9 settembre, morti da covid 2020-2021: oltre la stabilizzazione? – 427

per quel che valgono i numeri e sempre che fra qualche giorno non si debba ricalcolare qualche morto da covid dimenticato qua e là, la tendenza della settimana ad una stabilizzazione esce confermata anche dai dati di oggi:

9 settembre 2020morti di Covid: 14

9 settembre 2021morti di Covid: 59

così, mentre l’anno scorso in questi giorni il numero dei morti continuava lentamente a salire, quest’anno sembra stabilizzato, anzi con una lieve tendenza alla decrescita:

2020: totale 79; media : 11,3 (+1,2 rispetto al giorno precedente)

2021: totale 414; media: 59,1  (– 0,5 rispetto ad ieri).

. . .

ma ritorno a Krammer, scusandomi con lui di questa pubblicazione un poco frammentaria: mi scriveva in una mail del 3 settembre, diversa da quella che abbiamo considerato finora, mandandomi questo grafico che mette a confronto la variazione del numero dei morti con quella del numero dei casi:

metto in evidenza subito le sue conclusioni:

vedi, nell’esempio dell’Italia, che nel picco pre vaccino il rapporto decessi / nuovi contagi era uguale al 2,1% (in media 2,1 morti ogni 100 contagi) e si è abbassato nell’attuale “gobba”, visto che non è un vero e proprio picco ma è sufficientemente attendibile, al valore di 0,79%. il che significa che la mortalità post vaccino è scesa di quasi un terzo rispetto alla mortalità pre vaccino. quella variazione ad un terzo del tasso di mortalità è dovuto al 90% almeno dall’effetto della campagna vaccinale, che al 15 agosto era al 67% (57% con 2 dosi).

I valori assoluti di numeri dei contagi e dei decessi, e di conseguenza quello del loro rapporto, potrebbero anche essere molto distanti dalla realtà, sottostimati o sovrastimati. ma ciò non ha alcuna importanza, per ottenere la variazione di mortalità è sufficiente che rimangano costanti le metodologie di rilevamento/conta dei dati. non ci sono motivi per credere che a novembre si facessero molti più o molti meno tamponi di quanti ne facciamo adesso,  o che usassimo nei grandi numeri tipologie di tamponi differenti, o che sia cambiata la conta dei morti oppure che con il picco di novembre ci sia stata una diminuzione delle performance ospedaliere che abbiano causato percentuali rilevanti di decessi in più, così come non credo che oggi si salvano  molte più vita che a novembre grazie all’uso di particolari farmaci.

è sorprendente osservare i grafici delle nazioni, come al variare dei contagi inesorabilmente 1/2 settimane dopo variano anche i decessi con linea che quasi combaciano, anche nelle piccole curve di oscillazione.
guardiamo l’Italia ad esempio: nel pre vaccino, il picco di contagi del 16 novembre è seguito dal picco di decessi 14 giorni dopo, il 30 novembre (l’Italia è uno dei paesi che ha lo scostamento temporale più distante tra i due picchi, come se le persone contagiate cominciassero a star male più tardi, o comunque passa più tempo tra il contagio e il decesso).
invece non abbiamo un picco post vaccino, i contagi dai 6.000 del 9 agosto ai 6.600 del 27 agosto per poi ridiscendere a 6.300 il 31. facciamo una scommessa? i morti nei prossimi giorni continueranno a salire lievemente fino a circa 60 (media settimanale) tra una decina di giorni, e ritorneranno sui 55 di media tra 2 settimane. poi non so, non prevedo il futuro dei contagi 🙂

nota che (lontano dai picchi che ho preso in esame) nelle 3 settimane del periodo natalizio si vede una oscillazione piuttosto strana sulla curva dei contagi, c’è una specie di minimo nel giorno di natale che tuttavia coincide invece con un massimo di decessi arrivato 2 settimane dopo, l’11 gennaio. significa chiaramente che il tracciamento dei contagi è stato più scarso che rispetto agli altri periodi dell’anno, ed i minori nuovi casi identificati nelle festività non hanno corrispondenza con i morti che invece sono cresciuti, anche se non di molto.

