perché sono un draghista pentito – 525

sono un draghista pentito di esserlo stato, naturalmente; ma chiedo l’assoluzione e prometto di non esserlo più.

ma adesso ci ricasco – ma tanto mi pentirò di nuovo, no?

non è il mio presidente del consiglio, Draghi, ma non ne trovo un altro che sia più passabile, e devo accontentarmi di quello che c’è.

. . .

per digerirlo, devo separare il mondo dei miei desideri dal principio di realtà; d’altra parte nell’intestazione di questoi blog sta scritto, un poco profeticamente, me ne rendo conto adesso: semplicemente vivere, sognare è un di più.

la realtà mi ha offerto negli ultimi anni come capi del governo:

Letta, un uomo corretto e preparato, ma politicamente inetto e incapace, privo di visione strategica e di capacità di comunicazione;

Renzi, un bandito, un ribaldo, un mercenario al servizio del migliore offerente, un uomo che ha attentato alla Costituzione, un fallimento che trascinerà nella disfatta chiunque ce l’abbia tra i suoi;

il vecchio compagno universitario di Manifesto, Gentiloni, uno scipito e insulso burocrate senza feeling;

Conte, un neo-democristiano fedele di Padre Pio, all’occorrenza, un voltagabbana populista, ma anche no;

e infine lui, il Drago decisionista che sembra non ne sbagli una.

sinceramente preferivo di gran lunga Monti, come tipo umano; neppure lui faceva la politica che desideravo, ma si avvicinava di più a quella che ritenevo giusta; e inoltre ci ha dato una legge contro la corruzione politica, la legge Severino, quella che ora Lega e radicali vogliono cancellare col referendum.

ma se ragioniamo del possibile, Monti non lo è certo più (ma sarebbe un ottimo presidente della repubblica…).

e se proprio devo scegliere, per principio di realtà, tra Letta, Renzi, Gentiloni – che ci sono stati regalati dal Partito Democratico – e Conte – che ci è stato in omaggio da Beppe Grillo, non posso parlare di Movimento 5Stelle perché si è visto che non c’è come soggetto politico autonomo, è soltanto una curiosa autocrazia politica…

sì, sono costretto a scegliere il Draghi.

. . .

Draghi non lo mitizzo affatto e non mi piace troppo umanamente, però devo riconoscere che ha una visione chiara delle cose.

non è la mia e credo che sia strategicamente sbagliata sulla lunga distanza, ma al momento funziona.

sulla gestione della pandemia il suo decisionismo è rozzo e al limite dell’anti-costituzionale, ma che dire di ferocemente contrario, se poi alla fine funziona?

nell’emergenza i diritti della democrazia appassiscono – il processo è solamente all’inizio nel mondo intero: segno evidente che l’emergenza si fa di giorno in giorno più grave.

l’emergenza climatica, ben più grave di quella del covid, impone un abbandono della democrazia, inutile nasconderselo, e io – come tutti – considero la democrazia un fine importante, ma pur sempre secondario di fronte al mantenimento della vita.

nessuno nega questo principio e se qualcuno sembra farlo, è perché nega che ci sia l’emergenza, non perché pensa che sia meglio morire che limitare certe libertà.

. . .

ma la gestione della pandemia non è poi l’unico elemento sul quale giudicare un governo e il governo Conte bis ha fatto di peggio, senza nessuna ombra di dubbio; un governo di destra, quello che ci attende dal 2023, dicono, farà di sicuro sfracelli in ogni campo e anche col covid, se fra un anno e mezzo non sarà stato ridimensionato.

e Draghi lo giudico anche, se non soprattutto per la politica economica e sociale.

e qui mi trovo non dico a condividerla obtorto collo, ma a sentirmi scavalcato nelle osservazioni seminate su questo blog negli ultimi anni:

1. va ragionevolmente limitata la crescita del debito; è idiota l’idea sinistra che espandere il debito per alimentare i consumi sia fare economia keynesiana; peggio: è un favore fatto alla finanza che col debito ci strangola e ci riduce a nuovi servi della gleba che lavorano per lei.

2. va rivisto il reddito di cittadinanza nelle modalità di distribuzione (e qui Draghi è troppo poco coraggioso), ma va salvato dagli egoismi famelici dei benestanti della nostra destra fascistoide, e vorrei vedere dove sono andati a nascondersi i presunti democratici che non ne azzeccano una e dicevano addirittura che è anticostituzionale, perché siamo una repubblica fondata sul lavoro;

3. ha eliminato quella cosa demenziale che è il cashback, un regalo fatto dallo stato a chi può spendere di più, con la scusa della lotta all’evasione fiscale, che se ne infischia di sciocchezze di questo tipo;

