tra incesti e zoofilia: le imbarazzanti ipotesi sessuali sul nostro DNA, parte scimmiesco, parte di maiale- 568

abbiamo sempre pensato che l’unione sessuale tra specie diverse non potesse essere feconda e, nel caso che qualcosa nascesse nonostante tutto, che producesse inevitabilmente prole sterile; questo soprattutto sulla base dell’esempio, ben noto all’umanità degli allevatori, dell’unione tra la specie del cavallo e quella dell’asino, che produce un mulo o un bardotto, a seconda della diversa combinazione sessuale, ma entrambi infecondi.

un approfondimento delle conoscenze ha però dimostrato che questo dipende dal fatto che il cavallo ha 32 paia di cromosomi e l’asino 31; quindi l’ibrido viene a trovarsi con 63 cromosomi, un numero dispari che inibisce la fecondità.

ma l’unione sessuale di specie con un numero pari di coppie di cromosomi può invece produrre un ibrido fecondo.

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un caso molto particolare è quello degli animali che possono nascere dall’accoppiamento tra la specie del leone e quella della tigre; vero che questo è quasi impossibile in natura, dato che i due felini occupano habitat molto differenti (e tuttavia convivono nella stessa area nella Foresta di Gir, in India e anticamente coesistevano anche in Persia e Cina.

ma da un incrocio tra un leone maschio e una tigre femmina nasce il ligre, detto anche litigre o leontigre; invece dall’incrocio tra un tigre maschio e una leonessa nasce il tigone.

il ligre non è una vera e propria specie, dato che gli esemplari maschi conosciuti soffrono di azoospermia, cioè sono sterili, perché non hanno produzione di spermatozoi.

ligre maschio

però l’essenziale è questo: sia il leone sia la tigre, come tutti gli altri felini, hanno 19 coppie di cromosomi; quindi l’incrocio non produce un numero dispari di cromosomi, totalmente incompatibile con la riproduzione.

ed infatti, ecco la stranezza: anche se i maschi dell’incrocio fra un leone e una tigre sono sterili, tuttavia le femmine sono fertili e si possono accoppiare con tigri, dando vita al tiligre, o con leoni, dando vita al liligre.

una ligre ospitata dal 2004 allo zoo di Novosibirsk, in Russia, si è accoppiata con un leone africano e nel settembre del 2012 ha dato alla luce una femmina, la prima liligre, e nel maggio 2013 la stessa coppia ha dato alla luce una nuova cucciolata di tre piccoli.

non ho purtroppo notizie di ulteriori eventuali sviluppi.

ligre femmina

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ma questa premessa mi serve per riprendere un tema molto sconcertante che ho già toccato in anni lontani, parlando della ipotesi di un genetista americano che ovviamente è stato messo al bando dalla comunità scientifica ufficiale e considerato poco meno di un pazzo (io rischio di fare la stessa fine, perdipiù non sono neppure un genetista; però l’ipotesi che prospetto è sicuramente destinata a farsi strada poco a poco: e intendo dire a venire studiata seriamente e semmai seriamente smentita; cosa finora mai avvenuta, visto che la smentita si è limitata sinora a qualche sghignazzata).

veniamo al dunque, allora, all’imbarazzante dunque.

è noto, ma non spiegato, che vi sono consistenti somiglianze genetiche fra il maiale e l’uomo; l’ultima conferma in un nuovo studio realizzato presso la Wageningen University, nei Paesi Bassi che ha sequenziato l’intero genoma suino.

la vicinanza del genoma dei suini a quello degli umani aiuta a spiegare che i maiali sono onnivori come noi, che la loro digestione e la fisiologia sono molto simili alla nostra, che la dimensione dei loro organi interni, reni, cuore, pancreas, corrisponde in gran parte a quella degli organi umani.

nel genoma dei suini si sono addirittura trovate alcune varianti genetiche uguali a quelle collegate nei genomi umani ad un aumento del rischio di malattie come obesità, diabete, morbo di Alzheimer e di Parkinson.

