alle origini dei vangeli secondo Matteo e Luca: alcune idee sulla Fonte Q – 121

da qualche tempo trascuro di continuare ad approfondire le origini cristiane; la cosa è dovuta a svariate cause, che non è neppure il caso di stare ad approfondire, e ad una acuta sensazione di inutilità; ma particolarmente opportuno viene a riscuotermi da questa specie di catalessi un messaggio whatsapp di un caro amico recentemente ritrovato, dopo gli anni del ginnasio e del liceo passati assieme.

15/03/21, 08:56 – Roberto B.: Ciao Mauro, hai scritto qualcosa sulla “Fonte Q”? L’articolo su Wikipedia offre una datazione molto antica “Sebbene una datazione più precisa sia difficile, vi sono alcuni indizi che suggeriscono una data tra il 40 e il 50. La Fonte dei detti nacque come tradizione orale in un ambiente che comprendeva sia predicatori erranti del movimento di Gesù che lo sviluppo di congregazioni locali, dunque un ambiente esistente agli inizi del movimento, addirittura prima della Passione.”. Penso sia interessante approfondire, visto anche che ti stai occupando di Papia (frase di Papia di Ierapoli, uno dei primi scrittori cristiani (c. 125): “Matteo quindi raccolse i detti nella lingua del Signore, traducendoli ognuno come poteva “. Grazie

15/03/21, 10:22 – Mauro: Caro Roberto, grazie del richiamo, sto trascurando gli studi cristiani. della Fonte Q mi sono occupato poco in effetti. Intuitivamente tendo a identificarla con quello che Papia considera il Vangelo secondo Matteo, nel breve accenno del testo originale che tu citi. Sono un po dispersivo ultimamente e la poca concentrazione che mi resta se ne va per il libro sulla storia di Provaglio. Vedrò se riesco a rimediare. Grazie.

siccome solo chi ha approfondito la storia della primitiva letteratura cristiana può saperlo, preciso che col nome Fonte Q si indica un antico testo, a noi non arrivato, che fu utilizzato, assieme al più antico Vangelo secondo Marco (probabilmente nella sue seconda stesura modificata), dai redattori del Vangelo secondo Matteo e di quello secondo Luca. il testo viene ricostruito in via ipotetica, in base appunto alle strette coincidenze letterali di alcune parti di questi due ultimi vangeli; questa ipotesi, avanzata già a fine Ottocento, è oggi comunemente accettata, anche se esistono studiosi che non la accettano; ma a me appare molto plausibile.

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però direi che c’è una logica in questo relativo silenzio di studi approfonditi miei sulla Fonte Q: che dovevo prima risolvere il problema della vera cronologia della vicenda di Jeshuu – che ho definito soltanto recentemente in un modo che mi pare pienamente attendibile – e dovevo prima concludere il tentativo di ricavare dall’attuale Vangelo secondo Giovanni il suo nucleo più originario, quello che ho deciso di chiamare l’Annuncio del Nuovo Regno (Evanghelion nella lingua del tempo), dato che lo ritengo il documento più antico del movimento creato da Jeshuu; ora che sono arrivato a conclusioni abbastanza certe su questi due punti, almeno per me, sono anche in grado di affrontare su basi più solide la ricostruzione del rapporto con quest’altro documento, indubbiamente pure molto antico e anteriore ai vangeli che abbiamo oggi, che viene chiamato la Fonte Q; senza dimenticare che il terzo polo di questo quadro più antico è rappresentato dai Detti di Jeshuu il Vivente raccolti poi nel cosiddetto Vangelo di Tommaso, attribuito al fratello gemello di Jeshuu.

ma prima di tutto provo a raccogliere quello che ho scritto nel tempo sulla Fonte Q; la tediosa ricostruzione viene ad essere una specie di ricostruzione involontaria della progressiva maturazione delle mie idee sul tema; mi sono limitato tuttavia ai tre blog che hanno preceduto questo dal 2005 ad oggi; i post di questo blog dove si parla della Fonte Q si possono ritrovare usando questo link: https://corpus2020.wordpress.com/?s=fonte+Q.

