10 agosto: i morti da covid 2020-2021, la botta – 378

è dal 5 giugno che non si vedevano 31 morti covid in un giorno in Italia; nessun dubbio che l’epidemia si sta allargando piano piano; è una marcia lenta ma costante; l’opposto dell’anno scorso, dove, a questo punto dell’anno, c’era piuttosto un calo lento, ma costante, con un numero di morti non troppo lontani dallo zero.

10 agosto 2020morti di Covid: 4

10 agosto 2021morti di Covid: 31

lo conferma anche la media dei morti degli ultimi 7 giorni; e siamo oramai al quadruplo dei morti dell’anno scorso:

2020: totale dei morti degli ultimi 7 giorni 44; media : 6,3 (+ 0,2 rispetto al giorno precedente)

2021: totale dei morti degli ultimi 7 giorni 158; media: 24 (+1,4 rispetto ad ieri).

l’impressione che siamo prossimi ad una ulteriore impennata si consolida; però cerchiamo di stare ai segnali contrari che vengono da altri indicatori più aggiornati.

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mio figlio, più convinto di suo padre della bontà della cosa e comunque obbligato per il suo lavoro, si è vaccinato oggi con la seconda dose dello Pfizer e mi racconta una scena che lo ha lasciato perplesso:

un giovane prima di lui ha fatto il test ed ha un altissimo grado di anticorpi, d’altra parte non risulta che abbia fatto il covid; quindi non vorrebbe vaccinarsi (il rischio di reazioni gravi e potenzialmente mortali in questi casi è raro, ma sussiste, e d’altra parte lui risulta già protetto dal virus come se si fosse vaccinato e forse perfino di più); chiede un attestato per il green pass, che gli viene negato: Non abbiamo istruzioni in merito è la burocratica risposta che spegne ogni speranza.

quella che descriveva negativamente Galli ieri.

lui dà in escandescenze, ma questo è Speranza, il nostro inqualificabile ministro della Salute.

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potrei piantarla qui, che mi pare che basti, ma per gli appassionati del tema ecco uno stralcio di un intervento beccato in rete; a me pare molto molto interessante, perché fa il punto chiaro sul rapporto tra vaccinazioni e restrizioni comportamentali; eliminando alcune contraddizioni evidenti del discorso originario, si arriva alla dimostrazione di come, in astratto e in linea teorica, le restrizioni sociali siano un modo di gran lunga preferibile dei vaccini per combattere il virus.

Roberto Weitnauer 30 luglio La vaccinazione di massa, aumenta o diminuisce le varianti? Perché?

I vaccini diminuiscono in un primo tempo la probabilità d’insorgenza di varianti, giacché queste si verificano quando il virus si replica e il virus si replica di meno in presenza di soggetti vaccinati. ma che dire di quel che può succedere in una seconda fase? Siamo sicuri che non possano comparire varianti che superano la vaccinazione e danno poi luogo a tutta una nuova serie di filoni che si diversificano? La vaccinazione di massa, aumenta o diminuisce le varianti resistenti?

Dipende dalla velocità con cui si vaccina. Se si perde tempo la condizione può farsi critica. Stiamo parlando di un fenomeno che si chiama pressione selettiva. Ciò che orienta la selezione deve essere un fattore ambientale. Nel nostro caso quel fattore è costituito dai vaccini. In effetti, questi ultimi modificano l’ambiente nei confronti degli agenti patogeni. Chiaramente, i vaccini pongono un vincolo alla sopravvivenza di un filone virale. Essi alterano quindi le condizioni di selezione che si esercitano su patogeni come Sars-CoV-2. I virus evolvono in modo diverso, a seconda che vi siano o non vi siano profilassi vaccinali. Anche i virus evolvono per mutazioni casuali del loro genoma. Si tratta di eventi rarissimi in ogni replicazione, ma che sul numero stratosferico di contagi e proliferazioni virali risultano infine abbastanza frequenti in una epidemia duratura. D’altra parte, si annovera una porzione molto piccola sul totale delle mutazioni (già rare) che, invece, è risultata vantaggiosa per la discendenza virale. Si tratta di varianti mutate che infettano più facilmente le cellule, oppure che si replicano più intensamente al loro interno, oppure che eludono meglio il sistema immunitario; o altro ancora.

Poco dopo l’allarme pandemico molte nazioni hanno preso provvedimenti restrittivi: il confinamento (lockdown), severe norme comportamentali e, nei paesi più evoluti, un sistema di geo-tracciamento. Quali modifiche accidentali dei virus avrebbero potuto a quel tempo condurre a varianti in grado di superare quegli impedimenti al contagio? Nulla, per superare efficacemente quelle barriere alla diffusione. Sars-CoV-2 è mutato diverse volte e sono insorti ceppi più contagiosi e anche più aggressivi, ma certo non sono sorti ceppi virali capaci di uscire da una droplet e perforare il filtro di una mascherina, di volare in aria da un umano all’altro molto distante o di resistere mesi sulle superfici degli oggetti. In sostanza, i provvedimenti restrittivi non hanno generato una sensibile pressione selettiva.

Ma ecco che poi sono stati introdotti i piani vaccinali. Qui la faccenda è un po’ diversa: alcune varianti hanno qualche relativo successo nel contagiare anche chi è vaccinato. I virus non “bucano” proprio i vaccini, ma hanno dimostrato di poter imboccare quella strada. Nei casi estremi si parla di fuga antigenica, fuga immunitaria, evasione immunitaria o mutazione di fuga (breakthrough infection, immune escape, ecc). Le varianti iniziano a diminuire con i vaccini, ma ne compaiono alcune che sono un poco più resistenti. Le varianti bloccate dai vaccini diminuiscono e tolgono competizione alle varianti nuove resistenti ai vaccini che si diffondono più facilmente. I vaccini liberano il campo a varianti che prima di essi non sarebbero state favorite. Ecco la nostra pressione selettiva. Ci troviamo così nella condizione in cui una variante, che in assenza del vaccino potrebbe non aver avuto particolari probabilità di diffondersi, si trova improvvisamente avvantaggiata. Lo è perché riesce a “bucare” i vaccini, mentre le altre vengono arginate e non proliferano. In sostanza, con i vaccini quella variante ha, come si dice, una maggiore fitness, che, altrimenti, senza vaccini, non avrebbe. Indubbiamente, questo è un problema. Trovarsi con dei virus che nella popolazione riescono a contagiare tanto i vaccinati quanto i non vaccinati non è un gran risultato.

La vaccinazione è utile anche durante un’epidemia, cioè in condizioni di pressione selettiva. Deve però essere veloce. Con più vaccinazioni abbiamo più persone protette da varianti non resistenti, meno varianti resistenti, ma che si diffondono più facilmente e possono prendere il sopravvento. Con meno vaccinazioni abbiamo meno persone protette da varianti non resistenti, più varianti resistenti, ma la cui diffusione è più frenata. Siamo di fronte a due effetti che si contrastano, ma non sappiamo quale prevale.

Finora non si sono manifestate vere e proprie varianti capaci di “bucare” completamente i vaccini. Sono comparse varianti conto le quali il contagio è maggiormente possibile anche tra i vaccinati, ma la protezione contro la malattia grave è al momento assicurata a chi ha fatto la profilassi (non così per chi non l’ha fatta e che oggi è più esposto di ieri). Se dovessero esserci malauguratamente delle avvisaglie di varianti resistenti, occorre tenerle a distanza con le solite pesanti restrizioni comportamentali. Naturalmente, tenere nel tempo tali restrizioni è sempre un problema, anche perché non reggono sul lungo termine.


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