Massimo Cacciari, apocrifo e autentico – con un commento – 498

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una cara amica di blog, che condivide la lotta per eliminare il greenpass il prima possibile, pubblica in un commento questo testo, attribuito a Massimo Cacciari.

mi gioco tutta la mia reputazione, ma l’odore della bufala si sente da lontano: c’è un errore ortografico, la punteggiatura è usata in modo improprio, il lessico è a volte grossolano e alcuni passaggi logici sono sconclusionati: ho evidenziato col grassetto, qui sotto, tutti i passaggi che rientrano in questa casistica.

possibile che Massimo Cacciari si sia messo a scrivere così male?

inoltre vi sono anche differenze di impostazione sottili, ma significative rispetto a quanto detto da lui ieri in una intervista al Fatto Quotidiano: ad esempio nella condanna senza riserve (come deve essere) dell’attacco neofascista alla CGIL di Roma .

chi ha voglia e pazienza legga questo testo e veda se condivide la mia ipotesi (che è però praticamente una certezza) che questo è un apocrifo, scritto da qualcun altro: non proprio un vangelo apocrifo, ma quasi.

e la sua comparsa, tra l’altro, illumina proprio i meccanismi psicologici e della comunicazione sociale che provocano la falsa attribuzione a persone autorevoli di testi, emotivamente importanti.

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È un punto di non ritorno credo. Quello che vedo intorno a me è difficile persino da descrivere per quanto sia angosciante e al contempo ignorato dai più.
A prescindere da quello che uno possa pensare su una data questione, al di là delle proprie scelte personali, esistono dei fatti oggettivi che non possono essere ignorati e vanno analizzati lucidamente.
Non si vedeva da decenni uno stato che era in grado di far sparire nel silenzio decine di migliaia di persone che protestano. A prescindere da quello che sostengono quelle persone, il fatto che si siano ignorate queste manifestazioni (mentre venivano trasmessi servizi su tg nazionali con persino inviati sul posto per raccontare di sgomberi di rave non autorizzati) dovrebbe fare venire un brivido nella schiena a chiunque.
Viviamo in uno stato che ha deciso di applicare un ricatto paragonabile solo a certe leggi fasciste e questo lo dicono anche filosofi e politologi come Agamben.
Questo ricatto, di fatto, viola leggi e trattati che hanno molto più valore legalmente parlando, e discrimina di fatto milioni di persone sulla base di una scelta legale e permessa, sulla carta, dallo stato stesso.
Circa il 20% dei lavoratori italiani non vuole il green pass. Il venti per cento.

Dopo mesi di manifestazioni, centinaia di migliaia di persone scese in piazza pacificamente e inascoltate, diritti erosi, ricatti, adesso si sono accesi i riflettori. Adesso che si è usata violenza.
È un copione che conosciamo, Cossiga Docet. Un copione che ancora funziona evidentemente: infiltrare i movimenti per politicizzarli e avere una scusa per reprimerli.
L’assalto alla sede della CGIL è da manuale. Quello che non è da manuale è vedere che a 20 anni dal G8 c’è ancora chi ci casca.
Il discorso di Landini all’indomani di questo fatto è da copione: un inno alla resistenza, all’antifascismo, alla difesa dei diritti del lavoro. Gli stessi principi che avrebbero dovuto far muovere i sindacati per proteggere i lavoratori da quello che sta accadendo, ma finora non pervenuti.
L’appello alla mobilitazione generale dopo questo evento è la ciliegina su una torta di escrementi.
La risposta generosa e partecipata a questo appello da parte di chi non ha mosso paglia contro quello che sta succedendo, invece, è il sintomo finale di una metastasi in corso da tempo. Il suo auspicare a una riforma generale del lavoro dopo questo specifico fatto è da brividi, per chi sa leggere tra le righe.
Proclami da una parte e violenza dall’altra, tutto purché il copione silenzi quello che succede nelle piazze, le ragioni dei manifestanti e le manganellate prese da giovani, vecchi, mamme.

Ma, anche volendo fare gli ingenui e senza considerare la palese infiltrazione delle manifestazioni pacifiche (sforzandoci parecchio), la destra fa solo quello che sa fare da sempre: cavalcare il malcontento di gente esausta e lasciata sola da organizzazioni governative e non, comprese più colpevolmente quelle di sinistra e per la difesa dei diritti. Ma cavalcare non significa rappresentare e quindi associare le piazze ai fascisti, anche in questo caso, sarebbe per usare un eufemismo, ingenuo e miope.
Il vero attacco alle sedi dei sindacati non è quello studiato a tavolino da quattro fascisti che rappresentano lo 0,01% del paese, ma quello che sta avvenendo da molto tempo, globale, massivo che ha spogliati i sindacati dei loro ruoli e in maniera molto più subdola rispetto a quello che è successo ieri, ma come al solito ci si sveglia solo quando si è attaccati da fascisti che si dicono apertamente fascisti, senza nessuna valutazione sociale sul perché e in quale contesto si sia arrivati a questo, anche perché questo vorrebbe dire fare un’autocritica che le varie organizzazioni “di sinistra” non possono permettersi. E quindi ora è il momento della retorica e di slogan antifascisti, di difesa del lavoro e dei diritti.

