ancora a proposito dei draghi – 440

la crisi della democrazia parlamentare classica è evidente in tutto il mondo, anche se in alcuni paesi essa sopravvive ancora come involucro formale nell’apparenza delle istituzioni.

ci sono forme aperte di dittatura, come quella saudita o egiziana, tipiche soprattutto dei paesi islamici; altri poteri di fatto talmente autoritari da essere semi-dittatoriali, come quelli di Putin o di Erdogan, esercitati con ampio ricorso alla repressione dei non allineati, ma sostenuti da un consenso prevalente; altrove è stata l’evoluzione stessa delle istituzioni parlamentari a condurre a forme di potere di fatto autoritario, come nel Brasile di Bolsonaro o nell’India di Modi; altrove vi sono forme diverse di definizione del potere, come nella Cina di Xi Jinping, che tuttavia ha assistito ad una eguale forte inclinazione autoritaria.

ma altri tipi di storia costituzionale ammettevano già forme molto forti di concentrazione del potere, sia pure democraticamente scelto: come nel Regno Unito ieri della Thatcher oggi di Johnson, nella Francia della quinta repubblica presidenziale, oggi retta da Macron, o negli USA di Trump e Biden.

rimangono oggi delle eccezioni i paesi dove il potere è rimasto espresso soprattutto da equilibri di tipo parlamentare, concentrate sostanzialmente in Europa: la Germania, che tuttavia ha visto al potere per 16 anni la Merkel, la Spagna, l’Italia e diversi altri stati minori, ma tutti caratterizzati da una forte instabilità politica e da una globale inefficienza gestionale con l’eccezione tedesca.

. . .

ora anche in Italia la situazione è cambiata, da febbraio, dall’avvento al potere del nostro drago nazionale.

anche noi siamo diventati un paese con un leader forte e decisionista, dal forte profilo anche internazionale.

e tutti – o almeno molti – avvertiamo con particolare sensibilità i rischi di una gestione troppo personale del potere.

la personalizzazione del potere ha delle vistose controindicazioni, che ben sapevano chi scrisse (invano?) la nostra Costituzione; e l’uomo solo al comando ha sempre il peggiore dei suoi nemici in se stesso: la paranoia del potere lo insidia, la perdita del senso del limite lo tallona da vicino.

il capo diventa facilmente la caricatura di se stesso e la rassegnazione torpide delle masse lo illude sulla sua onnipotenza.

c’è dunque qualcosa che ci ricorda non solo l’ascesa di Cesare, il modello storico ineguagliato della formazione di ogni potere personale forte, ma anche le spaventose convulsioni dell’impero romano nelle sue lotte sanguinose di corte, nei deliri di grandezza, negli eccessi degli imperatori.

tutto vero. ma la democrazia, e peggio ancora la sua caricatura partitocratica, lasciano ben pochi rimpianti.

. . .

la politica ha assunto una faccia nuova: il leader vagamente autocratico e decisionista, con la sua capacità di scegliere in fretta e il suo potere di mettere effettivamente in opera quel che decide, non va più valutato per la limitazione della democrazia e l’emarginazione del dissenso critico – tutti elementi che anzi le masse apprezzano -, ma per la qualità nel merito delle decisioni che prende.

inutile mettere in evidenza gli elementi di antipatia personale (raramente il dittatore è simpatico, ma piace proprio anche per sua durezza e disumanità).

dobbiamo confrontare il nostro personale drago italiano con gli altri draghi in giro per il mondo.

l’ascesa dei draghi ci dice che le diverse nazioni del mondo si sentono sempre più in pericolo e desiderano un capo che sappia essere duro e anche brutale.

ci si aspetta che in questo modo sappia difenderci meglio dagli altri, in un mondo che sta diventando per noi sempre di più un luogo pericoloso nel quale vivere.

la politica è cambiata perché le aspettative dell’umanità sanno cambiando.

. . .

il drago è un drago, nessuno gli rimproveri di essere tale; l’importante è che difenda la contrada e che non richieda sacrifici umani.

l’importante è che sputi fuoco vero e che non ci sia nessun San Michele o nessun Ruggiero capace di sconfiggerlo.

ma se si tratta invece di liberare Angelica?

allora tutti si scopriranno nemici del drago, che hanno osannato fino ad un minuto prima…

8 commenti

  1. “il drago è un drago, nessuno gli rimproveri di essere tale; l’importante è che difenda la contrada e che non richieda sacrifici umani.”

    Impossibile non pensare al Leopardi della Ginestra (parafraso): l’umanità che si odia è come l’esercito circondato che volge le armi contro se stesso.

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    • sì, eccolo:

      Ed alle offese
      dell’uomo armar la destra, e laccio porre
      al vicino ed inciampo,
      stolto crede così, qual fora in campo
      cinto d’oste contraria, in sul più vivo
      incalzar degli assalti,
      gl’inimici obbliando, acerbe gare
      imprender con gli amici,
      e sparger fuga e fulminar col brando
      infra i propri guerrieri.

      rileggo e mi domando come mai Leopardi sia stato considerato pessimista. infatti prosegue, con pieno spirito illuministico (o pre-marxiano):

      Così fatti pensieri
      quando fien, come fur, palesi al volgo,
      e quell’orror che primo
      contro l’empia natura
      strinse i mortali in social catena,
      fia ricondotto in parte
      da verace saper, l’onesto e il retto
      conversar cittadino,
      e giustizia e pietade, altra radice
      avranno allor che non superbe fole.

      non ha nessun dubbio (come Marx) che la diffusione di una visione atea e materialistica della vita potrà ri-condurre – dice così – la vita sociale nei binari della giustizia.

      verrebbe da dire che anche Leopardi era un illuso.

      ma grazie mille della citazione più che opportuna! e alla quale non avevo certo pensato…

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