6 settembre, morti da covid 2020-2021: l’ingegnere vaccinato – 422

dopo una settimana in cui il suo cellulare ha dato sempre occupato, riesco finalmente a telefonare all’ingegnere con cui eravamo d’accordo di sentirci a settembre per valutare un ulteriore intervento di consolidamento antisismico della casa dove sto, utilizzando eventualmente i benefici del 110%.

mi spiega che aveva staccato il telefono; “immaginavo – rispondo – ho pensato che fosse in ferie”. ma no, dice lui, è che abbiamo problemi di covid: ha cominciato la bambina, poi mia moglie; adesso i sintomi li ho io; quindi siamo tutti bloccati.

ha poco più di quarant’anni, è un amico di mio figlio, e lui e la moglie sono entrambi vaccinati.

quindi al sicuro dalle complicazioni, almeno, no?

. . .

ieri giornatina di escursioncine all’aperto con figlia and her family, cioè marito e nipotine; e chi ti incontro in uno dei luoghi più suggestivi della Val Sabbia, il santuario dei morti di Barbaine (le foto a presto…)? il mio medico di famiglia.

e lui ne approfitta per farmi un affettuoso mezzo cazziatone davanti a lei sul fatto che non mi sono vaccinato, dandomi anche scherzosamente del crucco… (definizione che mi merito perfettamente, del resto).

ma io semmai mi vaccinerò quando arrivano i nuovi nuovi ultimo modello, mica mi vaccino come tutti col vaccino di due anni fa!

. . .

il 6 settembre segna una conferma della situazione del giorno precedente dei morti covid sia nel 2020 sia nel 2021:

6 settembre 2020morti di Covid: 6

6 settembre 2021morti di Covid: 52

considerando il trend degli ultimi giorni, la conferma stessa potrebbe essere considerata un segnale positivo quantomeno di stabilizzazione:

2020: totale 63; media : 9 (+0,3 rispetto al giorno precedente)

2021: totale 421; media: 60,1  (-0,1 rispetto ad ieri)

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scrive l’amico krammer, in una parte, che anticipo, del suo intervento che ho cominciato a pubblicare ieri:

B. 1. vaccinare i bambini più piccoli è una scemenza. vedo che Fla ha riportato un articolo recente che lo palesa, ma è un concetto biologico di base che vale per qualsiasi agente patogeno. i vertebrati che possiedono un sistema immunitario acquisito (adattivo), quando nascono devono affidarsi esclusivamente al sistema immunitario innato per difendersi. per poter usare quello adattivo devono prima venire a contatto con l’antigene specifico contro il quale si devono armare.
per il sarscov2 siamo in questa situazione vergine: essendo un virus nuovo non viene riconosciuto dalle difese delle persone che non ne sono mai entrate in contatto.
solo quando entrano nel corpo gli antigeni comincia il processo di specializzazione e armamento, innescato dalla risposta immunitaria innata (citochine come gli interferoni).
2. gli organismi vertebrati appena nati sono geneticamente predisposti da centinaia di milioni di anni a difendersi in principio con le sole difese innate, pompandole al limite. i neonati di norma non hanno bisogno di conoscere in anticipo l’antigene per preparare adeguate difese: riescono ad armarsi naturalmente in tempi strettissimi nel momento in cui si introduce il nuovo patogeno, a spese di un enorme consumo energetico. scatenano apocalissi di citochine quando entrano a contatto con un qualsiasi agente estraneo, queste attaccano indiscriminatamente tutto ciò che non viene riconosciuto come proprio (self). inoltre il trambusto fa immediatamente scattare la sirena d’allarme per la preparazione e specializzazione dei linfociti sbattuti in prima linea, a breve si adatteranno ai primi antigeni che incontrano. faccio presente che  gran parte della risposta innata si svolge ancora nelle vie aeree e nei tessuti epiteliali, in bocca, naso, orecchie, occhi, e poi  in gola, nei bronchi e nelle cellule epiteliali dei polmoni.
finchè l’agente patogeno sta “all’esterno del nostro organismo” (anche se fisicamente si trova nella nostra gola) si possono scatenare tempeste di citochine senza causare troppo danno all’organismo.
quando penetra all’interno dei tessuti, la situazione cambia e diventa fondamentale il supporto del sistema immunitario acquisito, con i suoi linfociti e anticorpi.
l’organismo neonato bombarda ogni cosa che si introduce dal naso o dalla bocca con nugoli di interferone, che mettono in allarme il sistema immunitario. buona parte delle esposizioni al virus vengono neutralizzati già nelle fasi aeree prima ancora che il virus sia riuscito ad entrare nei tessuti e cominciare la replicazione virale usando le nostre cellule. in questi casi diciamo che l’organismo, nonostante l’esposizione al virus, non è stato neanche contagiato (e dunque non è contagioso). per certi versi un bambino molto piccolo agisce nei confronti dei microorganismi nocivi esterni come fosse un “filtro vivente” dell’aria contaminata: a fronte di un grosso dispendio di energie, ciò che respira è neutralizzato con efficacia. in tal modo pochissimi agenti patogeni riescono a penetrare fin dentro ai tessuti, e a quel punto il neonato, pur non avendo linfociti specializzati pronti al fuoco, ha una marea di linfociti vergini in allarme rosso che riconoscono gli invasori e si specializzano per il contrattacco: grazie al fatto che la risposta innata ha già decimato la carica di virioni respirata dall’ambiente esterno, la limitata quantità di virus rimanente che penetra nei tessuti non comporta quasi mai complicazioni. i tanti  ed efficienti linfociti vergini hanno quasi sempre il tempo di specializzarsi e contrattaccare prima che con la replicazione virale (a crescita esponenziale) l’infezione diventi dominante causando malattia grave.
3. l’organismo, man mano che cresce viene a conoscenza degli antigeni caratteristici del suo ambiente esterno e si adatta ad essi. per questo motivo la lunga e paziente selezione naturale lo ha predisposto geneticamente a limitare sempre di più nel corso della vita il costoso (e pericoloso) utilizzo del sistema immune innato, per fare invece affidamento sul sistema immune acquisito, più intelligente ed efficiente, ma non altrettanto rapido ad intervenire se non precedentemente istruito.
perciò non è facile prendere un numero e dire: quelli più giovani di questa soglia farebbero bene a non vaccinarsi, quelli più vecchi farebbero bene a vaccinarsi.
4. sicuramente il rischio di malattia grave è irrisoria per un bambino, così che il beneficio del vaccino diventa irrilevante. per contro si moltiplicano i rischi correlati agli effetti indesiderati, che si estendono su un periodo lungo parecchi decenni. è chiaro che vaccinare in questi casi è una scemenza.
ma non è altrettanto facile dire se possa essere utile o meno vaccinare ad esempio un ventenne: dipende da quanto è performante il suo sistema immunitario e dal suo quadro clinico, dalle sue abitudini alimentari dalla sua vivacità sociale.
ritorna invece facile sostenere che è utile e ragionevole vaccinarsi almeno con una dose (se non si è già stati contagiati e guariti dalla malattia) se sei un over60, soppesati pro e contro alla luce delle informazioni attuali. lo ritengo ragionevole già dagli over50 e forse anche dagli over40 se hanno qualche fattore di rischio aggiuntivo.
5. ripeto non parlo in ottica di contenimento del contagio, quello è un effetto secondario che conta poco (anche se non fa schifo), parlo solo di salvaguarda del pericolo di morire a causa del virus, o comunque vedersela brutta.
più si invecchia più si è a rischio, sia perchè l’organismo limita la risposta innata spostando priorità ed energie verso quella acquisita, sia perchè l’organismo in generale invecchiando diviene – statisticamente – più debole ed inefficiente.
anche l’effetto del vaccino cambia a seconda dell’età della persona a cui viene somministrato. un giovane in ottima salute, che probabilmente non avrebbe neanche bisogno del vaccino, vaccinandosi potrebbe proteggersi dalla malattia grave al 90% e mantenere ottimi livelli di protezione per anni (al netto della mutabilità virale: se una nuova variante fosse completamente diversa, non c’è immunità acquisita che tenga, vaccinato o guarito che sia).
viceversa un ottantenne un poco debilitato potrebbe proteggersi dalla malattia grave solo al 70% nel mese successivo ed inoltre, se nel corso del tempo non si ripetono le esposizioni all’antigene che rinfrescano la memoria e riarmano le difese, la protezione degrada più velocemente, anche in pochi mesi.
si producono pochi linfociti di memoria pronti al contrattacco immediato, e quei pochi sono meno efficienti e più vulnerabili. risultato: una volta che il virus è entrato, nonostante sia presente nella lista dei “cattivi” riconosciuti (
o un po’ meno riconosciuti, causa variante) la risposta immediata delle poche cellule di memoria e degli anticorpi in circolo non è sufficiente non solo ad impedire il contagio, ma neanche ad impedire che la quantità di particelle virali entrata nei tessuti si replichi con una velocità maggiore delle nostre difese.

2 commenti

  1. Io continuo a pensare che vaccinare i bambini, e anche le mamme incinta, sia un crimine. Ma non dico nient’altro perché ho appena sentito in TV che una procura sta pensando di accusare i gestori di un sito “no-vax” di sovversione dell’ordine democratico. A questo siamo arrivati… ma prima o poi finirà, e quelli che oggi sono gli ultras dei vaccini domani saranno quelli che più faranno gli indignati. È già successo nel ’46…

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