4. sta ridimensionando i benefici fiscali a favore della ristrutturazione delle case (mi piange il cuore, sul piano individuale, non essere arrivato in tempo…), perché sono anche questi regali fatti ai ricchi; però mi scappa tuttora da ridere che il 110% di sconto fiscale rimane per chi mette in sicurezza una villetta unifamiliare con un ISEE di meno di 25mila euro, il che significa che è un evasore fiscale se con quel reddito può permettersi di avere una villa; ma lo considero un dettaglio.

detto in poche parole, Draghi è un perfetto ordoliberista, come lo è stata la Merkel in Germania, un’altra protagonista delle mie simpatie condizionate, notoriamente: e la parola indica non quello che intendo coloro che non la conoscono e la giudicano per il suo rimbombo, ma una politica sociale attenta che non soffoca la libera iniziativa privata, ma le impone un ordine ed un controllo.

chi vuole saperne di più, guardi alla Cina: un grandioso esempio di ordoliberismo autoritario, come del resto è nella tradizione politica di quel popolo.

. . .

certo del governo Dragi non mi è piaciuta finora la riforma della prescrizione per come è stata fatta, ma confido che la Cartabia sappia almeno riformare il processo in maniera da renderlo veloce.

mi infastidiscono le scelte locali sul depuratore del Garda e quelle nazionali sul ponte di Messina.

mi preoccupano molto i nebulosi accenni ad una ripresa del nucleare, possibilmente pulito, come no?

soprattutto sono assolutamente contrario all’idea dello sviluppo ulteriore come orizzonte della nostra società, e questo è il cuore della mia critica e del mio rifiuto delle sue prospettive strategiche.

ma c’è davvero qualcuno che non la sostiene?

anzi, in un sistema democratico può davvero esserci qualcuno che la sostiene?

e quindi mi tengo Draghi come il male minore, se non posso dire come il bene minore…

. . .

sono giunto fino a qui, metaforicamente in ginocchio e col capo cosparso di cenere, oltre che abbandonato da ognuno, proprio ognuno, dei miei sparuti ma fedeli lettori, che mi stanno certamente leggendo allibiti.

ma qui mi fermo, e dico con assoluta irremovibile fermezza che sono assolutamente contrario all’elezione di Draghi a presidente della repubblica, per i motivi che ha illustrato bene ieri il leghista Giorgetti, dal suo punto di vista, contrario al mio:

segnerebbe il passaggio ad un semi-presidenzialismo di fatto e la trasformazione della presidenza della repubblica da organo di garanzia che rappresenta l’unità nazionale ad organo di indirizzo politico.

questo è incompatibile con la nostra Costituzione che rende il Presidente della Repubblica rappresentante dell’unità nazionale e irresponsabile politicamente.

è un’idea di presidenza che si è tristemente offuscata in questi ultimi mesi, in cui Mattarella ha scelto di diventare il presidente di una parte e di accompagnare le sue tentazioni autoritarie di emarginare i non conformisti no greenpass, per non dire di perseguitarli proprio – cosa che renderebbe fastidiosa, per me, anche una sua proroga, che lui del resto fortunatamente rifiuta.

se il presidente dirige la politica del paese, come vorrebbe la destra, deve anche risponderne e non può neppure essere eletto dal ceto politico.

si avrebbe il coronamento del totale esproprio, già ampiamente realizzato peraltro, del potere politico degli elettori italiani, con un presidente leader politico, nominato però dalla cricca.

aggiungo che le caratteristiche personali decisioniste di Draghi lo rendono anche individualmente inadatto al ruolo.

il decisionismo può essere – faticosamente – apprezzato nel capo del governo, entro certi limiti, non nel capo dello stato.

draghista sì, entro certi limiti, ma non dirigista.

non mi nascondo del resto che l’idea di spedire Draghi al Quirinale ha tutta l’aria di un promoveatur della cricca politicante per toglierselo dai piedi, e spero che anche lui lo abbia capito benissimo.

i poteri reali che avrebbe al Quirinale sono vaghi ed incerti e dovrebbe vedersela con gli appetiti spartitori di chi ora deve piegare la testa malvolentieri alle sue scelte concrete, che dal Colle gli sarebbero precluse.

. . .

si cerchi dunque un presidente non di parte – né Berlusconi né Prodi, per intenderci, che appartengono entrambi ad una stagione finita -, capace di esprimere una volontà di unione nazionale solidale.

e dev’essere per forza una personalità non politica, al di sopra della mischia meschina di questi partitelli di arrivisti senza competenze, che avvelena le nostre vite.

avrei visto in quel ruolo la Bonino, se non fosse troppo divisiva per il mondo cattolico e troppo garantista ad oltranza per i miei gusti.

non ci rimane che la Cartabia, per un ruolo di garanzia della presidenza della repubblica, che spero si salvi nel marasma che stiamo attraversando.

e aumenterà parecchio, il marasma, quando anche il popolo bue si accorgerà che il tempo delle vacche grasse è finito e che andiamo incontro a tempi peggio che grami: drammatici e terribili a livello mondiale.