è questa somiglianza del resto che rende i maiali un soggetto preferenziale per la ricerca medica che riguarda noi.

e su questa base Gene Mc Carthy ha fatto l’ipotesi che questa coincidenza non sia casuale: che nella storia evolutiva che ha portato alla specie umana in qualche momento abbia fatto la sua comparsa anche il maiale: https://bortocal.wordpress.com/2013/12/03/genemccarthy-non-discendiamo-solo-dalle-scimmie-638/

dunque abbiamo anche un suino, oltre che qualche scimmia, fra i nostri antenati? imbarazzante quel che basta.

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ma il maiale ha 38 cromosomi, 19 coppie; gli umani ne hanno 46, 23 coppie; gli scimpanzé 48, 24 coppie.

quindi l’unione diretta di un maiale e di uno scimpanzé, se riuscisse a produrre un essere vivo, lo vedrebbe dotato di un numero dispari di cromosomi: 43; il che condannerebbe il nuovo essere alla infecondità.

discorso chiuso, allora? per nulla! occorre porsi un’altra domanda.

se non solo gli scimpanzé, ma tutte le scimmie hanno 48 cromosomi, come mai noi umani ne abbiamo solo 46?

dopotutto ne siamo imparentati al punto che si dice, un poco approssimativamente, che ne discendiamo.

se tutte le scimmie hanno 48 cromosomi, è ragionevole credere che l’antenato comune di tutte le scimmie e dei sapiens ne avesse pure 48. come si è potuti passare da 48 a 46?

gli ibridi sono quasi sempre sterili proprio perché il numero di cromosomi è dispari: anche ammettendo che per un caso fortuito, saltasse fuori dal nulla un primo mutante con 46 cromosomi invece che 48, e che non avesse malattie o problemi che interferissero con la sua sopravvivenza, non avrebbe comunque potuto produrre prole fertile, e quindi propagare i suoi geni.

eppure l’uomo ha 46 cromosomi, e il nostro antenato comune con gli scimpanzé 48.

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qualcuno lo spiega così: Andiamo indietro ad un periodo in cui gli umani (o proto-umani, se preferite), avevano 48 cromosomi. In un fortunato, uomo o donna, in una delle due componenti della coppia di cromosomi, i cromosomi 12 e 13 (e che sono ancora i cromosomi 12 e 13 negli scimpanzé) si intrecciarono tra loro alle estremità, formando per la prima volta quello che oggi chiamiamo cromosoma umano numero 2. Questo tipo di fusione delle estremità non è raro come si potrebbe credere: capita in media ad una persona su mille, quasi sempre senza ripercussione per la sua salute, perché nelle estremità dei cromosomi non ci sono geni. Ok, abbiamo quindi un proto-umano con 47 cromosomi invece di 48. Non è ancora abbastanza. Innanzitutto ha bisogno di perdere un altro cromosoma, e, in secondo luogo, deve trovare il modo di spargere in giro i suoi geni, senza ibridizzarsi con proto-umani-48, generando prole sterile.

ma qui abbandono il resto della spiegazione la quale dimostra come, in una situazione di forte endogamia di gruppo, si sarebbe potuto realizzare il passaggio a 46 grazie all’unione sessuale riproduttiva con un esemplare di sesso opposto che avesse la stessa caratteristica; in questo caso la coppia si sarebbe scambiata sempre soltanto la metà del nuovo cromosoma 2, nato dalla fusione dei precedenti 12 e 13, e avrebbe quindi generato un essere con 23 coppie di cromosomi, quindi capace di riprodursi.

coincidenza rara, nonostante tutto.

