cercare le risposte. Helgoland 1: Zukav e e Ledermann – 457

c’è un passo molto intrigante nel libro di Leon Ledermann, La particella di Dio. Se l’universo è la domanda, qual è la risposta? alle pagg. 204-206.

come si vede dal titolo, io preferisco parlare di risposte, al plurale, perché sono arrivato a questa conclusione, che le risposte sono molte, riflettendo appunto sul senso di farsi domande sull’universo (o sugli universi) da parte dell’uomo comune: un senso che appare del tutto perduto.

perché nessuno di noi è in grado davvero di arrivare anche soltanto ad un’ombra di comprensione vera; il senso dell’universo è stato sequestrato dietro un groviglio impenetrabile di formule matematiche e di concetti limite dai fisici di professione – che peraltro riescono benissimo a nascondere di non averne nessuna idea neppure loro.

la loro idea vera dell’universo sta in quelle formule inaccessibili che servono appunto a nasconderla; perché non dice altro che l’universo non ha alcun senso (nel senso umano dell’espressione), oppure che se per caso ne avesse uno, non è cosa per bipedi.

. . .

naturalmente la stragrande maggioranza dei bipedi medesimi vive saggiamente ignorando questo tipo di domande: il mondo circostante è abbastanza interessante oppure fin troppo difficile, per sprecare energie mentali non a goderselo oppure a cercare di sopravvivere, ma a farsi domande senza senso sul suo senso.

non basta il qui ed ora che stiamo vivendo?

ma se a qualcuno non basta, perché andare oltre le favole delle religioni?

un paio ci promettono il paradiso dopo la morte ed un giudizio individuale con tanto di resurrezione della carne, per un’eternità di felicità, rigorosamente asessuata per i cristiani, invece più carnale per gli islamici che lo riempiono di vergini per i credenti (senza chiedere il parere alle medesime, peraltro).

un altro paio ci destinano ad un ciclo di reincarnazioni, dove peraltro perderemo la memoria del passato che siamo stati.

animismi più antichi ci lasciano girovagare tra gli ambienti che ci sono noti, in veste di spiriti, non sempre benevoli, e comunque quasi sempre sfuggenti all’osservazione dei vivi, su cui pure potremo influire non visti.

la filosofia laica ci promette il grande sonno del nulla, simile a quello che ha preceduto la nostra nascita, per questo lampo vissuto di uno sguardo su un frammento insignificante del tutto, che a noi sembra il Tutto.

ed allora perché andare oltre alla scelta di uno dei prodotti di questo variegato repertorio di possibilità di fede?

l’ostinata ricerca di una comprensione altra non è di per se stessa il segno di una arroganza da compatire?

. . .

può essere, ma è inutile dire al prepotente – in questo caso, mentale – di non esserlo.

ed il senso della ricerca per il prepotente mentale consapevole non è quello di trovare una risposta valida in assoluto alla domanda rappresentata dall’universo, perché questo ci è negato, ma una risposta per noi, una che acquieti la ricerca un poco angosciosa.

in questo senso eccomi di fronte alla domanda universale di Lederman e anche ad una sua osservazione particolare.

. . .

si tratta della famosa esperienza della doppia fessura contro la quale si lanciano degli elettroni e del loro diverso comportamento nel caso in cui solo un lato della fessura sia aperto oppure entrambi: nel primo caso l’elettrone si infila religiosamente nella sola fessura aperta, nel secondo, pur essendo uno solo, sembra passare attraverso tutte due le fessure.

Gary Zikav, nel suo libro I maestri Wu Li che danzano, si chiede come faccia l’elettrone a SAPERE se le due fessure sono aperte oppure no, per DECIDERE il suo comportamento.

ma Ledermann deride questo modo di porre il problema, che attribuisce all’elettrone dei comportamenti umani.

in realtà qui è in gioco soltanto il principio di indeterminazione: noi non possiamo sapere per quale delle due fessure sia passato l’elettrone, perché se cercassimo di saperlo, interverremmo con la nostra osservazione sul fenomeno stesso, modificandolo.

a questi livelli di profondità subatomica l’osservazione stessa è un fattore in gioco.

e dunque, non potendo rispondere a questa domanda, dobbiamo ammettere che la realtà profonda è probabilistica.

non ha senso parlare di un elettrone reale che passa necessariamente per una delle due fenditure; non ha senso applicare alla realtà sub-atomica le categorie del nostro mondo complesso.

l’elettrone non è reale allo stesso modo degli oggetti della nostra vita quotidiana.

l’elettrone è soltanto un’onda di probabilità, che può concentrarsi, in determinate circostanze, attorno ad un nucleo di probabilità più forte, che allora noi chiamiamo realtà.

