ho sognato un post – 439

in un momento nel quale i post ho poca voglia di scriverli, ecco che allora uno di loro viene a visitarmi nel sonno.

ma il paradosso è che il post che ho sognato conferma la sensazione acuta dell’inutilità del pubblicare, che è poi il motivo principale della mia attuale svogliatezza, non del tutto eccezionale, ma così rara: se ne sono stati altri di momenti di silenzio della scrittura nella mia vita e a volte anche ben più lunghi, ma per motivi ben diversi, come, ad esempio, l’eccesso dell’esigenza di vivere le cose piuttosto che scriverle; ora invece questa pagina bianca interiore nasce da una demotivazione che non trova nome; e non è pagina bianca delle cose da dire, perché la mia mente troppo ribollente continua a produrne, ma una pagina bianca della voglia di dirle, che è come dire la voglia di scriverle, e non so bene da che cosa nasca.

. . .

il sogno era indubbiamente molto più ampio, ma la censura freudiana dei sogni ha cancellato tutto, tranne un frammento, perché io non potessi riconoscere qualche me stesso che non sta bene che io sappia di essere, ed ha lasciato in vita nella memoria postuma consapevole soltanto una specie di flash.

ci sono io a fianco di una vaga presenza femminile senza corpo, e posso ben immaginare chi sia, da sveglio, anche se non è detto che questa identificazione sia vera.

e sono in un luogo indeterminato, ma che ben potrebbe essere il mio soppalco dei libri della mia casa di adesso, se solo lo immaginassimo più alto e più libero ed aperto.

lo identifico così, perché questo luogo sembra avere un pavimento chiaro, quindi di listelli di rovere, come lì, e in ogni caso è un ambiente attraversato da una lice quieta e irreale, che ha la capacità di rendere tutto lucidissimo.

e io sono probabilmente accovacciato, anche se la posizione non conta, e potrei essere anche in piedi, e tengo tra le mani quello che non posso definire come un libro, ma un rimasuglio di libro, come in effetti ce ne sono diversi in un angolo di quel deposito dei miei libri.

soprattutto, in quello scaffale appunto ad angolo, dove ho raccolto i miei vecchi libri dell’infanzia, che comprendono anche dei libri dell’infanzia di una generazione precedente alla mia, di epoca fascista, che regalò ai miei per me chissà chi, e alcuni si sono squinternati, altri totalmente disfatti.

. . .

in questo stato sono anche le pagine ingrigite che sfoglio nel sogno, di un volumetto che potrebbe essere, per come appare, della serie di primi tascabili economici che pubblicava la casa editrice Sonzogno a fine Ottocento, per provare a dare, se qualcuno mi sta leggendo e non si è ancora stancato, la percezione che vorrebbe essere esatta di quale aspetto avesse; ma mi rendo conto che nessuno, tranne me, può avere un’idea di come fossero questi libri perché ne conserva ancora qualcuno nella sua biblioteca costretta in un soppalco.

peraltro quelle pagine nel sogno non sono certo di un libro per bambini, e forse neppure di un romanzo, ma è difficile dire di che cosa si tratti, dato che hanno perso titolo e copertina e alcuni dei fogli che restano si sono staccati dal corpo del libro.

e io li sfoglio, e li leggo anche; ma adesso la censura dei sogni non mi permette di ricordare che cosa ci fosse scritto, anzi temo che, per prudenza, non abbia neppure permesso che io li leggessi neppure nel sogno: solo parole staccate.

ma mentre giro le pagine, alcune si staccano ulteriormente dal corpo del libro, come se volessero diventare le foglie della sibilla.

quel che riesce a passare attraverso il rito doloroso del risveglio è soltanto una immagine così viva e nitida di quei fogli, che ho perfino l’impressione assurda che, volendo, potrei decifrare ancora che cosa ci sta scritto.

. . .

e io allora dico a quella presenza muta e sfuocata, e questa frase è incompleta, certamente: vedi perché è così inutile pubblicare.

e sto per dirvi che non ricordo altro e che la porta della memoria si è chiusa, e invece no, si riapre proprio in questo momento, e mi lascia aggiungere quel che aggiungo: e pensare che c’è tanta gente che considera così importante farlo.

ma adesso una specie di lapsus mi stava facendo scrivere: c’è tanto tempo che….

come per dire che io stesso per tanto tempo l’ho considerato centrale.

e rimane non detto, ma è una appendice essenziale del sogno il senso acuto della vanità dell’esistenza stessa che il libro vorrebbe raccontare.

. . .

è del tutto chiaro che quelle pagine sgualcite sono soltanto la metafora di un vissuto ancora più consumato e reso vano dal gioco crudele del tempo.

è questo il post che per paradosso mi ritrovo addosso, da scrivere, nel momento in cui il sogno cede al risveglio.

è ancora notte, l’alba non si è ancora annunciata, attorno domina il silenzio nel quale indubbiamente il tasso va mangiare le mele cadute dall’albero, qualche faina tenta di strozzare di nuovo una gallina entrando nel pollaio, i topi rubano le uova e il gatto nero dorme accucciato ai piedi del letto; e nessuno di loro, beati, si sveglia per scrivere un post dettato da un sogno.

un post senza senso, nessun dubbio, un post che si parla inutilmente addosso.

ma da lui nasce un nuovo post senza senso, quello che sto per pubblicare, in barba al sogno.

il sogno mi ha spiega il significato del mio silenzio di queste ore, così evidente che proprio non riuscivo a capirlo.

e io lo sto dicendo in un modo che sia chiaro soltanto per me.

. . .

un’ora è passata scrivendo, ora l’alba dà i primi cenni di nuovo, una luce cilestrina preannuncia una giornata grigia; infatti il cielo è pesantemente nuvoloso (ma stavo per scrivere religioso).

ma, nel momento stesso in cui apro la finestra su questo panorama opaco, un gallo canta.

2 commenti

  1. Non conosco forma più estrema di striptease che pubblicare un sogno …
    Ho letto da qualche parte che quando si racconta il proprio sogno a qualcuno, quel sogno riguarda anche questa persona. Il post, quindi, riguarda anche tutti noi, tuoi lettori.

    Solo per questo, mi sento di dire la mia: è un naturale cambio di passo.
    Come lettori in rete siamo in molti ad avere la mente ingolfata, troppo piena.
    Per contro, chi scrive prova spesso la tendenza ad ammutolire.
    Tutto scorre, sì ma il ritmo non è sempre uguale

    "Mi piace"

    • striptease questo? 😉
      anni fa Luisa Ruggio, blogger bravissima a scrivere, poi diventata anche ufficialmente scrittrice, tenne per un anno e mezzo un blog che ora non ricordo più come si chiamasse – ah, ma mi aiuta la memoria digitale: taccuinonirico.blogs.it -, dove raccontava splendidamente ogni giorno almeno un sogno della notte prima; ed era incredibile la ricchezza con cui li raccontava.
      la piattaforma blog si è auto-cancellata e io non so che fine abbia fatto quella raccolta sbalorditiva per me che normalmente non ricordo i sogni.

      però mi sembra evidente che chi racconta un sogno a qualcuno vuole dirgli che quel sogno, in qualche modo lo riguarda, e questo sogno certamente riguarda anche coloro che davvero mi leggono.

      la tua risposta è molto utile, aiuta a normalizzare il vissuto e il malessere del vissuto. grazie.

      Piace a 1 persona

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