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ma immaginiamo a questo punto qualcosa di ancora più aberrante e particolare: che questa unione sessuale sia avvenuta tra un proto-umano con 47 cromosomi in numero dispari, e dunque sterile se accoppiato con un esemplare con un numero di cromosomi regolarmente pari, e un suino con 19 coppie di cromosomi; i 47 cromosomi avrebbero potuto suddividersi in 23+24 e solo la prima metà entrare nel gioco della riproduzione cellulare, creando un primo essere con numero medio risultante, pari, di 21 coppie di cromosomi e dunque potenzialmente fertile, magari almeno nella sua componente femminile.

basterebbe un giro di due altre generazioni di incroci ibridi di questo essere speciale nella sua versione femminile con altri umani nella loro versione maschile per portare prima a 22 le coppie di cromosomi e poi a 23.

e qui sarebbe finito il gioco del caso di questa roulette sessuale speciale che avrebbe fatto uscire lo zero tre volte di seguito per fare comparire sul pianeta quell’essere ibrido tra l’aggressività dello scimpanzé e l’ingordigia del maiale, e che si sarebbe autodefinito sapiens sapiens, prima di distruggere l’abitabilità del pianeta che lo aveva casualmente messo al mondo.

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naturalmente ammetto che è molto molto scarsa la possibilità che questa assurda sceneggiatura sia davvero alle nostre spalle come segreto delle nostre origini, ma tuttavia non mi pare sia totalmente impossibile, almeno fino a che non verrà ufficialmente smentita da qualche argomento che io non posso conoscere, ignorante come sono di genetica e non solo.

certamente il grado di probabilità di una vicenda simile è quanto meno simile a quello che nell’intero inutile universo nasca una pianeta abitabile da una qualche forma di vita sulla sua superficie.

ma siccome questo, per qualche decennio ancora, sembra documentato, almeno per il pianeta Terra, allora come possiamo escludere del tutto anche lo scenario precedente di un cinghiale che nelle foreste africane violenta una femmina scimpanzé, mettendo al mondo qualche altra femmina, una delle quali subisce la stessa sorte e la lascia in destino anche alle figlie, le quali si ritrovano da ultimo a mettere al mondo questa specie di scimmia stranissima, priva di pelliccia come un maiale e con un 20 percento di materiale genetico simile a quello dei suini?

e se questo ambito di ipotesi – da studiare ed approfondire – non piace, come credo, allora qualcuno mi spieghi in qualche altro modo questa imbarazzante quota di condivisione del nostro preziosissimo e straordinario DNA con quel cugino di campagna che è la fonte per noi soprattutto di salami e mortadelle.

immagine elaborata personalmente con un programma che mescola visi differenti per farne uno solo; se c’è stata davvero la femmina casualmente feconda nata dall’accoppiamento di un maiale con una femmina di scimpanzé, doveva assomigliare vagamente a questa qui sopra…

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se qualcuno desidera approfondire ulteriormente, sono tornato sull’argomento anche qui:

 una tigre un poco cane, uno scimpanze` un poco maiale – 125 – cor-pus 15·

se l’#uomo-maiale diventa una #chimera – 44 – cor-pus 15·

un porco troppo umano – 349 – cor-pus 15·

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25 commenti

  1. Magari è una stupidaggine, ma ho sempre pensato che sia la madre che il padre passessero ai figli 46 cromosomi, non 23. Nel senso che ne passano metà, ma non come coppie. Cioè se un animale ha 47 passa alla prole 47 per metà, mentre l’altro genitore fornisce l’altra metà sotto forma di 47. In tutto la prole ne ha 47 coppie. In particolare vale per il cromosoma sessuale dal padre che dividentossi a metà sarà X o Y (femmina o maschio).