possiamo avere una stima piuttosto precisa dell’effetto reale dei vaccini sulla diminuzione della mortalità, usando le dovute accortezze per eliminare dalle variabili l’influenza delle politiche e dei costumi nazionali.
il trucco per calcolare questa percentuale “ripulita” sta nel rapportare – della stessa nazione – il rapporto tra decessi / nuovi contagi in due differenti picchi di contagio: rispettivamente prima e dopo la campagna vaccinale.

il rapporto tra morti e nuovi casi non è condizionato da lockdown, distanziamenti sociali ed utilizzo di dpi, dispositivi di protezione individuale: l’analisi parte dallo step successivo, ma ci sono dei range di validità da considerare.
innanzitutto i paesi che riescono a contenere benissimo i contagi e dunque hanno numeri di morti prossimi allo zero (e contagi sotto il migliaio) non ci danno numeri per analisi statistiche. più numeri ci sono più si possono fare analisi accurate.
con l’ondata della delta tutti i paesi hanno visto crescere i loro numeri ufficiali, solo la Cina ne è rimasta esente ed è riuscita a bloccare il virus (o a nascondere bene le informazioni).
l’ondata incredibile di contagi e di morti è una sciagura ma è il pane per la statistica, e ora c’è pane a sufficienza per tirare conclusioni piuttosto precise.

nel rapporto tra decessi e nuovi contagi parlo sempre di media settimanale, dunque tutte le oscillazioni ed eventuali dati in eccesso o in difetto, corretti per tempo, vengono mediati (se non sono eccessivi, ma se sono eccessivi di solito arrivano anche dopo la settimana le rettifiche, anche dopo molte settimane: vedi il caso della Cina nella prima ondata assoluta, ma anche la Spagna ha dati falsati sulle morti in diversi momenti).

il numero di contagi dipende dal numero di test effettuati e dall’efficacia di questi (i tester non sono tutti uguali e non tutte le nazioni usano gli stessi tipi): durante la prima ondata ovunque i test sono stati molto limitati ed hanno fatto schizzare il rapporto morti/contagi, perchè i contagi non venivano rilevati per la maggior parte.

quindi scartiamo a priori dall’analisi il primo anno di covid, periodo di assestamento in cui tutti i paesi a modo loro hanno trovato la loro “quadra” su quanti tamponi fare, quando farli, che tipologia usare e riconoscere, e come contare i morti. ogni paese ha parametri diversi che li rende tra loro incompatibili: ma una volta assestata la situazione, dopo un anno ogni paese ha trovato il suo equilibrio, la sua “formula” di gestione dell’epidemia. c’è chi non la controlla affatto, ma questi non portano dati e non si possono analizzare. invece chi magari ne conta pochi, e conta magari anche pochi morti e dunque i numeri assoluti saranno molto bassi, lo farà in modo costante nel tempo, anche perchè stiamo parlando di un tempo che varia dai 4 agli 8 mesi. ovvero la distanza temporale tra l’ultima ondata di delta di questa estate, con la campagna vaccinale ormai già in fase calante per molti paesi, e il precedente picco statisticamente rilevante (compreso anche il picco di aprile, pur arrivato con campagna già ben avviata, che risente poco nulla dell’effetto vaccinale salvo per quei pochi paesi pionieri).
parliamo quindi di confrontare, in questo lasso di tempo, il rapporto di mortalità per contagio e verificare se questo è più o meno cresciuto tra prima e dopo la campagna vaccinale.