ho usato il motore di ricerca del blog ed estrapolato i singoli riferimenti alla Fonte Q dai vari post, che generalmente si occupano d’altro (in neretto sono indicate alcune integrazioni attuali per rendere più comprensibile il discorso); per la maggior parte si tratta di accenni generici che prospettano, ma senza documentarla in alcun modo, l’identità della Fonte Q con la versione originaria in aramaico del Vangelo secondo Matteo, di cui parla Papia di Hierapolis nella prima metà del II secolo (nn. 5, 8, 9, 11, 12, 13, 15, 17, 18, 27, 29, 30, 34); in un post (n. 6) si avanza anche l’ipotesi che la Fonte Q fosse il Vangelo dei Nazirei o Vangelo degli Ebrei, che sappiamo esisteva, ma non possediamo più; in un intervento successivo (n. 7) si sottolineano alcune affinità col pensiero degli zeloti, i rivoluzionari integralisti anti-romani del tempo; si sostiene che fu scritto per gli ebrei della diaspora (n. 16) in antitesi alla tendenza ellenizzante (n. 17); si esclude la possibilità di identificare la Fonte Q con la raccolta di detti attribuiti a Jeshuu del cosiddetto Vangelo di Tommaso (n. 1), tuttavia (n. 3) si ipotizza la conoscenza di questo da parte dei redattori di quella; altri interventi formulano alcune ipotesi sulla successione cronologica dei testi cristiani più antichi (nn. 2, 4, 17, 20, 22, 24, 41): si tratta di ipotesi che variano nel tempo secondo una evoluzione del mio pensiero sull’argomento; si afferma che la Fonte Q non conteneva riferimenti alla passione (n. 38) né alla resurrezione (nn. 10, 14, 19, 28) né all’ascensione (n. 26) né conteneva la storia del Natale (n. 32); se ne analizza la rigida morale matrimoniale (nn. 23, 25, 31, 42); si dice che conteneva la profezia dell’imminente avvento del regno di Dio in terra (n. 33); conteneva anche il racconto battesimo di Jeshuu ed aveva forma narrativa? (n. 35); si cita la ricostruzione di Robinson (nn. 14, 16, 21); si fa l’analisi del passo sull’uccisione del profeta Zaccaria (n. 36); si cerca di definire il rapporto con gli zeloti (n. 37); si dice che conteneva in forma embrionale il Padre Nostro (n. 39).

è facile rendersi conto che dall’insieme di questi interventi esce un quadro abbastanza ben definito di questo testo, anche se tutti questi aspetti sarebbero da rivedere in modo più organico.

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  1. da un commento a questo post, Sonntag, 04. Mär, 2007

se tu guardi la struttura del Vangelo secondo Matteo, ti accorgi facilmente che esso nasce dalla ricucitura di una rielaborazione del Vangelo secondo Marco con una raccolta di detti di Jeshu (Gesù) – quella detta Fonte Q. all’inizio avevo pensato che questa Fonte Q potesse essere questo stesso vangelo di Judas Tommaso. ma le differenze sono troppe. il compito che mi ero assegnato era un tentativo spericolato di estrarre da Matteo principalmente la famosa Fonte Q e di metterla a confronto con Tommaso. non ho fatto alcuna ricerca sistematica, ma sono arrivato ad alcune prime osservazioni. ti dico la principale. uno degli elementi fondamentali della Fonte Q sono le famose “beatitudini” che nel Vangelo di Matteo sono attribuite al cosiddetto “discorso della montagna”. in Matteo sono nove con una esortazione finale, chiaro contrappunto al decalogo di Mose, quasi una nuova legge morale contrapposta alla antica. in Tommaso sono solo tre. ora è impossibile che Tommaso abbia ridotto le 10 beatitudini della Fonte Q a tre. e molto più facile che la Fonte Q abbia portato da tre a 10 le beatitudini di Judas Tommaso. – rimarrebbe anche l’ipotesi che la Fonte Q e Judas Tommaso non si conoscano. ma alcuni strani abbinamenti e coincidenze ci tolgono anche questo dubbio. – sempre con tutte le incertezze di discussioni cosi precarie, ovviamente.