. . .

Zukav invece delira affermando che gli elettroni “sembrano essere capaci di elaborare informazioni e di agire di conseguenza”.

rieccoci al problema delle fake news in ambito scientifico, sembra dire Ledermann, che tuttavia sfugge – a mio parere – a sua volta al nucleo del problema.

se l’elettrone si comporta comunque in un modo davanti ad una sola fenditura aperta e passa inequivocabilmente attraverso quella, mentre si comporta in maniera totalmente diversa davanti alle due fenditure aperte, perché in questo caso lascia indeterminato e indeterminabile per l’osservatore attraverso quale delle due è passato e perché proprio attraverso quella, eventualmente, allora il problema della sua differenza di comportamento rimane aperto.

ed è evidente anche che esso sembra determinato da una qualche forma di consapevolezza del contesto in cui l’esperimento di svolge, come dice Zukav, appunto.

ma se la risposta di Zukav che attribuisce la consapevolezza all’elettrone è fiabesca, quella di Ledermann è insufficiente.

se non possiamo attribuire all’elettrone la consapevolezza della differenza delle due situazioni, evidentemente!, non possiamo neppure negare, come fa Ledermann, che questa consapevolezza gioca un ruolo nell’esperimento.

ma l’unico che può avere questa consapevolezza – venite giù dal fico sia Zukav che Ledermann! – è l’osservatore.

. . .

dal che il vostro uomo comune, il vostro pan sapiens non mathematicus, nella forma di bortocal qui presente, deduce la più ovvia delle conclusioni: che è l’osservatore che in qualche modo determina il comportamento dell’elettrone, non materialmente nell’osservazione, ma nella sua raffigurazione mentale.

che è come dire che qui abbiamo una prova definitiva che la realtà è pensata, che l’universo esiste – in quanto reale – solamente nella mente di chi lo pensa.

non esiste un universo materiale a priori che la mente osserva, salvo che nella mente di chi pensa che il mondo sia fatto così.

ma esiste un universo della mente, che nella mente soltanto è reale, e che si adatta alle esigenze della mente.

l’universo è soltanto il canovaccio mentale di una commedia dell’arte che non è scritto da nessuna parte, che è soltanto una tradizione pensata, e tocca noi arlecchini ed altre maschere mettere in scena.

. . .

sono immerso di mio in queste elucubrazioni, alle quali non darei, se fossi in voi, nessun briciolino di credito, e del resto dubito che qualcun altro che il sottoscritto si illuda di capirle e che abbiano un senso, ma valgono appunto giusto per me… ed ecco che mi arriva una mail dell’amico Krammer.

lui a sua volta si arrovella su temi simili – e uso il verbo non a caso, perché Krammer lo fa a partire dal penultimo libro di Rovelli, Helgoland.

però sono sicuro che farei un grossissimo torto a Krammer se inserissi la sua mail dopo questa mia sbrodolata pressoché illeggibile, e quindi la rinvio ad una prossima puntata, trasformando questo post nella semplice introduzione.

come voleva essere, in effetti, se non mi fossi lasciato prendere la mano.

Gary Zukav e Linda Francis

9 commenti

  1. In effetti mi sento molto animista anche senza influire sui destini degli umani più o meno prossimi… pre-divago.
    guardando un po’ su YouTube (sono affetto da voyeurismo), un sito di un giovane fisico sperimentale parlava alla fine di miglioramenti futuri della tecnologia degli interferometri che ci faranno capire meglio come funziona la materia… chissà se pure i virus allora mi domando.
    È vero, l’umano è in grado di rendere vero, anche se nella sua sconfinata minutezza chissà a che livello di minuteria da orologiai subatomici potrà spingersi. Intanto per avviare il primo vero esperimento di fusione nucleare in Francia dobbiamo aspettare il 2025. Chissà quante cose cambieranno fino ad allora (se non poco e niente, ma di sicuro Elon sarà già su Marte con la Tesla a scorrazzare nel nulla marziano)

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    • ahha, eccolo il tuo solito post vagamente onirico, anche se ogni volta lo firmi in un modo diverso.

      saranno interessanti gli sviluppi ulteriori della ricerca su come funziona la materia che, più la conosciamo, più sembra una vana apparenza soggettiva della nostra specie, per non dirla semplicemente uno specchietto per le allodole…
      qualcuno semplifica e parla di matrix: siamo dentro una grande simulazione, creati da un autore di videogiochi che vuol vedere se riusciamo a fare bingo?

