in morte di Lucio, un amico suicida. – reblog 2011

Cor-pus

29 novembre 2011 martedì    18:19

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                                      La vita è una sequenza di avvenimenti, di cui l’ultimo, a volte, è capace di cambiare senso all’insieme.

                                      Italo Calvino

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il mio professore del ginnasio (il professore del ginnasio era per definizione il professore di lettere, ci passavi assieme 18 ore la settimana) ci diceva che per capire chi fosse veramente un uomo, occorreva vedere come moriva – diceva proprio così; avrebbe potuto dire anche per capire chi fosse una donna, ma la frase non suonava abbastanza bene.

oggi penso che riassumesse in questa frase la sua esperienza di giovane fascista del ventennio che aveva finito col fare prima il soldato e poi…

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9 commenti

  1. Troppa roba ci hai messo dentro per commentare 🤔 però nelle ultime righe mi sono commossa! E penso ad un senso di solitudine, nonostante l’aver vissuto tanto intensamente, che forse coglie tutti ad un certo punto della propria vita. Penso che magari colga meno quelli che credono in un dopo dopo questa vita.
    Rispetto alla depressione e al suicidio, secondo me, si è lucidi prima della depressione… quando si ha la sensazione di aver capito e “sentito” abbastanza, anzi troppo, allora si è profondamente lucidi, e la troppa lucidità sfocia in depressione e molte volte in suicidio… come se ormai si fosse capito abbastanza della vita (così si crede) e per questo la propria vita sulla terra si potrebbe anche concludere. Eppure, hai raccontato della donna che si è uccisa perché disperata per il fatto che la morte a 100 anni e passa non la venisse ancora a trovare… forse aveva ancora qualche lezione da imparare? 🤔
    Sono comunque molto interessanti le storie di tutte le vite che hai raccontato! In particolare quella dell’uomo che se si fosse appisolato, allora sarebbe morto sicuramente per emorragia interna; allora condivido di più la frase che hai detto tu piuttosto che quella detta dal tuo prof. … e per ironia della sorte, questa vita beffarda ha fatto morire il tuo prof in una maniera che sarebbe comica se non fosse vera e perciò tragica.
    Penso comunque che il suicidio sia una cosa che passa nella mente di ognuno di noi almeno una volta durante tutta la nostra vita. Può passare per tanti motivi, ed è interessante anche la differenza che hai fatto tra i due tipi di suicidi… deve proprio essere così.

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  2. Un grande articolo, in breve il riepilogo di una vita, sono d’accordo, non siamo e non possiamo più essere quello che siamo stati, anche chi pensa di esserlo si illude. Alla lunga però saremo morti tutti, affrettarci è inutile, almeno spero di continuare a pensarla così anche fra un po’… Noto che più recentemente hai analizzato più criticamente la figura di Magri, forse continuando su questo post criticavi anche la tua? Forse lui, come nel ’73 (oggi sul Manifesto era riproposto un suo articolo abbastanza profetico), sapeva qualcosa che la gente comune non sa. O non aveva più voglia, e basta…

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    • sono fortunato ad avere un lettore attento come te, e anche di ricevere sollecitazioni come questa.

      sì, effettivamente noi moriamo decine di volte nella nostra vita, ci trasformiamo in persone diverse, e senza neppure accorgercene; un blog vissuto intensamente è qui a dimostrarcelo, se ce ne fosse ancora bisogno. e questo dovrebbe aiutarci a vivere meglio il distacco anche dall’ultima vita che ci resterà: sarà davvero quella che dovrà essere rimpianta di più? non faremmo meglio a rimpiangere altre nostre esistenze passate, che sono altrettanto finite ed irrecuperabili altro che per vaghi frammenti di ricordo?

      non so se questo possa essere definito un articolo, troppo disordinato: è stata una confessione a cuore aperto alla quale non ho voluto porre né ordine né legge, favorita dal fatto che allora il mio blog era relativamente più anonimo di oggi: e oggi è un gesto di coraggio ripubblicarla, quando sono identificabile.

      non ho visto che articolo di Magri hanno ripubblicato sul Manifesto, ma posso ben immaginarlo, dato che credo che allora lui abbia dato il meglio in assoluto del suo pensiero, che era anche più libero ed aperto di quello della Rossanda. nel 1973, crisi petrolifera più pubblicazione dei Limiti dello sviluppo, avvenne la svolta che credo abbia posto le fondamenta di tutto il mio modo di vedere il mondo fino ad oggi, e fu Magri il pensatore di riferimento.
      ciononostante io divisi la mia strada dalla sua pochi anni dopo, nel 1976, dopo la nascita del Partito di Unità Proletaria per il Comunismo nel 1974, in cui mi trovavo a disagio: si erano fusi col movimento di quell’altro gigante dimenticato che fu il socialista Vittorio Foa: ma si passava il tempo, nel nuovo partito, a parlar male di lui, tra quelli che venivano dall’esperienza del Manifesto; e su queste basi, del resto, non vidi male, perché il partito andò in malora subito.
      sono quindi stato piuttosto critico, in effetti, di questo nuovo Magri – a proposito di quel che si diceva prima: il vecchio Magri del 1973 era già morto nel 1974… ma all’altro Magri devo illuminazioni fondamentali e gli vorrò sempre bene per questo.

      non so se con questo post criticavo anche me stesso: certamente provavo a fare i conti con un bel pezzo della mia storia, ma non sono pentito di quel che ho fatto né di quel che penso. rimane l’enigma di come io possa ritrovarmi oggi per molti aspetti quasi agli antipodi di chi condivise con me un bel pezzo di quel percorso. ma poi le motivazioni individuali restano sconosciute, e forse eravamo compagni di strada apparenti, nel senso che ciascuno di noi cercava scopi diversi, e quindi le strade si divisero necessariamente.