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    • ti metto il link all’articolo che ha ispirato il mio post:
      http://prosopopea.com/2013/06/08/quando-luomo-aveva-48-cromosomi/

      i cromosomi sono disposti a coppie e nella riproduzione ogni genitore mette a disposizione metà dei suoi cromosomi: la metà di ogni coppia.
      se i cromosomi sono dispari, e non divisibili per due, si dovrebbe pensare che l’animale non riesce a metterne a disposizione metà, e dunque è sterile.

      mi sembra difficile che ogni singolo cromosoma sia diviso…. quando c’è a disposizione una coppia facilmente separabile.

      nell’uomo23 cromosomi dal papà e 23 dalla mamma e si ricostituisce l’unità di 46.

      neppure io che non sono uno specialista so con sicurezza che sia così; me lo ricordo vagamente dal liceo: l’autore dell’articolo lo dà per scontato.
      però da una rapida ricerca con google pare che le cose stiano esattamente così; si tratta della meiosi.
      nella “meiosi […] si ha il dimezzamento del corredo cromosomico da doppia copia a singola copia. […] Ogni genitore fornisce attraverso la meiosi un corredo cromosomico aploide, ovvero in copia unica, nei gameti […]. La fusione dei due corredi ricombinati nella fecondazione ricostituisce un corredo completo e dà origine a una nuova cellula (zigote) che diverrà un nuovo individuo, ogni volta diverso dai precedenti e dai genitori grazie alla ricombinazione genetica”.

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      • Sì sì… ho sparato una cavolata. Ho avuto un rimorso istantaneo dopo aver premuto “invia”… Haha.
        Diciamo che è più probabile che il maiale possa avere un discendente molto prossimo ai primati che non sia entrato e uscito dalla linea evolutiva del Homo Sapiens. Cioè un animale prima dei maiali e delle scimmie. Lo so quello che intendi invece tu, che siccome siamo senza pelliccia dev’essere per forza perché il maiale ci è entrato anche dopo nella nostra line evolutiva. Ma ci sono anche gatti senza pelliccia. Se ci mettessero i peli saremmo più simili ai gorilla che ai maiali.

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        • il ragionamento che fai funzionerebbe se tutti i primati condividessero col maiale una parte importante del patrimonio genetico.
          ma questo privilegio spetta, tra i primati, soltanto al pan sapiens sapiens (che poi ha voluto ribattezzarsi homo, per mantenere le distanze… 🙂 )

          non è un problema di pelliccia soltanto: è anche un problema di fegato suino trapiantabile, per fare un esempio.

          no, la tua obiezione non regge. non sappiamo come, ma il maiale è entrato davvero nella nostra linea evolutiva e non in quella delle altre scimmie, dove peraltro non era possibile che entrasse per i motivi detti nel post, mentre lo rende astrattamente plausibile l’anomalia genetica umana rispetto agli altri primati, con la riduzione dei cromosomi a 23 coppie,.

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          • https://phys.org/news/2015-09-hidden-evolutionary-relationship-pigs-primates.html#:~:text=True%2C%20it%20does%20show%20that,feasible%20than%20many%20have%20supposed.

            Col traduttore ce la farai a capirlo. In ogni caso pare che anche gli altri primati siano nella stessa situazione nostra riguardo ai suini. In quel articolo si parla di scimpanzé come più probabile.

            Però a pensarci ricordo un episodio del Grand Tour in Sud America in cui Jeremy Clarkson aveva visto delle tradizioni locali molto discutibili… con gli asini 😂. Mai dire mai.

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            • lasciando perdere le asine, per il momento…

              sono due questioni diverse: “i maiali sono più strettamente legati ai primati di quanto si sia generalmente pensato, il che a sua volta suggerisce che un incrocio ibrido tra maiale e scimpanzé è più fattibile di quanto molti abbiano supposto”, come dice Mc Carthy.

              ad una generica e antichissima affinità evolutiva tra scimmie e maiali si aggiunge l’ipotesi specifica e più recente di milioni di anni di un incrocio specifico.

              Mc Carthy insiste che sia stato tra maiale e scimpanzé, ma a me pare più probabile che sia avvenuto invece tra in una delle prime specie di ominidi che si erano già differenziate.

