la Germania a destra? – 460

dopo settimane e settimane in cui i media hanno tambureggiato sull’imminente svolta a sinistra della Germania nelle elezioni di oggi, i primi risultati fanno pensare quasi al contrario.

forse i sondaggi servivano a spaventare gli elettori di destra, in modo di farli accorrere a votare? direi di sì.

certo, quelli che abbiamo sono exit poll ancora in trasformazione, e neppure omogenei tra le varie società che li fanno, ma questo significa che potrebbero essere anche peggiori.

ci sono però alcuni punti certi:

1) il crollo della sinistra, la Linke: dal 9,2% dei voti passa al 5% secondo entrambe le due principali società, ARD e ZDF. diamo il risultato per buono? speriamo, perché siamo al limite dell’espulsione dal parlamento: basta un solo voto sotto il 5% e la Linke ne resterebbe fuori, con risultati stravolgenti sugli equilibri parlamentari. diamoglielo per buono questo 5% e i 40 o 41 deputati collegati, per il momento.

2) ma il 4,2% dei voti persi dalla Linke pensiamo che siano andati alla SPD, per aiutarla ad avere il cancelliere. il Partito Socialdemocratico è dato al 25,2% (+ 4,7%) dalla ARD e al 25,9% dalla ZDF (+5,4%). quindi nessun grosso sfondamento a destra, solo a sinistra, ma con esiti catastrofici se lo sfondamento dovesse riuscire troppo bene e portare la Linke anche solo al 4,9%.

3) un buon successo nelle elezioni l’hanno i Verdi, al 13,8% secondo la ARD e al 14,1% secondo la ZDF (+4,9% o + 5,2%). è presto detto da dove vengono questi voti per un partito che non è propriamente di sinistra in Germania, ma piuttosto di centro (è, ad esempio, fortemente anti-cinese): dalla CDU/CSU.

4) i due partiti democristiani appaiati nelle elezioni avrebbero avuto il 24,5% dei voti e perso l’8,4%; si collocano quindi ad una incollatura dalla SPD, data tra il 24,9% e il 25,6%. e secondo i primi exit poll c’era addirittura un paradosso: nella simulazione della ARD la CDU/CSU sembrava potesse avere comunque un seggio in più in parlamento e rivendicare il cancellierato; ma ora la previsione è stata corretta.

5) non tutti i voti persi da questo partito sono comunque andati ai Verdi. il resto dovrebbe essere andato al Partito Liberale, favorevole al rigore europeo di bilancio, che cresce dell’1%, secondo entrambe le rilevazioni, attestandosi all’11,7%.

6) ma anche l’estrema destra della Alternative fuer Deutschland cala dell’1,7 o del 2%, attestandosi tra il 10,9% e il 10,6%.

7) il resto dei voti si è disperso fra liste varie che non entreranno in parlamento, raccolgono più dell’8% dei voti e sono cresciute di più del 3%.

in sostanza vi è stata una convergenza verso i partiti di centro sia dalla sinistra sia dalla destra, ma in minor misura, più che una svolta a sinistra.

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nessuno stravolgimento elettorale profondo, dunque, nell’elettorato tedesco, che continua ad esprimere una prevalente caratterizzazione di destra e avrebbe una maggioranza parlamentare con democristiani liberali e populisti di estrema destra (397 seggi in tutto), se l’AfD non fosse considerata impresentabile e non suscettibile di alleanze; e credo che questo sia il motivo più profondo del ritiro della Merkel.

uno schieramento alternativo (SPD, Verdi, Linke) avrebbe invece soltanto 377 seggi, sempre che la Linke entri in parlamento.

ma la Costituzione tedesca ammette anche un governo di minoranza: nel caso nessun governo ottenga la maggioranza dei voti in parlamento, viene eletto cancelliere chi riceve più voti in parlamento rispetto agli altri candidati.

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quindi la domanda è: quanto è plausibile che il candidato democristiano uscito sconfitto dalle elezioni venga comunque votato dall’AfD senza che questa poi entri nel governo?

Laschet ha dichiarato di essere pronto a tutto pur di impedire un governo di sinistra.

e se , per pochi voti, la Linke restasse fuori dal parlamento, questo scenario diventerebbe quasi irresistibile.

. . .