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2. da un commento a questo post, Sonntag, 07. Mär, 2007

quindi secondo me l’ordine cronologico dei vangeli che abbiamo potrebbe essere questo:

Judas il Gemello (Tommaso)
Matteo originario (= Fonte Q)
Marco
Judas il sicario
Giovanni
Luca
Matteo attuale

(NOTA 2021: manca ancora, in questo tentativo di sistemazione, l’intuizione della stratificazione interna del Vangelo secondo Giovanni)

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3. da un commento a questo post, Mittwoch, 21. Mär, 2007 @ 06:42:23

le beatitudini sono slanci d’amore e non teologia (anche anzi soprattutto nella loro forma originaria, del vangelo di Judas, illuminazioni sparse in mezzo a tante altre illuminazioni e non discorso coerente). indubbiamente i primi cristiani erano molto piu vicini al significato originario della predicazione di quel genio che fu Jeshu. poi a poco a poco sull’amore ha cominciato a sovrapporsi un discorso teologico o filosofico (lo vediamo già nella mano della Fonte Q dei vangeli, che ha cominciato a ricucire assieme in una sequenza le sparse beatitudini citate da Judas nel cosiddetto Vangelo di Tommaso).

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4. da un commento a questo post, Sonntag, 15. Apr, 2007

Matteo, 13, 33:
[33] Un’altra parabola disse loro: “Il regno dei cieli si puo paragonare al lievito, che una donna ha preso e impastato con tre misure di farina perche tutta si fermenti”.
questo passo sembra provenire dalla cosiddetta Fonte Q del Vangelo secondo Matteo, cioe` da un testo antico almeno quanto quello secondo Marco e ci porta molto vicini alla predicazione autentica di Jeshuu.

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5. da questo post: chi era Lazzaro? – 21 aprile 2007

la forma originaria del Vangelo secondo Matteo, che era una raccolta di detti di Jeshuu simile a quella di Judas, cioè al cosiddetto Vangelo di Tommaso, e’ probabilmente il secondo testo che venne messo per iscritto; coincide con la cosiddetta Fonte Q, recentemente studiata qui in Germania, ed e’ confluito nel Vangelo secondo Matteo che abbiamo attualmente qualche decennio piu’ tardi.

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6. da un commento a questo post, Dienstag, 12. Jun, 2007

come sai meglio di me, dai vangeli secondo Matteo e Luca (ancora ignoti a Papia, il primo almeno nella versione attuale) e possibile ricostruire con una fortissima attendibilita, la cosiddetta Fonte Q, cioe un vangelo piu antico, che corrisponde molto alla sintetica descrizione che Papia fa del Vangelo secondo Matteo, prima che in questo venisse incorporata una rielaborazione del Vangelo secondo Marco, integrata da altre fonti. questo vangelo originario attribuito a Matteo, scritto in ebraico, dovrebbe poi essere lo stesso vangelo che da altre fonti viene chiamato Vangelo dei Nazirei o Vangelo degli Ebrei. […] facciamo riferimento quindi ai vangeli piu` antichi, che sono – io personalmente mi discosto sulla base di Papia dalla datazione corrente – il “vangelo” secondo Judas il Gemello, l’Ur-Matteo o Fonte Q, Marco e Giovanni. – tra questi vangeli originari sembra vada inoltre annoverato anche il Vangelo secondo Pietro, scoperto nel 1887, che dovrebbe addirittura precedere Marco, e che appartiene comunque al nucleo dei vangeli piu` antichi degli attuali Matteo e Luca, dato che Papia lo nomina. – non considero invece utili per ricostruire la predicazione originaria di Jeshuu (salvo che per ricavarne appunto la “Fonte Q” o vangelo originario secondo Matteo, di cui parla Papia), gli attuali Matteo e Luca, che si collocano ormai alla meta` del secondo secolo, e sono piuttosto caratterizzati ormai da un tono ampiamente leggendario.

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7. da questo post: le mie intuizioni su [Joshua] Jeshu. 8 luglio 2007

La stretta vicinanza dell’originario messaggio di Jeshuu con le idee caratterizzanti del movimento zelota risulta evidente dal nucleo originario del Vangelo secondo Matteo, comunemente definito “Fonte Q“, che risale all’80 ca: Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo. (6, 25) E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere lanima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e lanima e il corpo nella Geenna. (10, 28) Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada. (10, 34)

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8. da questo post: se la Chiesa mette zizzania. 3 novembre 2007

il detto – il n. 62 del cosiddetto Vangelo di Tommaso manca sia nel più antico vangelo ebraicizzante, oggi perduto, ma ricostruito dagli studiosi (cosiddetta Fonte Q, versione originaria ebraica del Vangelo secondo Matteo?) sia nel più antico vangelo ellenizzante, il Vangelo secondo Marco.