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  2. I tuoi argomenti mi paiono un po’ capziosi, per quanto trovi affascinantissima l’ipotesi che tra i miei antenati io possa vantare un maiale (o forse sarebbe meglio dire un cinghiale, visto che il roseo suino non è che la forma addomesticata del suo ben più irsuto e iracondo cugino), specie che trovo tra le più rispettabili del creato :-).

    Questo non è l’unico modo per spiegare come abbiamo fatto a passare da 48 a 46 cromosomi (se poi si può dire che ci siamo davvero “passati”), ed anzi, stante il crossing over che è una realtà ben dimostrata, l’altra teoria che hai spiegato mi sembra assai più probabile; per altro, che siano esistiti ibridi tra i primi ominidi e le scimmie è ormai qualcosa di più di una teoria in ambito scientifico (ne leggevo già anni fa sulle Scienze). Ma è il tuo discorso “probabilistico” che mi lascia perplesso: uno, perché dato un numero sufficientemente lungo di anni, ogni cosa che POTREBBE accadere, accade; due, perché la probabilità che uomo e ominidi si ibridino deve tenere conto anche di quella che si formi un pianeta dove la vita sia possibile: la prima cosa non è indipendente dalla seconda. Quindi la probabilità è assai più bassa.

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    • il post appartiene alla categoria del brain storming e non ho difficoltà ad ammettere che la concreta ipotesi tracciata è troppo capziosa, come dici anche tu e come del resto ammettevo anche io nel post.

      il post è nato dall’incontro casuale con questa informazione che ho messo all’inizio, cioè della possibile fecondità (anche solo parziale) di incroci tra specie diverse purché la somma dei cromosomi dell’individuo generato sia pari.

      faccio ancora una premessa: sono pienamente convinto che il maiale ha qualcosa a che fare con la storia evolutiva della specie umana: non si può spiegare in nessun altro modo una presenza di analogie genetiche tra uomo e maiale così’ consistente e assente nelle altre scimmie antropomorfe.
      (con buona pace di Darwin che dovette passarne non so quante per avere solo affermato che vi era una parentela evolutiva degli uomini con le scimmie; figuriamoci se avesse tirato di mezzo anche il maiale! ma del resto un secolo e mezzo fa non c’erano gli strumenti per farlo).

      mi è venuto quindi in mente di verificare se l’idea di Mac Carthy di un passaggio riproduttivo in cui era coinvolto anche il maiale usciva rafforzata o indebolita da questa osservazione, pensando che potesse essere la spiegazione della nascita della specie homo sapiens.
      e invece no, sono rimasto deluso, perché l’unione dei 19 cromosomi singoli ricavabili dalle cellule del maiale e dei 24 delle scimmie produce un numero di cromosomi dispari (43).
      a questo punto mi sono avventurato in ipotesi che io stesso giudicavo spericolate, per salvare comunque l’ipotesi.

      grazie alla tua critica ho ripensato meglio alla faccenda ed ora ho un’ipotesi molto più semplice.
      la mescolanza genetica col maiale non è avvenuta alla formazione della specie umana, ma soltanto dopo che questa si era già formata.
      in altre parole, prima è necessario il processo di riduzione dei cromosomi dai 48 scimmieschi ai 46 umani, per fusione casuale di due coppie di cromosomi delle scimmie e solo DOPO, quando i cromosomi umani erano già diventati 46 per un processo autonomo che si era consolidato per via endogamica (cioè attraverso l’incesto) come spiega questa nuova teoria, è avvenuto ANCHE che diventasse possibile che nascesse prole feconda dalla unione della nuova specie col maiale (anche nella sua versione cinghialesca… ;-)): in questo caso, infatti, abbiamo che i 19 cromosomi del maiale unendosi ai 23 dell’homo sapiens, producano un totale di 44 cromosomi, cioè un numero pari compatibile con la fecondità.

