nessuno ce lo Chiese – 435

Nessuno ce lo Chiese è il titolo geniale di una canzone che Luca Rassu ha dedicato alla decisione del governo attuale di costruire i due depuratori degli scarichi fognari del Garda bresciano appunto sul fiume Chiese, a Gavardo e a Montichiari.

scavalcate così non soltanto le decisioni del Consiglio Provinciale di Brescia, competente per legge nella sua veste di Ambito Territoriale Ottimale (ATO), e la sua indicazione di costruire un solo depuratore a Lonato del Garda.

ma scavalcate anche le colline moreniche che circondano il Benaco attorno a Salò, prevedendo di riversare qui quella parte depurata di rifiuti dell’alto Garda bresciano, che attualmente finisce nell’emissario naturale del lago, il Mincio, tramite una condotta sublacuale che li porta sulla riva veronese.

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destino ingrato quello di questo fiume Chiese, che attraversa una valle di poco peso politico ed è stato sottomesso alle esigenze economiche delle comunità circostanti fin dall’inizio del Novecento, quando il lago d’Idro formato appunto dal Chiese venne trasformato di fatto in artificiale e regolamentato, con la costruzione di una condotta che ne porta le acque alla centrale elettrica di Carpeneda, a Vobarno.

ma vane risultarono già allora le proteste locali degli abitanti delle rive del lago, che del resto non sono finite neppure dopo più di un secolo.

quella scelta consente tuttora anche di regolarne il livello in funzione delle esigenze di irrigazione della Bassa bresciana orientale, almeno fino a che sopravviveranno i declinanti ghiacciai dell’Adamello che lo alimentano, ma sacrifica i livelli del lago intaccandone l’equilibrio biologico.

(è appunto di queste ore l’allarme per l’abbassamento – provocato – di un metro del livello del lago, che ne sta mettendo a rischio l’ecosistema).

ma l’impoverimento del flusso delle acque conseguente alla crisi climatica rende, già ora, d’estate, il fiume Chiese il fantasma di se stesso; e la sua crisi ecologica, già manifestata dalle grave epidemia di polmoniti dell’estate 2018 col suo migliaio di casi e i suoi morti per legionella, verrà certamente aggravata da questa decisione.

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tuttavia parecchio si sta muovendo in direzione ostinata e contraria:

la manifestazione di protesta di sabato scorso

l’ascolto delle proteste da parte del vescovo, il quale ha voluto ricevere una delegazione dei movimenti contrari, ed è una mossa politica dal significato preciso che schiera la Chiesa bresciana al loro fianco

l’interrogazione dei Verdi sul caso alla Commissione Europea, con la contestazione della nomina da parte del governo di un commissario straordinario, per potere scavalcare la legge come appunto è stato fatto.

il ricorso al TAR di sindaci della zona contro la nomina del commissario, per violazione dell’articolo 120 comma 2 della Costituzione (in attesa evidente di finire davanti alla Corte Costituzionale):

Il Governo può sostituirsi a organi delle Regioni, delle Città metropolitane, delle Province e dei Comuni nel caso di mancato rispetto di norme e trattati internazionali o della normativa comunitaria oppure di pericolo grave per l’incolumità e la sicurezza pubblica, ovvero quando lo richiedono la tutela dell’unità giuridica o dell’unità economica e in particolare la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, prescindendo dai confini territoriali dei governi locali. La legge definisce le procedure atte a garantire che i poteri sostitutivi siano esercitati nel rispetto del principio di sussidiarietà e del principio di leale collaborazione.

nessuno dei casi previsti riguarda evidentemente questa decisione, e pertanto il punto di riferimento costituzionale fondamentale rimane l’art. 117 che non attribuisce al governo nessuna competenza in questo campo, salvo quella di fissare criteri generali per la protezione dell’ambiente e dell’ecosistema.

depuratore del Garda, uranio impoverito, Green Pass ed ebrei del Quattrocento in Val Sabbia: cronache locali – 354

ed è veramente paradossale che il riferimento contenuto nell’articolo venga usato proprio per lo scopo opposto e per attaccare l’ecosistema di una zona del territorio che ha meno peso politico ed elettorale di una zona contigua che viene autorizzata con questo a scaricare i suoi problemi altrove.

insomma la questione rimane aperta: la solita arroganza decisionista del centro, questa volta nel suo aspetto draghesco, la solita incapacità strutturale delle nostre classi dirigenti di agire in quadro di trasparenza e legalità stanno ponendo le basi di una situazione caotica e confusa e di una possibile paralisi del progetto, che viene palesemente portato avanti in un quadro di illegalità sostanziale.

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è possibile che le istituzioni di questo paese alla fine avvallino il sopruso, visto che sono abituate a farlo, ma è più che probabile che ci vorrà del tempo e che intanto questo generi un contenzioso capace di rallentare pericolosamente la soluzione di un problema oggettivamente grave, come il logoramento della condotta sublacuale che attualmente gestisce gli scarichi del lago di Garda.

poi ben pochi però hanno il coraggio di dire che questo è sopraffatto oramai evidentemente da uno sviluppo turistico ed edilizio lasciato volutamente incontrollato e condotto aldilà dei suoi limiti di sostenibilità ecologica.

e che è urgente un blocco delle costruzioni di residence e doppie case che sono la radice ultima della crisi attuale, con buona pace della inconsapevole buona borghesia benestante che ne ha devastato le rive.

eccole trasformate in una variante di periferia urbana residenziale di lusso, fondata sulla bellezza dei panorami da guardare dalla finestra e delle nuotatine da fare nelle vasche piscinali, ma anche nella produzione di abbondanti liquami umani estivi che non si sa fare altro che traslocare.

un blocco assoluto di nuove costruzioni nella zona e l’autorizzazione di semplici ristrutturazioni dell’esistente sarebbe il primo provvedimento da prendere per tentare di salvare, se ancora si può, un territorio ampiamente devastato e prossimo al collasso ambientale.

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