10 commenti

  1. Ti faccio presente che l’1. non sarebbe demenziale in principio se lo stato potesse ancora stampare moneta per finanziarsi. Finirebbe male per altri motivi, ma in linea di principio il debito dello stato potrebbe servire a non far morire di fame i suoi cittadini. Certo nel momento attuale, con lo stato in tutto e per tutto trasformato in un soggetto economico (come tutto, d’altronde), questo fine decisamente è irrealizzabile.

    Riguardo Draghi… il problema non è quanto possiamo essere o non essere d’accordo sulle singole cose che fa, il problema è se siamo d’accordo per i motivi (evidenti, ed enunciati anche da te) per cui lo fa. E la risposta, credo, è no: e non vale come scusante quella di dire che è il male minore. Per anni gli attuali democratici si sono fatti votare appunto dicendo che, rispetto a Berlusconi, erano il male minore…

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    • 1. è incredibile come la vulgata monetaria sovranista abbia fatto proseliti anche a sinistra (perché ti considero di sinistra).
      stampare moneta non produce ricchezza, come è diventato di moda pensare, ma redistribuisce ricchezza. la ricchezza è data da beni reali, materiali, non dalla moneta che ne simboleggia il valore. aumentando la carta moneta, si diminuisce la ricchezza reale di chi ne possiede, per trasferirla a coloro ai quali viene assegnata la nuova moneta. una parte consistente di questa moneta finisce comunque nelle mani della finanza, attraverso gli interessi che le vengono pagati per il debito pubblico. quindi la stampa di nuova carta moneta, da chiunque sia fatta, da una banca nazionale o dalla BCE, come avvenuto con Draghi, è anche uno strumento per trasferire ricchezza reale dai cittadini alla finanza.
      certamente, se si stampa moneta per finanziare il reddito di cittadinanza, si sta lodevolmente togliendo ricchezza reale a chi ne ha, per redistribuirla a chi non ne ha, ma contemporaneamente si toglie ricchezza a tutti, anche a chi ne riceve, per trasferirla a chi finanzia il debito dello stato.
      non tutta la produzione di nuovo denaro viene infatti finanziata con la semplice stampa di nuova carta moneta, ma per la maggior parte con l’emissione di titoli di stato produttori di interessi che vengono immessi sul mercato finanziario. quindi lo stato in realtà, aumenta la circolazione di moneta, finanziando la speculazione.
      1 bis. Keynes ha parlato di aumento del debito come rimedio nei periodi di crisi, ma sempre e soltanto con riferimento ad investimenti produttivi in grado di ripagarlo per il miglioramento della produttività. mai ha parlato di una politica folle come l’attuale con cui si fa debito per aumentare i consumi, cioè per aumentare il debito. e questo sarebbe keynesismo?

      2. precisazione forse inutile: dal 2008 annullo la scheda alle elezioni politiche con la scritta NON VOTO IN ELEZIONI INCOSTITUZIONALI e continuerò a farlo. da tempo in Italia siamo usciti da un quadro di democrazia parlamentare corretta. da qualche anno oramai un nuovo quesito sulla costituzionalità anche della attuale legge elettorale giace davanti alla Corte Costituzionale, che si guarda bene dall’esaminarlo. e del resto, qualunque decisione prendesse, sarebbe illegittima, visto che lo è oramai essa stessa, in quanto espressa da parlamenti eletti illegittimamente.
      quindi non sto dando indicazioni di voto. ho votato l’ultima volta alle politiche del 2006, perché non mi ero reso conto che la legge elettorale porcata di Calderoli rendeva quelle elezioni una farsa; votai Prodi e oggi penso che, se avessi capito per tempo, avrei dovuto astenermi già allora. questo per ribadire che non sto dando indicazioni di voto.

      2bis. però ammettiamo che ci fossero elezioni legittime in Italia; non ritengo sbagliato in questi casi scegliere il male minore. indubbiamente fra Meloni/Salvini e Draghi preferisco essere governato da Draghi. e non ho problemi a dire che tra Berlusconi e Prodi preferivo essere governato da Prodi, pur non condividendo tutto quello che faceva.
      la mia libertà di pensiero e di azione sta nel continuare a criticare anche chi voto per stato di necessità e nel lavorare per un’alternativa, anche dopo averlo eventualmente votato. se non si esce da questa tagliola si finisce per favorire la destra.

      ripeto comunque che per me il problema di questa scelta non si pone, perché anche le prossime saranno soltanto altre elezioni farsa, alle quali il cittadino consapevole non dovrebbe prestarsi a dare neppure la parvenza di una legittimità.