      il che spiegherebbe del resto perché la fusione non era possibile in precedenza tra maiale e scimmie.

      ci si potrebbe chiedere allora dove è finita questa nuova specie a 44 cromosomi, ma si può rispondere facilmente che è stata totalmente riassorbita dalla specie homo sapiens… attraverso incroci multipli successivi.

      in realtà neppure questa seconda ipotesi risolve del tutto le contraddizioni (perché la fusione di 22 cromosomi con 23 dà di nuovo un numero di cromosomi dispari…), però è sicuramente un po’ meno macchinosa della precedente.

      e soprattutto potrebbe dimostrare che la comparsa della specie umana non è una evoluzione necessaria verso l’intelligenza e il dominio del mondo delle specie scimmiesche, ma è totalmente casuale, anzi dovuta ad incidenti, forse addirittura due ed entrambi assolutamente improbabili.

      del resto questo è evidente di per sé se si pensa che delle varie piattaforme continentali del pianeta solo due, quella africana e quella asiatica, hanno visto la comparsa delle scimmie antropomorfe (e sempre che quelle asiatiche siano autoctone), ma soltanto quella africana ha visto la nascita delle varie specie e sottospecie homo, che poi si sono diffuse nel resto del mondo

      – non mi è molto chiara, invece, la tua seconda obiezione:

      1. dato un numero sufficientemente lungo di anni, ogni cosa che POTREBBE accadere, accade; certo, ma gli anni che abbiamo a disposizione sono davvero pochi per una successione di eventi altamente improbabile. ho fatto l’esempio dei tre zero consecutivi alla roulette. certo che inevitabilmente accade, ma quanto tempo occorre perché si realizzi una possibilità pari a 1 : 91 * 91 * 91? indicativamente, lanciando ininterrottamente il dado ogni 10 secondi, bisognerebbe giocare circa 100 giorni ininterrottamente.

      ma in universo infinito queste limitazioni non ci sono, e dunque TUTTO si realizza. poi naturalmente diventano reali soltanto gli universi nei quali qualcuno è in grado di osservarli e nella misura in cui è in grado.

      quindi, sarebbe facile obiettare che in questo caso nessuna ipotesi è impossibile soltanto per il fatto di essere altamente improbabile.
      se occorre l’inverosimile perché l’uomo nasca e l’universo è almeno potenzialmente infinito, l’inverosimile certamente accade, in una specie di legge di Murphy capovolta…

      non so se è questo che volevi dire.

      2. dici: perché la probabilità che uomo e ominidi si ibridino deve tenere conto anche di quella che si formi un pianeta dove la vita sia possibile: la prima cosa non è indipendente dalla seconda. Quindi la probabilità è assai più bassa.

      nell’ipotesi dell’universo, anzi del pluriverso, potenzialmente infinito, questa obiezione è irrilevante, come appena detto.

      piuttosto c’è da osservare che la superficie planetaria è certamente il luogo meno adatto possibile alla formazione della vita, la quale è probabilmente diffusa anche nel nostro universo in forme molto diverse dalle nostre, ma al di sotto delle superfici planetarie, in aree più protette.

      più si allarga la nostra conoscenza dei sistema planetari più ci rendiamo conto che la nostra galassia è anomala, che il nostro sistema planetario è molto particolare, che la Terra stessa è nata nella sua forma attuale per l’incidente che l’ha spezzata in due, generando la Luna.

      insomma non soltanto l’uomo è il frutto di uno o più incidenti del percorso evolutivo, ma la Terra stessa è una anomalia perfino nel nostro universo, quello osservabile da noi.

      grazie della discussione, naturalmente.

