la crescita (della cirrosi epatica) – borforismi 109

viviamo in un mondo di alcolizzati, evidentemente.

e chi ci propone di crescere ancora è l’oste che ci intossica con altri bicchieri per il suo guadagno.

lo dice con vanto, come se fosse una cosa buona; tutto il sistema mediatico conferma.

ma la nostra società ha la cirrosi epatica.

(e poi mai una volta che si parli di crescita del reddito per chi ne ha davvero bisogno: la crescita riguarda sempre chi è già strafogato nel lusso.)

4 commenti

  1. Il problema del PIL e di indici simili è che è un indice statistico: calcola “la crescita” totale, ma non dice chi e come è cresciuto. La mia immagine “medica” preferita per spiegare perché il mito della crescita ad ogni costo è sbagliato è che l’unica cosa che cresce senza fermarsi di fronte a nulla è il tumore.

    (P.S.: perdona se correggo il professore :-), ma nella cirrosi epatica il fegato è piccolo).

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    • sì sì, grazie della correzione; non lo sapevo, ma comunque intendevo la crescita della cirrosi, non la crescita del fegato….

      – il fatto è che il PIL in se stesso non misura affatto la crescita (anche se vogliono farcelo credere fin dal nome, ma è un nome abusivo): infatti, misura soltanto la circolazione del denaro.

      se il mio orto ha quest’anno una produzione di pomodori maggiore del solito, questo non aumenta il PIL, anzi lo diminuisce, perché io ne compero di meno.

      viceversa, se gioco d’azzardo e perdo e devo prelevare soldi col bancomat per far fronte ai debiti di gioco, questo aumenta il PIL.

      quindi ogni forma di autoconsumo è una forma di opposizione alla mitologia del PIL:

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  2. Sono fuori tema ma voglio farti una domanda che non so veramente a chi porre. Perchè praticamente tutti i governi di tutte le nazioni occidentali di tutti i tempi (o quasi) si sono accaniti nel tassare l’alcol e combatterne la produzione clandestina quando poi il consumo non ne viene osteggiato? Ancora oggi ci sono norme quasi medievali sulla produzione di alcolici in italia…

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    • fuori tema relativamente: almeno non rispetto al titolo, anche se è poi una evidente metafora.

      non ti saprei rispondere, da astemio disinteressato personalmente.

      credo che però un elemento importante della risposta sia legato al clamoroso fallimento del proibizionismo americano degli anni Venti e Trenta, immagino.

      https://it.wikipedia.org/wiki/Proibizionismo_negli_Stati_Uniti

      mi sono incuriosito a rileggere, per gli evidenti paralleli storici col presente.

      del resto il proibizionismo delle droghe, anche pesanti, non ottiene risultati migliori neppure oggi.

      l’esperienza storica dimostra anzi che ilk proibizionismo paradossalmente favorisce la criminalità che spaccia.

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