il preside e il covid: un gioco di ruolo – 370

titolo entusiasta di Repubblica: Vaccino a scuola, multe ai presidi fino a tremila euro se non controllano.

fatemi fare una premessa: che fine fa la Costituzione che dice che Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. (art. 32): dov’è la legge che rende obbligatoria la vaccinazione contro il covid?

intanto prosegue la trasformazione del dirigente scolastico in sergente, e della presidenza in fureria, per impulso particolare di tutto il filone ex-progressista che si dichiara vaccinista in quanto succube di uno scientismo distorto.

evidentemente al ministero – lasciatemi scherzare – qualcuno ha letto il mio post di ieri con la domanda su cui avrebbe controllato se i docenti hanno il green pass oppure no e sono corsi ai ripari con una velina ai giornali di regime.

brrr che paura, le multe! adesso il preside perde quasi tutto lo stipendio se non controlla; ma chi controllerà che il preside abbia controllato?

(sempre che ce l’abbia, lui, il green pass: come la mettiamo con i sergenti scolastici che non intendono vaccinarsi?)

certamente arriverà un questionario a crocette dalla Direzione Scolastica Regionale, tramite l’Ufficio Scolastico Territoriale (se intanto che sono in pensione non hanno cambiato nome ancor auna volta):

quanti sono i docenti della Sua scuola? quanti hanno il green pass? quanti no? e per quali motivi non ce l’hanno? di salute? indicare i motivi di salute…

mmm, no, questo non è possibile.

piuttosto: sono certificati oppure no i motivi di salute addotti?

medici di base al lavoro, allora… che ammuìna.

obiezione di coscienza, invece?…

mmm, anche questo mi pare difficile domandarlo in regime di privacy e democrazia.

. . .

ma adesso fatemi simulare quel gioco di ruolo che di fatto non svolgo più.

come farà, a sua volta, il sergente scolastico a verificare che il docente abbia il green pass?

la soluzione migliore è che lui stesso faccia un questionario, una specie di autodichiarazione da far compilare al personale…

non vorrete mica che si disponga all’ingresso della scuola, prima dell’inizio delle lezioni, a chiedere ai docenti che entrano di esibire il pass informatico? e a chi non ce l’ha dica: no, Lei in classe non ci va, venga in presidenza con me, che adesso chiamo i Suoi genitori…

oppure non vorrete che convochi personalmente tutte le decine di docenti dell’istituto in presidenza chiedendo il documento?

no, la cosa migliore è un questionario imperativo al personale, con la minaccia di denuncia alla magistratura per le sanzioni penali in caso di falsa dichiarazione (ma come farà poi lui a verificare a sua volta che le dichiarazioni siano vere?).

carte su carte…

. . .

ma immaginiamo che qualche docente o altro dipendente si rifiuti di compilarlo e di rispondere all’indiscreta domanda se sia vaccinato oppure no.

ecco la polvere nell’ingranaggio, che cosa farà allora il sergente scolastico?

segnalerà agli organi superiori l’omissione della risposta, immagino; ma quali sanzioni potrà prendere? le stesse che per chi ha dichiarato di non avere il green pass?

ma se qualcuno che si rifiuta, invece, poi lo avesse comunque?

insomma, adesso la smetto di suggerire i problemi al Ministero perché trovi le soluzioni e di provare a cancellare dalla mia mente le immagini di Full metal jacket, il film di Kubrick.

mi metto soltanto nei panni degli studenti che sghignazzeranno alle spalle dei professori, sperando che Tizio o Caio, i più odiosi, siano degli irriducibili che non si vaccinano, oppure commenteranno dispiaciuti perché proprio il docente più aperto e simpatico verrà messo in quarantena virtuale per sempre, fuori della scuola, perché impuro per definizione, avendo rifiutato di uniformarsi.

l’ultima cosa che è passata per la mente a chi ha previsto questo scenario da caserma è infatti che conseguenze avrà sulla mente dei ragazzi questo rito di convalida, a cui loro peraltro non saranno sottoposti, confermando l’idea che in fondo loro valgono come persone di più degli sventurati che dovrebbero accudirli e sostanzialmente vigilarli.