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      • Il fatto che uomo e maiale abbiano tanto in comune potrebbe essere spiegato pure con la presenza di un antenato comune (certo, difficile spiegare perché è in comune con noi e non con le scimmie…); tieni conto poi che l’ibridazione tra specie non pone problemi solo a livello puramente “cromosomico”, ma anche, ad esempio, di specifici enzimi che sono necessari allo spermatozoo per penetrare la cellula uovo e quindi fecondarla (potrei non aver delineato il meccanismo esattamente, ma ricordo che esisteva questa problematica: insomma, ad ogni modo si fa difficoltà ad applicare il rasoio di Occam).

        Sulla seconda obiezione: concedevo che quello che ipotizzi non è del tutto impossibile, posto che nel nostro universo (anzi, nei nostri universi) tutto è possibile; d’altronde, questo non basta a “dimostrare” qualcosa, e neppure a rendere una teoria “interessante”. Riguardo le probabilità condizionate: perché si sviluppi una forma di vita che definiamo ominide, ed una che definiamo maiale, e perché queste due forme di vita possano incrociarsi e generare prole feconda (e sto semplificando al massimo) è necessario che si siano formati il nostro universo, il nostro pianeta, che su di esso si sia generata la vita e sia arrivata fino a quelle due specie. Tutte probabilità di cui tener conto, nel computo totale: per dire che il fatto che sia successo è molto più improbabile rispetto al “semplice” fatto che si sia generato l’universo, che tu citavi ad esempio della possibilità di accadimento di eventi improbabili (che poi: che le cose conducessero ESATTAMENTE a questo universo era assai improbabile; ma che conducessero AD UN universo lo era molto meno).

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        • l’antenato comune tra uomo e maiale ma non tra maiale e altri primati regge poco; le altre difficoltà sono consistenti e di recente anche Mc Carthy ha voluto sottolineare che la sua per ora è soltanto una ipotesi, una linea di ricerca. da non abbandonare a prescindere, però.

          non intendo dire che nel nostro universo tutto è possibile; tutt’altro, moltissimo è proprio impossibile. ma il problema non è questo, è invece che quello che esiste è a sua volta talmente improbabile da risultare quasi impossibile.
          è già altamente improbabile che si sia formato un pianeta come la Terra; sa sempre abbiamo considerato la sua esistenza la cosa più ovvia del mondo, ma più cresce la nostra conoscenza dell’universo che ci circonda, più ci rendiamo conto che solo un concorso incredibilmente straordinario ci circostanze gli ha consentito di formarsi e di esistere tuttora.
          è evidente che, a partire da questo dato di fatto, è sicuramente altrettanto straordinario e quasi incredibile anche che su questo incredibile pianeta siano comparse delle specie umane e che una sia sopravvissuta fino a noi.
          questo ordine di probabilità (o di improbabilità) è talmente ridotto da apparire dello stesso ordine di grandezza del precedente; ma se poi si deve combinare col precedente, moltiplicandosi statisticamente, dà origine ad una possibilità talmente infinitesimale da essere quasi pari a 0. una volta ho provato a mettere a confronto il possibile numero teorico di pianeti nella nostra galassia con la somma dei fattori che indicano quanto questi pianeti possano essere simili a Terra e ne è risultata una possibilità inferiore ad 1. il che dovrebbe portarci ad ammettere che la Terra semplicemente non può neppure esistere. e in questo modo si risolve anche il paradosso di Fermi sugli alieni.
          e tutto questo a prescindere dal fatto che possa esserci davvero stata nella storia evolutiva umana una parentesi occasionale suina. sarebbe un fatto totalmente casuale, certamente. ma non inciderebbe più di tanto sulla casualità della nostra esistenza che resta enormemente improbabile lo stesso.

          è difficile non sottrarsi ad un senso di sgomento di fronte ad una situazione simile, e l’unico rimedio alla disperazione conoscitiva che ci prende è di rinunciare all’idea che esista soltanto questo universo particolarissimo fatto per noi, ma pensare che tutti gli universi possibili esistono in qualche modo, anche se in modi di esistenza che non esistono per noi e dal nostro punto di vista.