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      • 1. Hai ragione, ma sull’economia non sono mai stato fortissimo. Ad ogni modo, non credo al sovranismo monetarista, tranquillo:-).

        2. … Non lo so. Non credo che in nessuna delle due condizioni verranno fatte cose che condivido: l’unica differenza è che la Meloni e Salvini sono abbadtanza cialtroni da fomentare un’opposizione più forte. Con ciò, non voglio dire che preferisco il contrario. Voglio dire che non preferisco nessuno dei due, e nessuna delle squallide alternative.

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        • la realtà è crudele con noi, caro gaber: non ci consente di scegliere chi possa fare cose che condividiamo, ma soltanto di scegliere chi ci farà meno danno.

          se ci sono le condizioni di una scelta corretta (ma al momento, no), io penso che la scelta del male minore va fatta. ma è sempre molto difficile trovare il giusto punto di equilibrio.

          faccio un esempio per tirarmi la zappa sui piedi da solo: le elezioni regionali sono corrette nell’impostazione e a queste voto. alle ultime ui in Lombardia ho votato Gori, PD, piuttosto che Fontana, Lega.
          col senno di poi e visto quel che ha combinato Gori, sindaco, a Bergamo, con la pandemia, avrei fatto bene a non votarlo. però allora mi sembrava giusto almeno un voto contro.
          ora continuerei a votare contro Fontana, la prossima volta; ma non voterei più Gori comunque.
          ma pare che intendano offrirmi il sindaco di Brescia, la prossima volta, ahha.

          Sala sindaco a Milano, invece, non lo avrei mai votato comunque,

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            • a me pare che la scelta non dipenda tanto dal livello del voto, quanto dall’importanza che si dà alle questioni in ballo e soprattutto dalla convinzione che il voto possa determinare davvero delle scelte.

              per esempio, se ritengo che la parità di diritti delle minoranze o l’integrazione degli immigrati sono davvero importanti e soprattutto che votando certe forze politiche posso effettivamente migliorare le condizioni di questi gruppi sociali, sarò indubbiamente indotto a votare. se invece penso che si tratta soltanto di opposte propagande cattura-voti che non modificano il quadro delle scelte reali, sarà forte l’impulso ad astenersi.

              ammetto però che i condizionamenti esterni dei poteri reali si fanno un po’ meno pesanti via via che l’ambito decisionale si restringe: a livello di comune è più facile che ci sia un sindaco come Mimmo Lucano, mentre uno come lui non potrà mai diventare capo del governo.

              per inciso, questo è anche uno dei motivi per cui molti poteri sono stati trasferiti dalle Province alle Regioni recentemente: per controllare meglio anche le decisioni in sede locale.

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  2. Un’analisi molto particolareggiata e in gran parte condivisibile… tuttavia, per vedere se davvero l’approccio di Draghi alla pandemia è stato efficace bisogna vedere cosa ci prospetta il prossimo futuro: solo pochi giorni fa lui dava la pandemia per “quasi finita”, cosa che ora con la risalita dei casi in quasi tutta Europa sembra un po’ meno certa…
    Per il resto, Draghi ha sicuramente delle qualità, anche se umanamente lo trovo inquietante, ma soprattutto è un rappresentante dell’alta finanza e come tale agisce.

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    • anche io condivido le tue osservazioni, e ti ringrazio del commento.

      direi tuttavia che Draghi non è direttamente un rappresentante dell’alta finanza, anche se ci ha certamente collaborato; ma per la maggior parte della sua vita è stato un esponente di istituzioni finanziarie pubbliche, com la Banca d’Italia o la Banca Centrale Europea, e come tale un autorevole rappresentante dell’interesse collettivo.

      va da sé, poi, che questa funzione non arrivi a svolgerla se quanto meno non medii tra interesse degli stati e interessi della grande finanza privata, soprattutto americana.

      credo che sia giusto sottolineare, contro ogni culto da uomo della Provvidenza, che Draghi ha indubbiamente ottime competenze in campo finanziario, ma non certamente in campo sanitario.

      purtroppo anche il ministro della Salute Speranza ha fatto studi economici. e dunque in campo sanitario siamo stati guidati da due esperti di economia, da ultimo affiancati da un generale, come ben si vede.

      in un paese immaginario, il ministro della salute economista si sarebbe dimesso per lasciare il posto ad un esperto di epidemie; vero è anche che con gli esperti che in genere ci ritroviamo…, primari che sappiamo bene con quali criteri vengono scelti…
      certo, avere avuto un Crisanti a capo del Ministero avrebbe voluto dire che la salute veniva anteposta all’economia, non sia mai.

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    • è veramente incredibile!
      viviamo in uno stato che si indebita per permettere ai cittadini di spendere.
      panem et circenses…

      e qui non sono tanto sussidi a chi non ha, ma proprio a chi ha…

      dev’essere il volto aggiornato del populismo…

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