. . .

ma, un momento, ex-preside bortocal: anche chi non si vaccina potrà avere il green pass, quindi blateri al vento: basta che faccia il tampone.

ogni quanti giorni? e a sue spese?

e poi anche i tuoi colleghi in servizio sono pieni di dubbi e per fortuna li esprimono apertamente; ecco le dichiarazioni a Bresciaoggi di alcuni dirigenti scolastici: «Se non verrà descritta una procedura chiara sugli accertamenti, sulle responsabilità, le parole dei politici resteranno di difficile applicazione». «Potrebbe finire in un nulla di fatto, come con l’obbligatorietà delle vaccinazioni per gli studenti di qualche anno fa. Non potremo certo lasciare in dad il docente con i ragazzi presenti. E come si farà con il tampone per chi non è vaccinato? Dovrà essere continuamente ripetuto? Il mondo della scuola è complesso, non è facile applicare le norme». «Come faremo con i supplenti, dovranno avere il certificato per entrare in graduatoria?»

intanto all’ospedale di Brescia, 15 medici sono stati sospesi per non essersi vaccinati, ma 9 atti sono stati revocati per difetto di comunicazione e solo 6 sono sospesi fino al 31 dicembre; per l’altro personale i sospesi erano 84, ma 21 sospensioni sono state revocate per lo stesso motivo o perché gli interessati avevano diritto all’esenzione, 4 persone si sono vaccinate e 59 dipendenti restano sospesi; e intanto: «Attendiamo di capire come evolverà la situazione. Se le loro posizioni non rientreranno, cercheremo di provvedere alla sostituzione» dice il Direttore delle Risorse Umane; sostituzione che al momento non c’è, con scadimento del servizio.

. . .

quando feci il concorso, anzi i concorsi, a preside – fine 1984 le prove scritte, primavera 1985 quelle orali -, il preside era ancora chiamato così e i concorsi erano differenziati per licei, istituti tecnici e professionali (io feci e superai i primi due tipi); allora andava soprattutto di moda l’idea che il preside dovesse essere un uomo di cultura (magari anche una donna, ma non era importante dirlo chiaramente, l’idea era riassorbita dentro il termine al maschile, perché anche la preside doveva essere maschile, ovvio).

poi, all’inizio del nuovo millennio, i presidi vennero trasformati in dirigenti scolastici (ma gli stipendi non vennero certo adeguati alla nuova definizione e al nuovo ruolo: tutti gli stipendi del personale scolastico italiano sono vergognosamente bassi e la contropartita sta nel disinteresse dello stato per l’effettiva qualità del personale).

i corsi di aggiornamento per la nuova qualifica, compreso quello durato alcuni mesi per il cambio di ruolo, cambiarono drasticamente natura: prevenzione incendi – nel senso letterale del ruolo, non in quello metaforico -, leggi sulla sicurezza del personale nel luogo di lavoro (con gli studenti assimilati a dipendenti), modelli di progettazione molto formalizzati, economia aziendale in senso stretto (considerando la scuola un’azienda pubblica con i suoi vincoli di bilancio, economici e giuridici).

tramontava l’idea che il nuovo dirigente scolastico fosse un uomo che si occupava soprattutto di educazione di adolescenti autonomi nei pensieri e nei comportamenti, che dovesse essere principalmente un coordinatore della relazione didattica tra docenti adulti e allievi in piena tempesta ormonale e che dovesse orientare la vita della comunità scolastica verso relazioni umane corrette e capaci di promuovere presa di coscienza e spirito critico (ovviamente!).