Postilla 27 settembre: i risultati elettorali definitivi sono arrivati in poche ore, con la solita efficienza che a noi sembra miracolosa, ma invece è straordinaria la nostra inefficienza e confusione.

ecco la distribuzione finale dei voti:

le tendenze indicate sulla base degli exit poll si sono confermate, ma in maniera più marcata; quindi le considerazioni generali fatte sopra rimangono valide, anche se con numeri leggermente diversi; ecco il risultato finale delle variazioni di voto rispetto alle elezioni precedenti:

certo, CDU/CSU, indicata qui come Union, e AfD sommati perdono l’11% dei voti, e i liberali guadagnano soltanto lo 0,8%; quindi, guardando le cose da questa prospettiva, lo spostamento a sinistra sembra evidente, mentre bisognerebbe parlare invece di crisi della destra, dopo l’abbandono della Merkel.

ma, guardando da sinistra, l’incremento della SPD è quasi completamente equilibrato dalla perdita della Linke e possiamo parlare di spostamento a sinistra soltanto considerando tali a pieno titolo anche i Verdi: in questo caso l’incremento dei voti a sinistra è pari al 6,7%.

solo il risultato di un referendum svolto nella città di Berlino mostra una certa radicalizzazione degli elettori, visto che è passata con netta maggioranza la proposta che il Comune espropri le abitazioni delle grandi imprese immobiliari, che era peraltro qui sostenuta dai Verdi ed avversato dalla SPD.

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possiamo quindi dire che nell’insieme della Germania vi è stato uno spostamento non a sinistra, ma verso il centro-sinistra, e tuttavia insufficiente.

infatti SPD, Linke e Verdi mancano la maggioranza in parlamento per soli 4 voti (e non per 11, come indicato sopra).

ma la prevalenza della SPD su CDU/CSU è netta.

da notare anche che si è realizzata l’ipotesi peggiore di cui parlavo ieri, e cioè che la Linke è scesa sotto il 5% dei voti, al 4,9%; tuttavia il partito entra comunque in parlamento con 40 seggi, al contrario di quello che temevo, grazie ad un dettaglio della legge elettorale.

il parlamento tedesco è eletto per metà con voto maggioritario e per metà con voto proporzionale, corretto con la sottrazione dei seggi del maggioritario; per entrare in parlamento occorre avere almeno il 5% dei voti nel voto proporzionale oppure almeno 3 deputati eletti col voto maggioritario.

quindi la Linke ha realizzato questa seconda condizione, in quanto è risultata il partito più votato e ha vinto il voto maggioritario in almeno tre circoscrizioni elettorali – sicuramente dell’ex Germania Orientale.

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secondo la prassi consolidata, il cancelliere spetta al partito col maggior numero di seggi, anche se la legge elettorale in se stessa prevede la possibilità che vada ad un partito con un numero minore di seggi, purché sia votato dalla maggioranza del Parlamento.

occorrerebbe dunque che l’estrema destra della AfD votasse per il candidato democristiano, per dargli una maggioranza di 3 seggi e poi avere un governo comunque di minoranza, come in Germania è possibile.

ma questo sembrerebbe una specie di colpo di stato legale delle destre e sarebbe una vera follia politica, per cui appare fuori dal quadro delle possibilità.

4 commenti

    • direi che il problema in Italia non si sarebbe posto nemmeno: Salvini e Meloni potrebbero tranquillamente governare assieme avendo la maggioranza, e in ogni caso non gli manca l’apporto di Berlusconi, dei democristiani italiani residui e di tutti i trasformisti italiani.
      insomma uscirebbero, anzi usciranno, dalle elezioni con un trionfo incondizionato e potrebbero anche cambiare la Costituzione.

      che del resto è tipicamente italiana e per questo piace da noi: un profluvio di belle parole, contraddette nei fatti, e di sacrosanti principi non realizzati, ma negati di fatto, a partire dalla costituzionalizzazione del Concordato, che dà degli assurdi privilegi alla chiesa cattolica, e per il resto pessima in tutti gli aspetti pratici. incapace di garantire la solidità dei governi e la democrazia reale.

      a me piacerebbe che noi adottassimo in blocco almeno la seconda parte della Costituzione tedesca e la sua legge elettorale: sarebbe una delle strade per il ripristino della democrazia parlamentare, che in Italia è oramai stata sostituita da una pseudo-democrazia di cricca.

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