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  2. 2021
    NON SO

    Non so perché l’universo non abbia fine
    né perché mi dolga ora un piede.

    Non so perché la materia sia tanto oscura
    né perché la mosca sia ferma sul muro.

    Non so perché il tempo scorra senza interruzione
    né perché il melo quest’anno non abbia frutti.

    Ma senz’altro so
    perché non ho risposte agli infiniti perché.

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  3. Che l’eletrrone passi attraverso entrambe le fenditure è un’ipotesi. È probabile che l’elettrone isolato si comporti da onda di fatto non passando in quanto particella isolata da nessuna delle due fenditure. Aggiungendo altri elementi capaci di identificare la posizione dell’elettrone la funzione d’onda dell’elettrone si combina con quella dell’osservatore di fatto andando a potenziare alcuni percorsi particolari. Per cui ritengo che l’interpretazione di Richard Feynman con l’Integrale sui Cammini sia quella giusta. Per determinare quale percorso seguirà l’elettrone bisognerà sommare tra loro tutte le possibili traiettorie nell’intero universo. È chiaro che il contributo principale lo daranno gli elementi più prossimi all’esperimento, principalmente l’osservatore in quanto presente.

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    • il commento non è chiarissimo (per me).

      1) che l’elettrone passi attraverso entrambe le fenditure nessuno lo può dire; si comporta come se lo facesse, se fosse una particella. ma anche se lo consideriamo un’onda passa da entrambe. (che cosa vuol dire che come onda non passa da nessuna delle due?)

      2) che l’elettrone appaia a volte come inequivocabile particella, a volte come inequivocabile onda, a seconda di come lo si osserva, non conferma che è l’osservatore a determinare la realtà?

      3) mi pare che sia quello che dici anche tu: “la funzione d’onda dell’elettrone si combina con quella dell’osservatore”. “il contributo principale lo daranno gli elementi più prossimi all’esperimento, principalmente l’osservatore in quanto presente”. dunque l’osservatore è determinante, cioè determina il risultato dell’osservazione , quello che noi chiamiamo realtà

      4) dove comincia a parlare del”l’interpretazione di Richard Feynman con l’Integrale sui Cammini” ovviamente non ti seguo più. ma qui comincia a comportarti come i fisici presi di mira nel post: hai imparato bene la lezione all’università, ahaha

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      • 1) Se come ipotizzato è un’onda, allora passando attraverso entrambe le fenditure la sua energia totale sarà suddivisa tra i due percorsi. Devi definire cos’è un’elettrone?
        La totalità dell’energia, una parte di energia o la particella isolata?

        2) No. Conferma che i due sistemi “elettrone isolato” ed “elettrone-osservatore” hanno comportamenti diversi. Aggiungerei un terzo sistema per chiederti se pensi che “osservatore isolato” sia molto diverso dal primo.

        3) L’elettrone contribuisce a rendere determinato l’osservatore quanto l’osservatore contribuisce a determinare il percorso dell’elettrone. Solo che l’osservatore è in genere molto massiccio di suo e l’influenza è trascurabile.
        Quello che mi piacerebbe vedere è un esperimento dove spariamo via via più elettroni insieme fino ad arrivare a miliardi di elettroni per volta. Mi aspetto che come nel caso degli atomi la figura d’interferenza sparisca gradualmente.

        4) Non posso essere contrario agli scienziati a priori se non ho da proporre argomentazioni contrarie 🙂 . Di sicuro le teorie sono ampiamente incomplete, ma è più giusto partire da dove si è arrivati invece di buttare tutto all’aria e imporre qualcosa di nuovo. In ogni caso che l’osservatore determini la realtà è un’ipotesi valida anche in ambito scientifico al pari di altre. Ha bisogno di una dimostrazione per afelfermarsi come teoria. Il fatto di aggiungere un’osservatore e osservare un cambiamento non è una dimostrazione specifica perché l’interpretazione può essere diversa, vedi Feynman.

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