vissi con un certo disagio questa nuova fase, nella quale venivamo periodicamente convocati soprattutto per ascoltare comandanti dei vigili del fuoco che ci spiegavano come dovevamo organizzare le esercitazioni anti-incendio e le operazioni per l’evacuazione dell’istituto scolastico (chiamata orribilmente proprio così!) in caso di terremoto.

sulla utilità delle quali ovviamente non discuto: ma una volta un sisma di terzo grado avvenne ad Iseo, ad una ventina di km dalla mia scuola, e tutto si svolgeva serenamente, considerando anche che l’allarme era stato modesto, e la scossa percepita netta, ma non devastante, e, mentre accompagnavo le classi che uscivano ordinatamente per prendere posto in cortile, seguendo ciascuna il proprio capofila, mi si accostò un ragazzo per chiedermi, con un filo di ansia nella voce: preside, è tutta una simulazione, vero?

l’elemento centrale di tutti quei corsi, peraltro, era la prospettazione delle terribili sanzioni previste in caso di distrazione per qualcuna delle operazioni obbligatorie e l’idea, tutta italiana, che bisognasse rispettarle scrupolosamente e meccanicamente, per evitare pesantissime grane legali.

anche i concorsi per la selezione dei nuovi dirigenti vennero riorganizzati in maniera coerente (e allo stesso modo quelli dei docenti): non più una prova in qualche modo creativa su problemi di gestione della scuola, che risulta poi lenta e faticosa da valutare

(per inciso, la creatività è sempre stata il mio forte, anche se non va confusa con l’intelligenza; comunque in uno di quei due concorsi, nella prova scritta, risultai terzo in Italia per punteggio su 6mila concorrenti (18 pagine di tema!), e la cosa suscitò una certa sorpresa maldisposta negli ambienti dei docenti della sinistra scolastica della mia città, creandomi un istantaneo deserto attorno, alimentato anche da coloro che la prova non l’avevano superata),

ma test scritti, valutabili automaticamente all’istante con adeguate griglie, su un repertorio noto in anticipo di più di 5mila quesiti, da imparare a memoria.

. . .

ma ora, con queste nuove disposizioni, l’evoluzione del preside va più velocemente ancora nella direzione detta all’inizio, come è giusto che sia.

il preside autoritario e sergente, del resto, era la figura dominante anche prima che negli anni Ottanta nascesse l’aspirazione ad un preside di tipo diverso; solo che allora il preside doveva essere autoritario e fascista, oggi deve essere autoritario e vaccinista.

. . .

non so perché, mi viene da aggiungere in coda questa notizia che non c’entra nulla e farei meglio ad utilizzare stasera nel post quotidiano sull’andamento della pandemia: Il vaccino Johnson&Jonshon può provocare disordini della coagulazione del sangue. Il Comitato di valutazione dei rischi dell’Agenzia europea del farmaco (EMA) ha riscontrato una correlazione evidente nell’incidenza dei casi di trombocitopenia immunitaria, la condizione per cui il sistema immunitario attacca e distrugge erroneamente le cellule del sangue chiamate piastrine necessarie per la normale coagulazione del sangue.

però niente paura: continua ad essere efficace e sicuro, la possibilità di disordini della coagulazione del sangue è bassa; e basta scrivere nel foglietto allegato – che ogni vaccinando dovrebbe leggere prima di sottoscrivere che lo sa – che questo non è più «un importante rischio potenziale», ma «un importante rischio identificato», cioè «un evento nocivo per il quale vi è adeguata evidenza dell’associazione con il medicinale in oggetto».

non voglio affatto fare dell’allarmismo: ecco quanto ci dichiarano: Ciò non implica la pericolosità del farmaco, poiché nel complesso il rapporto rischi-benefici rimane appannaggio di questi ultimi. Chi è più esposto a determinate patologie deve avvisare il medico, o deve essere avvertito dallo stesso staff ospedaliero di questo possibile effetto collaterale. La soglia di casi in percentuale alla popolazione vaccinata che va incontro a problemi collaterali di questo tipo rimane comunque bassa. La correlazione accertata costringe alla revisione nel foglio di accompagnamento, tutto qui. 

se poi qualcuno vuole farsi altre domande sulle conseguenze meno visibili di un intervento che su qualcuno produce dei dissesti così evidenti, sappia che i suoi dubbi non sono scientifici, perché nessuno le vede.