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9. da questo post: la felicita` per gli uomini (secondo Giovanni). 1a parte. 16 dicembre 2007

d) l’Ur-Matteo, come descritto da Papia attorno al 120 d.C., che e` da identificare con la cosiddetta Fonte Q, composto dopo la distruzione di Gerusalemme e quindi attorno all’80 d.C.

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10. da questo post: la Sindone controproducente. 1 febbraio 2008

non parliamo poi della ascensione.
nel vangelo canonico piu` antico, il nucleo di Giovanni, non c’e` proprio; nel successivo, Marco, si tratta di una aggiunta del IV secolo, che nei codici piu` antichi addirittura manca, e quindi e` una falsificazione evidente; anche in Matteo, che deriva combinando Marco con la Fonte Q, manca, a conferma del fatto appena detto, cioe` che mancava anche in Marco.

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11. da un commento a questo post, Sonntag, 10. Feb, 2008:

ritengo che il nucleo originario dei Detti di Jeshu, raccolti dal fratello gemello Judas, e il nucleo del Vangelo che noi chiamiamo oggi secondo Giovanni, ma che a mio parere era invece di Lazzaro, siano antecedenti alla distruzione di Gerusalemme, assieme ad alcuni frammenti della Apocalisse. tutto il resto è del secolo successivo, a parte la Fonte Q, cioe’ l’antico Vangelo secondo Matteo, che Papia conosceva e che risale alla fine del I secolo. tutto il resto è successivo, e anche Marco lo possediamo in una versione manomessa ripetutamente.

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12. da questo post: chi ha scritto il vangelo secondo Giovanni? – 2 marzo 2008

si tratta di una versione perduta del Vangelo secondo Matteo, quella che noi oggi definiamo come Fonte Q.

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13. da questo post: lodi della tolleranza islamica. 23 marzo 2008

Papia, all’inizio del II secolo, non conosce ancora del tutto il Vangelo secondo Luca e parla del Vangelo secondo Matteo in modo da farvi riconoscere non il testo attuale, ma la Fonte Q che esso utilizzò come fece più tardi ancora, ma meglio, anche il Vangelo secondo Luca).

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14. da un commento riportato in questo post, 29.05.08:

successivamente venne scritto il vangelo perduto che ora gli studiosi chiamano Q, e che è stato pure ricostruito recentemente da uno studioso americano, Robinson, mettendo assieme le parti che vennero utilizzate per comporre molto più tardi i vangeli secondo Matteo e secondo Luca e che sopravvivono al loro interno.
è questo il vangelo che era noto come Vangelo secondo Matteo nella prima metà del II secolo (vedi gli scritti di Papia, il primo “storico” delle origini cristiane della prima metà del II secolo), ma era molto diverso dal Vangelo secondo Matteo attuale.
anche questo testo, che appare scritto dopo la distruzione di Gerusalemme e quindi dopo il 70, era una raccolta di detti e di alcuni gesti di Jeshu e non contiene alcun riferimento alla resurrezione.

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15. da questo post: risorge la Sindone? 1 giugno 2008

a proposito di una frase nelle Lettere di Paolo che cita i Detti di Jeshuu il Vivente, o Vangelo di Tommaso, qualcuno potrà dire che sia Judas sia Saul – Paolo – attingevano ad una fonte comune, ad una raccolta più antica di detti di Jeshu. ma ne conosciamo una sola, concretamente, la Fonte Q, l’originario Vangelo secondo Matteo, ma non c’è traccia di questo detto lì.