Quando invece, nel silenzio censorio dei media, ci sono decine di migliaia di persone in piazza contro un fascismo mascherato da democrazia che erode i diritti e attacca il lavoro discriminando circa il 20% dei lavoratori, non si fa volare una mosca, anzi.
Questo è solo pericoloso e vile collaborazionismo. Non solo, è una fotografia perfetta di come i fascismi, così come successe in passato, possano subdolamente emergere sulle onde di applausi e mobilitazioni di certi apparati che si proclamano antifascisti. (Massimo Cacciari)

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ma da dove viene questo testo?

[Questo articolo è condiviso dal Comitato Tecnico Libera Informazione (Co.Te.L.I.), che vede la collaborazione di diversi giornalisti e blogger, tra cui le fondatrici Marzia Chiocchi di Mercurius5.it e Monica Tomasello di CataniaCreAttiva.it, supportati da un team di medici ed avvocati, formatosi con l’unico intento di collaborare per la ricerca e condivisione della Verità sui principali fatti di rilevanza sia nazionale, che europea, che mondiale]

una ricerca in internet indica che non vi sono altre fonti di questo articolo e a me sembra davvero molto improbabile che Cacciari lo abbia spedito soltanto a questi, che si autodefiniscono diversi giornalisti e blogger, ma sono poi sostanzialmente due amiche che si rimpallano gli articoli fra loro; però che prestigio farlo credere.

intendiamoci, la Chiocchi e la Tomasello hanno cercato di fare una sintesi non deplorevole del pensiero di Cacciari sul tema, e sono sostanzialmente quasi sempre fedeli alle sue posizioni; però l’hanno scritta male.

a me sembra evidente che alla fine la tentazione di mettere in bocca a Cacciari questa ricostruzione è stata troppo forte; e del resto che c’era di male? come pareva a chi riteneva di essere stato fedele al suo pensiero (ma non al suo stile, e neppure al buon italiano).

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se vogliamo il giudizio autentico di Cacciari, guardiamo soltanto a questo breve estratte della sua intervista citata sopra:

C’era davvero bisogno che il governo esasperasse così tanto la situazione? La decisione è una forzatura tremenda, visto anche l’articolo 1 della Costituzione. Ma deriva dalla colossale ipocrisia di non aver imposto l’obbligo vaccinale, per il semplice motivo che, con ogni probabilità, la Corte Costituzionale lo avrebbe rimandato indietro.

In ogni manifestazione ci possono essere dei provocatori che tra l’altro sortiscono l’effetto opposto a quello desiderato. Chi ha assaltato la sede della Cgil è uno sciagurato, ma insistere solo sulla presenza dei fascisti serviva a far perdere di vista la sostanza della manifestazione.

Oggi non si vuole capire che certe critiche non derivano né dal fascismo né dalla contrarietà ai vaccini o al Green pass in quanto tale, ma dalla totale inconsapevolezza con cui si impongono le cose.

Massimo Cacciari intervista a il Fatto Quotidiano, all’indomani del 15 ottobre.

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è una intervista, e quindi la responsabilità del suo testo scritto è di chi l’ha trasferita sulla carta, ma vi sembra che lo stile sia lo stesso?

altra chiarezza, altra proprietà di linguaggio.

ma allora che dire di chi diffonde simili bufale facendosi bello (anzi, bella) di presunte penne di pavone, che sono poi invece di pollame?

io chiuderei del tutto i rapporti come lettore e cercherei di restare più ancorato a fatti e dichiarazioni certe.

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quando le menti sono agitate, è bene mantenere il sangue freddo e le capacità critiche: non viene niente di buono dal farsi portatori di informazioni sbagliate, che però ci piacciono molto perché ci coinvolgono emotivamente.

ma se poi, nonostante tutta la mia presunzione di filologo che studia gli apocrifi cristiani delle origini, qui ho preso una toppa clamorosa, chiedo scusa in anticipo alla blogger che ha fatto da intermediaria e alle due che si sono rimpallate questo testo, forse a loro volta inconsapevoli del suo carattere molto dubbio.

3 commenti

  1. grazie perché c’ero cascato in pieno; e grazie perché quando me ne accorgo (per errori di tal fatta), nonostante un po’ di rossore, sono contento di fare ammenda

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  2. Grazie per l’analisi e per il “cara”🌹non c’è bisogno di scusarti, anzi, hai fatto bene a scriverlo 🙏
    Effettimanente hai ragione: io anche avevo notato qualche errore di punteggiatura, ma non gli avevo dato peso, ho cercato su internet e mi usciva il testo citato da Cacciari… però effettivamente non è citato da giornali “importanti”… e quindi sarà proprio così, non è opera sua…

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