. . .

Il Comitato di valutazione dei rischi dell’Agenzia europea del farmaco (EMA) ha anche esaminato i casi segnalati di disturbi mestruali verificatisi dopo la vaccinazione. 

«Finora non è stata stabilita alcuna associazione causale tra vaccini anti-COVID e disturbi mestruali».

quindi, se qualche donna si preoccupa, sarà l’effetto delle mestruazioni.

e con questa battuta volutamente sessista, che potrebbe farmi deferire a qualche futuro Comitato per la verifica del rispetto del politically correct, vi saluto caramente….

16 commenti

  1. Presidi sergenti (sto scrivendo un post sull’argomento) ed effetti avversi dei vaccini (che sorpresa, i farmaci hanno effetti collaterali) a parte, la tua descrizione del preside ideale, e lo dic col massimo del rispetto, mi sembra quella di un abate monastico. Inizi a provare fascinazione per quel mondo, Mauro? Sei già un guru indiano, vuoi diventare anche frate? 🙂

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    • mi sono riguardato il post tre volte: ma dove hai trovato non dico la descrizione, ma anche soltanto un accenno al preside ideale?
      a parte che non saprei davvero come definirlo, in astratto.
      non esiste il preside ideale, esiste il preside abbastanza capace di gestire una determinata scuola concreta, e siccome le scuole sono tutte diverse fra loro, esistono tanti diversi tipi anche di presidi capaci.

      grazie del simpatico sorriso che mi hai strappato col gioco di immagini fra guru indiano e abate del convento… no, l’ascetismo monastico non si addice al preside, a mio parere, anche se, sia come studente che come decente che, poi, come collega, ne ho conosciuti diversi che inclinavano verso questo modello.
      posso dire che la presidenza con me è sempre stata aperta ed un porto di mare, non c’erano orari particolari di ricevimento e mi piaceva molto anche andare in giro per le classi rimaste scoperte (magari anche soltanto per un ritardo del docente) a fare supplenze estemporanee su argomenti scelti dai ragazzi.
      magari adesso recito il gioco dell’eremita proprio perché mi manca questa dimensione della socialità scolastica che è fondamentale per fare di una scuola una comunità viva.

      leggerò il tuo post con grande curiosità; mando il commento in fretta per farti correggere il tiro, se occorre… 😉 🙂 🙂

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      • “che dovesse orientare la vita della comunità scolastica verso relazioni umane corrette”
        Questo è il passaggio incriminato, che mi ha fatto pensare ad un abate medioevale. Ma effettivamente parlavi del preside ideale degli anni Ottanta (le cui caratteristiche, tuttavia, mi sembrava tu trovassi condivisibili).

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        • sì, è vero: ne parlavo come di una visione di questo ruolo professionale piuttosto diffusa negli anni Ottanta (incredibilmente anche sul piano ministeriale) e non come una visione personale, però è vero che la condividevo allora (quanto a riuscire a realizzarla, è altro discorso).
          ma non ha più molto senso parlarne oggi come di una visione attuale, perché è stata completamente superata sia dal punto di visto teorico che da quello molto pratico della selezione del personale, come ho già spiegato nel post.
          il trionfo dell’ideologia del capitalismo dirigista si vede anche dal subentro, a inizio del nuovo secolo e millennio, della prospettiva del dirigente scolastico manager (non si sa bene di che cosa, peraltro, visto che nella scuola non vigono scambi economici diretti).

          be’ effettivamente fu più o meno allora che in effetti io me ne andai in Germania a fare, con la stessa qualifica professionale, in realtà un lavoro completamente diverso, che era quello della promozione della lingua italiana nelle loro scuole e, sotto sotto, anche di certi nostri modelli scolastici (ad esempio sull’integrazione degli studenti svantaggiati)

          sospendo però altri autobiografismi inopportuni, curioso di leggerti.