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16. da commenti riportati in questo post, del 7-9 giugno 2008

Bortocal Saturday, 07. Jun, 2008 @ 17:45:51
posso accettare la tua spiegazione come esclusiva, solo se mi spieghi perché Papia nel 120-140 d.C. scrive che il Vangelo secondo Matteo era una semplice raccolta di detti di Jeshu scritti in lingua ebraica (“Matteo scrisse i detti [del Signore] in lingua ebraica”) e invece non conosce il vangelo in greco che noi utilizziamo oggi.
ora questa raccolta di detti, che si ritrovano ugualmente utilizzati nei vangeli secondo Matteo e secondo Luca, è invece il perduto vangelo detto Fonte Q!
rileggendo questo vangelo come è stato ricostruito, ci ritroviamo nel cristianesimo degli anni 80 dopo Cristo.
manca un bel po’ di leggende tipiche di Matteo, da Betlemme ai Magi.
ma soprattutto, manca ancora la resurrezione!

[xenios] deleted user (Visitor)   Sunday, 08. Jun, 2008 @ 11:20:33
Credo di aver capito che l’attuale vangelo di Matteo fu scritto dopo gli altri tre. Rimane il fatto che gli altri tre furono scritti per evangelizzare il mondo, quello di Matteo per gli Ebrei, e che, per quanto moltissimi anni dopo, quello di Matteo a differenza degli altri dovesse spiegare alla gente del luogo per qual motivo non ci fosse nessuna tradizione orale di un fatto che si presumeva avvenuto in quello stesso luogo cento anni prima!

[xenios] deleted user (Visitor)   Sunday, 08. Jun, 2008 @ 11:22:35
Solo che mi viene in mente in questo momento che in Palestina nel 120 dopo Cristo di Ebrei ne erano rimasti ben pochi! Ti confesso che ci capisco sempre meno! Forse fu scritto per evangelizzare gli Ebrei della diaspora, che comunque avevano nelle loro tradizioni orali qualche accenno a Gesù descrivendolo come un blasfemo e senza riportare alcun riferimento alla sua resurrezione e bisognava comunque spiegargli come mai i loro nonni non ne avevano mai sentito parlare!

Bortocal Monday, 09. Jun, 2008 @ 17:55:39
esatto, l’ultima rivolta ebraica in Palestina è del 134, se non ricordo male e adesso non ho tempo di controllare.
no: solo il Vangelo secondo Matteo originario fu scritto in ebraico per gli ebrei della diaspora.
evidentemente qualche decennio dopo non interessava più a nessuno, e probabilmente conteneva anche qualcosa di oramai imbarazzante, che si voleva cancellare.
quanto agli ebrei rimasti ebrei, oramai il clima era apertamente ostile verso di loro fra i cristiani, prevalentemente pagani per origine culturale: basta pensare che questo vangelo è quello che racconta ampiamente la storia di Barabba, una pia leggenda cristiana antisemita.
rileggiti 15, 13-25 e dimmi se questo era stato scritto per ingraziarsi gli ebrei!
tenendo conto perdipiù che “bar abba” era proprio Jeshuu, dato che questo era il soprannome con cui era conosciuto!
il primo Vangelo secondo Matteo per gli ebrei fu quindi messo da parte e sostituito da questa creativa e fantasiosa “traduzione greca” contro gli ebrei.
appena ho tempo lo pubblico traducendo dal tedesco la ricostruzione fattane da Robinson. – NOTA 2021: il proposito non fu poi realizzato.

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17. da commenti riportati in questo post, del 17-18 settembre 2008

2008-09-17

l’ordine compositivo dei vangeli è il seguente, secondo le mie ricerche: […] 4. Vangelo secondo Matteo (Papia accenna ad un vangelo con questo nome, che è diverso da quello che abbiamo: era un pura raccolta di detti, probabilmente era la Fonte Q, utilizzata poi per la redazione del vangelo che conosciamo, dopo la morte di Papia, e quindi alla metà del II secolo).

2008-09-18

la tradizione evangelica si costituisce attraverso coppie di vangeli contrapposti, che rappresentano lo sviluppo del dibattito “teologico”, ma direi meglio “religioso” tra le comunità cristiane.
detti di Tommaso – Vangelo dei discepoli (prima contrapposizione)
Vangelo secondo Marco originario (ellenizzante) – Fonte Q (o vangelo originario secondo Matteo, descritto da Papia), ebraicizzante
Vangelo secondo Matteo attuale (ebraicizzante) – Vangelo secondo Luca, ellenizzante e costruito unificando Marco e Fonte Q
Vangelo secondo Giovanni attuale (cerca di recuperare la tradizione più antica) – Vangelo secondo Marco rifatto, per adattarlo ai vangeli secondo Matteo e Luca.

