagne qui attorno.
      e continuerò a farlo.

      ma qui in concreto si trattava di una visita guidata per 10 persone all’interno di una chiesa di medie dimensioni e credo che la mia presenza fosse ragionevole, anche perché, se volessi andare a messa nella stessa chiesa, il Green Pass non mi viene chiesto.

      comunque, non ho protestato, ma sottolineato l’eccesso di zelo per cui si chiede il Green Pass per entrare in una chiesa per motivi culturali ((mentre non lo si chiede se lo si fa per motivi religiosi).

      per fortuna siamo d’accordo, vedo, che questo tipo di vaccini non venga imposto per legge.
      sulle dichiarazioni di Mattarella ho esposto le mie forti riserve: https://corpus2020.wordpress.com/2021/07/28/28-luglio-tendenze-invariate-ma-si-sbilancia-mattarella-i-morti-da-covid-2020-2021-352/

      siamo davanti al rischio evidente di un clamoroso fallimento della terapia vaccinale nelle forme adottate dall’Occidente (salvo la vituperata Inghilterra che lo ha combinato col lockdown) e si moltiplicano i tentativi di darne la colpa esclusiva a chi non si vaccina.

      sulla tua obiezione principale, a me pare che se mi si chiede che mi assuma la responsabilità dei guai che mi potranno capitare, mi si chiede implicitamente anche di conoscerli; ma tu dici che invece è la domanda di una cambiale in bianco. be’, non firmo neppure questa.

      una cara amica, operata di tumore al polmone, rifiutò la chemioterapia successiva ed è morta quasi due anni fa: sapeva quello che faceva e il rischio che correva; ha vissuto due anni leggeri in cambio della rinuncia ad una terapia che le avrebbe allungato la vita di qualche mese, ma ben difficilmente gliel’avrebbe salvata.
      è una scelta che si poteva condividere oppure no; io cercai invano di indirizzarla ad altre terapie, ma quando si decise a farlo era oramai troppo tardi. però è stata una scelta consapevole, che non mi sento disapprovare.

      credo che di fronte a qualunque terapia ci si debba porre con uno spirito simile, confrontando con i rischi del farmaco gli altri rischi (però molto limitati per chi di vaccina, perché è sano).

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      • Tralascio a altri aspetti, pur fondamentali: “Il consenso informato ha lo scopo di sensibilizzare i più al fatto che stiamo tutti collaborando a superare un’antinomia. Es: il medico non può somministrare un farmaco la cui efficacia non sia stata testata in vivo. Il medico non può sperimentare il farmaco sull’uomo. Come se ne esce?”.
        Rimango invece sul cuore della questione. Concordo che (non fidandoti) puoi non volere firmare cambiali in bianco. Altri si fidano di più e le firmano. Tutto ok.
        Ma il passaggio “mi si chiede che mi assuma la responsabilità dei guai che mi potranno capitare, mi si chiede implicitamente anche di conoscerli” secondo me è un corto circuito logico, al quale non sono abituato da parte tua. Ti si chiede di accettare rischi imprecisati, anche per evitare che tu faccia causa a chi ti ha vaccinato. Punto. Non ti si chiede nessuna conoscenza “implicita” dei guai.
        Buona fortuna a chi si è vaccinato, buona fortuna a chi decide di non farlo, comunque del domani ben v’è certezza.

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        • concordo completamente con le tue sagge conclusioni.
          sul passaggio precedente, dove mi accusi di incoerenza logica, hai ragione sul piano formale; ma sul piano sostanziale io partivo dal presupposto che mi pareva scontato che nessuno potesse accettare un rischio fondamentale sulla sua esistenza senza conoscerlo, quanto meno a grandi linee.
          quindi, se mi si chiede il consenso ad un trattamento sanitario (in questo caso vaccinale); il principio generale del consenso informato mi pare che esiga che chi dà il consenso a farlo sia appunto INFORMATO sulle sue conseguenze: cosa che in vaccini sperimentali non è evidentemente del tutto possibile: possiamo verificare, abbastanza genericamente, gli effetti a brevissimo e ora anche a breve termine, ma niente di più.
          poiché partivo dal presupposto che il consenso non potesse essere che informato, ne ricavavo la conseguenza che firmando di accettare il rischio, dichiaravo anche di conoscerlo.
          ma tu sottolinei che il consenso che si chiede al vaccinando non è quello informato, ma un altro, che va aldilà delle ordinarie disposizioni. ma è giusto? si può?
          ma in situazioni di emergenza si può tutto, evidentemente.

          prima osservazione, a questo punto risolutiva: come si esce dalla contraddizione che non consente la somministrazione di un farmaco già sperimentato? in un modo solo, mi pare, sia in teoria sia in pratica: sperimentandolo su persone che accettano pienamente il rischio essendone consapevoli.
          se qualcuno vuole offrirsi per una sperimentazione medica di importanza vitale, chi potrà impedirglielo, o anche soltanto disapprovarlo? c’è anzi qualcosa di eroico in queste scelte.
          così come è eroica(temo quasi sempre senza saperlo) la massa che si rende disponibile per una sperimentazione di massa di un nuovo farmaco e dobbiamo essere tutti grati a chi si vaccina in queste condizioni.
          ma rendere obbligatorio un trattamento clinico sperimentale, no, non dovrebbe essere lecito…

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