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            • indubbiamente; l’universo probabilmente pullula di forme di vita eterogenee e per noi neppure immaginabili (da qualche tempo si parla di forme di vita possibili fra le nubi di Venere, pianeta considerato altamente inospitale per le sue temperature di centinaia di gradi sulla superficie).

              però questo non risponde allo sgomento che ci prende a considerare quanto sia statisticamente improbabile una forma di vita come la nostra, che poi, diciamolo, è l’unica che davvero ci pone delle domande.

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              • Ah be’ certo, la questione è filosofica e non scientifica. D’altronde se l’evoluzione (cosmologica, geologica e biologica) non ci avesse portato proprio qui il problema neppure ce lo porremmo.

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                • intendo dire, perché capisco di essere rimasto probabilmente oscuro, che nell’idea stessa di evoluzione si riconosce un movimento che tende ad uno scopo.

                  se invece dovessimo pensare che il mondo è soltanto il ribollire caotico del caso e che noi siamo una di queste bolle del caso, estemporanea e provvisoria, anche l’idea stessa dell’evoluzione ci sembrerebbe una specie di variante della fede fanciullesca in Babbo Natale.

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                  • Hai mai letto “Il caso e la necessità” di Jacques Monod? È uno dei libri scientifici migliori che siano mai stati scritti ed affronta esattamente (anche) questo problema.

                    (L’evoluzione non presuppone affatto il finalismo. Anzi).

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                    • certamente, lo lessi quando uscì; poi non l’ho più riletto, e forse dovrei farlo. oserei dire che è stato uno dei libri fondanti della mia visione della vita.

                      vedi: l’Ottocento stesso ribolle con tutto il suo positivismo dentro il termine stesso di evoluzione che contiene in se stesso il finalismo.
                      dovremmo parlare di adattamento e non di evoluzione.
                      e renderci anche conto che le forme biologiche diventano sempre più complesse semplicemente perché l’ambiente al quale devono adattarsi diventa sempre più ostile e difficile.
                      la formazione di esseri più complessi è un segno di fragilità della vita e non di forza; del resto le specie umane ne sono la prova: in quanto più evolute sono le più fragili e la maggior parte si è già estinta, mentre l’attuale, l’ultima sopravvissuta, è prossima a fare la stessa fine.

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                    • Vedi che però anche tu sei contagiato dallo stesso finalismo? Parli di adattamento e dici che le forme di vita “cambiano” in rapporto all’ambiente; ma la teoria dell’evoluzione (che di per se non è un termine positivo) non dice questo: dice che avvengono cambiamenti casuali, che poi la natura brutalmente seleziona.

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                    • sì, d’accordo; ma questo meccanismo dei cambiamenti casuali che poi si selezionano sulla base del più adatto lo do per scontato.

                      ma Darwin pensava che l’evoluzione avesse in se stessa la spinta positiva verso il miglioramento (non si rendeva conto che l’ambiente stesso non è stabile, pensava che restasse sostanzialmente uguale).
                      Monod già sostituisce all’evoluzione darwiniana, come strumento dell’eterno progresso, l’idea della totale casualità dei cambiamenti, che appaiono privi di una loro intrinseca tendenza al miglioramento.
                      oggi forse i tempi sono maturi per ammettere che la spinta di fondo dell’adattamento ad un pianeta che cambia i suoi parametri vitali spinge verso specie sempre più complesse, quindi biologicamente più fragili.
                      in sostanza l’entropia non è un fenomeno fisico, ma anche biologico e noi siamo una delle manifestazioni estreme dell’entropia biologica, cioè del disordine crescente delle specie.
                      insomma, la linea generale del cambiamento è semmai degenerativa – dal più semplice al più complesso e complicato -, anche se – ovviamente – noi ci vediamo come qualcosa di positivo e consideriamo che ci sia stata una evoluzione finalizzata a creare noi, che saremmo la meraviglia del creato.

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