un altro fatto che altera il rapporto di mortalità è ovviamente l’efficienza di ospedalizzazione che varia da paese a paese: ma anche in questo caso, all’interno dello stesso paese in questi pochi mesi è naturale aspettarsi che si continui a ricoverare allo stesso modo, con la stessa efficienza e le stesse risorse. rimane quindi costante tra il picco pre vaccino e quello post.
il modo di contare i morti resta lo stesso: se ne contano pochi, continuano a contarne pochi. e se fanno pochi tamponi ma li fanno sempre allo stesso modo, anche questo resta costante.
rimane pochissimo che possa inficiare la stima della diminuzione (o aumento) della mortalità.
una cosa ad esempio è la crisi sanitaria. in Russia ad esempio i le curve dei decessi rimane lineare (altissima) da parecchio anche se il numero dei nuovi contagi continua a diminuire, segno che stanno attuando delle deboli politiche di contenimento, ma ormai la sanità deve essere al collasso, io lo interpreto così.
dei riconteggi sui morti pubblicati a posteriori ho già detto, non ci sono molti paesi con spike eclatanti, le curve sono quasi sempre omogenee. invece capita di trovare dei picchi di contagi a cui non seguono minimamente un aumento dei decessi, che resta costante o cresce ma di pochissimo. la spiegazione che mi do in questi casi è che in quei picchi di nuovi contagi ci sia di mezzo un aumento  temporaneo dei tamponi effettuati, magari in concomitanza delle vacanze: l’UK, ad esempio, ha un picco clamoroso puntualmente mirato tra il 1 luglio ed il 15 luglio che non ha praticamente riflesso sull’aumento dei morti. non c’entrano niente i vaccini in questo, la curva dei decessi aumenta in modo assolutamente costante ed anche la curva dei contagi subito dopo il 15 luglio si riabbassa e sembra riprendere il ritmo di crescita che aveva fino al 1 luglio. secondo me è cambiata la regolamentazione sui test in quel periodo, non riesco a spiegarmelo altrimenti. non ci sono molti altri casi lapalissiani come questo.
tutti questi picchi naturalmente non possono entrare nell’analisi perchè falsano i risultati: le regole di rilevazione contagi/decessi non devono cambiare nei due picchi analizzati. si vede comunque che salvo rare eccezioni queste non cambiano in nessun paese, i dati sono per lo più puliti.

il problema più che altro è che manca in alcuni casi un picco rilevante post vaccino su cui fare il confronto, se si usano “picchi” con 10 decessi e 1000 contagi  è chiaro che la stima perde molto di precisione, pur restando indicativa. in alcuni casi però il picco non c’è proprio  negli ultimi 3 mesi estivi per qualche paese, e tocca usare i dati di una linea piatta. in quel caso si perde di precisione, il rapporto di mortalità per contagio può non essere è lo stessa tra un momento di picco di contagi e uno di contagi costanti. anche in questo caso comunque se i numeri sono sufficientemente alti la stima rimane discreta.
quello che inficia di più i dati è dover utilizzare non un picco al suo apice, per calcolare i risultati, ma una parete del picco, in salita (contagi in aumento) o in discesa (contagi in diminuzione): in tal caso per trovare il numero di contagi rispetto ai morti non basta leggere il valore del picco oppure leggere il valore della retta costante, ma bisogna prendere un valore della curva pendente che deve essere spostata di un numero variabile tra 14 e 7 giorni (il tempo medio che segue dal picco dei contagi al picco dei decessi, ovvero il tempo medio in cui una persona muore dopo essersi contagiata). questo dato cambia un poco da paese a paese, ma se la curva è pendente prendere il valore 2 giorni prima o 2 giorni sul grafico dopo può cambiare anche del 10-20%. in questi casi le stime sulla diminuzione della mortalità tra prima e dopo la campagna vaccinale perdono molto di esattezza.

in effetti sono pochi i paesi che rimangono che hanno dati apparentemente puliti, secondo tutti questi criteri che ho elencato.
sono Cile, Sud Corea, Marocco, Messico, Colombia, Tunisia, Iran, Bangladesh ed Iraq. purtroppo non ci sono paesi europei (tra quelli che ho analizzato, ho preso solo i più grossi) perchè per il periodo post vaccino o non avevano alcun picco e dati di mortalità quasi azzerati, oppure sono attualmente nel pieno del picco e dunque tocca prendere la curva in pendenza, io come riferimento ho preso i dati dei contagi di 10-12 giorni prima rispetto al valore massimo odierno dei decessi (in ascesa ovviamente, se aumentano anche i contagi).
è sorprendente osservare i grafici delle nazioni, come al variare dei contagi inesorabilmente 1/2 settimane dopo variano anche i decessi con linea che quasi combaciano, anche nelle piccole curve di oscillazione.


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