      ma poi introduci anche il tema della depressione (lo avevo fatto anche io, del resto): dico soltanto che rimane un enigma nella sua struttura; ne sono stato testimone diretto ravvicinato per una persona cara che ne è stata quasi travolta, ma oggi è fortunatamente riuscita a riprendersi almeno in parte. per quanto riguarda me, è un fenomeno che sfugge ad ogni interpretazione razionale: salvo forse dire che tutti dovrebbero essere molto depressi se guardassero in faccia la realtà, che si vive solo nutrendosi di illusione e di fede in se stessi, totalmente irrazionali; e, se questa follia viene a mancare, la vita non appare degna di essere vissuta.

      ma, con questo, so bene, per quel che riguarda me, di avere il dovere morale di provare a vivere fino ad ottant’anni, visto che ho fatto un mutuo che scadrà allora, e non vorrei lasciarlo da pagare ai miei figli…, ahah.

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      • Sì, l’articolo dovrebbe essere del ’74, alla luce della prima crisi energetica… tra l’altro questi giorni c’è stato una riunione a Rimini di ex Psup che hanno parlato di Magri, come mai non sei andato? 😁 Scusa se scherzo, io non vado nemmeno alle riunioni dei compagni di scuola per non trovarmi con persone con cui non ho più niente a che fare, figuriamoci la politica… per il mutuo, a pagare e morire c’è sempre tempo! E poi quando si ha i debiti è chi deve prendere i soldi che prega che non ti capiti niente…

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        • credo che comincerò anche io a disertare le cene dei compagni di classe, dopo l’attacco vaccinista subito nella chat di whatsapp.

          ma a quella riunione di reduci del PdUP c’era anche il giovane, silenzioso e timidissimo Gentiloni, che ben ricordo alle riunioni? ahaha.

          no, non direi che non ho più niente a che fare politicamente con loro: del resto la storia dei cinquant’anni successivi ha dimostrato esiti completamente differenti da persona a persona; però diciamo pure che mi basta seguirli da lontano. e soprattutto in questo momento: immagino che i partecipanti saranno stati tutti vaccinati. e quindi i manifestardi che non si sono vaccinati di sicuro non c’erano, ahha.

          – nel mio caso, no no, la banca si è ben garantita sui figli: è per loro che devo tirare avanti ancora un po’ ;-).

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            • nel Manifesto era di sicuro, sempre che non mi confonda invece con qualche riunione del Movimento Studentesco di Milano.
              anche dalle sue biografie online risulta che partecipò all’occupazione del Liceo Tasso a Roma a 16 anni (che cazzate non si fanno a quell’età! e chi non le fa allora, le fa dopo) e fuggì di casa partecipare a una manifestazione a Milano. io credo che potesse essere quella enorme davanti al Politecnico di Milano del 12 dicembre 1971, che fu anche contro l’ipotesi di eleggere Fanfani alla presidenza della repubblica.
              siccome ha sei anni meno di me, allora avrà avuto 17 anni. è ovvio che io me lo ricordi a qualcuna di queste riunioni come un ragazzino insignificante (anche se già segnalato per la nobile famiglia d’origine).
              da queste biografie ricavo che ebbe un qualche ruolo anche nelle elezioni del 1976, quelle della svolta a sinistra, che videro il grande successo relativo del PCI di Berlinguer, e dove si presentò anche Democrazia Proletaria, un cartello elettorale tra il Partito di Unità Proletaria per il Comunismo, il Movimento Lavoratori per il Socialismo (già Movimento Studentesco di Capanna durante il Sessantotto) e Avanguardia Operaia (AO), con l’aggiunta all’ultimo momento, anche di Lotta Continua;
              presero, anzi prendemmo, l’1,5% dei voti e 6 deputati, di cui tre del Manifesto, la corrente di maggioranza nel PdUP, tra cui Magri. invece Foa, della minoranza del PdUP, che risultò eletto, rinunciò al seggio.
              mi pare abbastanza ovvio che l’anno dopo io mi ritirassi da questo modo di fare politica. lui invece ne fece il suo trampolino di lancio.

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                • ahah, ti ricordo come risposi da bambinello in seconda elementare all’ispettore scolastico che si complimentava. domandò che cosa vuoi fare da grande e sentita la risposta: il prete, mi disse: allora diventerai certamente vescovo. ah no! replicai io: io voglio fare il papa (sei anni…, neh).

                  quindi senatore no, è troppo poco, e poi ce n’è già uno in famiglia, un cuginetto della generazione successiva alla mia peraltro, anche se quasi coetaneo: che scelse Craxi per tempo e poi fece il salto della quaglia con Berlusconi, finendo a difendere il peggiore integralismo cattolico trevigiano.

                  e pensare, se avessi di questi rimpianti, che avevo cominciato bene, scrivendo i discorsi a un deputato socialista bresciano mentre facevo l’università, per mantenermi, e bazzicavo col povero Moroni, che deputato lo divenne davvero, ma poi si suicidò perché coinvolto in mani pulite, o forse anche per altri motivi.

                  https://bortocal.wordpress.com/2010/08/06/271-chiara-la-figlia-di-sergio-in-filigrana/

                  guardandomi intorno, non trovo motivi di rimpianto, che dirti? se le mie aspirazioni fossero state queste, mi sarei dato da fare; invece non è che non ci sono riuscito, è che proprio non mi interessava.
                  in genere sono quasi sempre riuscito a realizzare quello che volevo nella mia vita, e dunque sono contento così.

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