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            • ho letto e apprezzato il tuo post: https://suprasaturalanx.wordpress.com/2021/08/11/societa-a-responsabilita-limitata/
              la questione l’hai inserita in un contesto più vasto, e ho tratto un sospiro di sollievo per essere stato soltanto sfiorato in un richiamo.

              rispetto ai temi che hai toccato lì, vorrei aggiungere che la figura del dirigente scolastico di oggi è uno snodo tra le direttive e le circolari ministeriali e le leggi, da un lato, e la comunità scolastica dall’altro.
              il preside non è elettivo, come si proponeva all’uscita dalla Resistenza – e lo si voleva eletto soltanto dai docenti. questo dovrebbe consentirgli di prendere posizioni impopolari, quando sono necessarie, e quindi anche la responsabilità delle sue scelte, anche se i suoi poteri reali sono poi molto limitati, visto che per la maggior parte dipende dagli organi collegiali.
              però non dipende direttamente dal gradimento della base, pur se questo a volte può diventare un fattore molto forte e portare anche al suo allontanamento (e io ne so bene qualcosa…).
              quindi siamo di fronte ad una struttura interna del potere nel mondo scolastico che non è direttamente quella parlamentare partitica classica. (per fortuna).

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        • no, no, le procedure di sicurezza per l’evacuazione dell’istituto, da fare almeno una volta l’anno, a rischio di pene severissime per il preside nel caso se le fosse dimenticate, rientravano in due diverse categorie: anti-incendio e anti-sismica (anche se poi erano molto simili).
          quel giovane allievo forse non aveva percepito la scossa; non arrivo a pensare che credesse all’onnipotenza del preside al punto tale da attribuirgli anche la scossa che aveva preceduto il suono dell’allarme che aveva dato il via all’uscita ordinata dalla scuola secondo le procedure…

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          • In caso di terremoto però non è rischioso farsi trovare in centinaia sulle scale tra una scossa ed eventualmente la seguente? Oppure anche per verificare l’integrità strutturale?

            Scappare da un incendio è un conto, ma il terremoto non dovrebbe prevedere il posizionamento delle persone sotto i tavoli e un’uscita graduale per evitare eventuali cedimenti strutturali?

            Sto cercando di salvare lo studente Haha.

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            • vedo che sei già molto esperto e, se ti studi bene i 5.000 item del quiz, potresti anche superare il concorso, visto che l’essenziale lo sai già. 😉

              le procedure che hai descritto vanno applicate nel caso di un terremoto devastante, ma sono superflue per una scossa non troppo forte, dopo la quale si deve lasciare l’edificio per il rischio di altre che seguano, oppure, non sia mai, di lesioni subite dalla struttura.

              l’uscita è comunque graduale perché è prevista una precisa successione delle classi, corridoio per corridoio, e avviene per le scale di emergenza esterne.

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              • Sarà… ma che io ricordi tutte le esercitazioni in cui ho preso parte io negli anni prevedevano l’uscita in massa dalla scuola. Si vede che i miei presidi hanno saltato i corsi… 😀

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                • certo che studenti e insegnanti devono uscire tutti dall’edificio e raccogliersi nel cortile (sperando che ci sia) e ben discosti dall’edificio stesso: nessuno deve restare dentro la scuola, ovviamente!
                  ma non devono uscire tutti assieme accalcandosi, ma seguendo la capienza delle vie di fuga: il piano di evacuazione deve calcolare proprio questi fattori.
                  il piano peraltro non lo fa il preside di persona, ma un tecnico esperto, a cui si affida l’incarico retribuito.

                  si vede che voi facevate esercitazioni per un grande sisma e non avete avuto mai il bene di un terremoto dal vivo: questa non era una esercitazione!

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