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18. da un commento riportato in questo post, Monday, 27. Oct, 2008

il Vangelo secondo Luca utilizza la famosa Fonte Q, un vangelo più antico che era probabilmente l’originario Vangelo secondo Matteo

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19, da questo post: il crocifisso di Gheddafi. 16 novembre 2009

anche l’antica versione del Vangelo secondo Matteo, probabilmente, cioè la cosiddetta Fonte Q, ricostruibile attraverso il confronto fra i due vangeli da essa derivati, non raccontava nulla della morte né tantomeno della resurrezione di Jeshu.

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20. da questo post: il divorzio vietato del Concilio di Trento (il santo divorzio cristiano e il sacramento del sesso, I). 1 marzo 2010

attraverso le mie ricerche degli ultimi quattro anni sono arrivato alla convinzione che, pur nella premessa che tutti questi testi sono stati ripetutamente rielaborati e sono il frutto di manipolazioni successive, l’ordine storico della composizione loro e dei testi loro collegati sia ben diversa da quella tradizionale e che almeno i nuclei originari di queste diverse opere si siano costituiti in questo ordine:

Detti di Jeshu di Giuda il Gemello,
fonte Q (una diversa raccolta di detti di Jeshu, ricavabile dal Vangelo secondo Luca),

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21. da questo post: come Luca sbugiarda Marco e Matteo (il santo divorzio cristiano e il sacramento del sesso, II). 2 marzo 2010

il Vangelo secondo Luca è stato costruito (nella seconda metà del II secolo, secondo la mia ricostruzione cronologica) fondendo fra loro il nucleo narrativo originario del Vangelo secondo Marco con la cosiddetta fonte Q, cioè un vangelo, poi perduto, che consisteva principalmente di una raccolta di detti di Jeshu diversa e contrapposta a quella di Giuda il Gemello.

– nota attuale: questa affermazione va naturalmente riferita alla versione attuale del Vangelo secondo Luca; il nucleo originario, marcionita, la cosiddetta versione abbreviata, ora perduta, risale in realtà a qualche decennio prima, verso il 140 d.C. –

la contemporanea presenza di questa frase in Luca e in Matteo fa pensare che essa appartenesse alla cosiddetta Fonte Q, cioè ad un testo del I secolo sulla predicazione di Jeshu, quello che Papias chiama il Vangelo secondo Matteo; e così, almeno, la pensa James M. Robinson, Jesus und die Suche nach del urspruenglichen Evagelium, Goettingen, 2007

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22. da un commento riportato in questo post, 15 maggio 2010

secondo le analisi che ho ampiamente pubblicato sui miei blog di blogs.it negli ultimi 4 anni, la cronologia dei testi evangelici originari è questa: […]
2. originario Vangelo secondo Matteo (Fonte Q)

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23. da questo post: il ripudio ripudiato di Jeshu (Il santo divorzio cristiano, XII). 11 luglio 2010

ma, insomma, allora c’è una qualche speranza di riuscire veramente a capire che cosa pensava Jeshu del matrimonio, ammesso che ne pensasse qualcosa di particolare? le frasi che questi vangeli gli mettono così ripetutamente e variamente in bocca le ha veramente pronunciate lui? difficile arrivare a qualche certezza, ma prometto almeno di suscitare qualche ragionevole dubbio. intanto vi traccio un quadro delle diverse dottrine attribuite a lui:

Fonte Q (secondo Luca, 16, 18):
Chiunque ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio; chi sposa una donna ripudiata dal marito, commette adulterio.

Fonte Q (secondo Matteo, 5, 32):
Chiunque ripudia sua moglie, [eccetto il caso di concubinato,] la espone all’adulterio e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.
– tra parentesi quadra una evidente glossa, aggiunta nel testo

[…] l’insegnamento che il Vangelo secondo Marco attribuisce a Jeshu è quasi identico alla lettera a quello che gli attribuisce Luca, cioè la Fonte Q; nello stesso tempo in Marco si definisce questo insegnamento come esoterico, cioè dato esclusivamente ed in segreto ai discepoli: come è possibile che questo insegnamento fosse segreto se faceva parte già della Fonte Q? e se questo passo nel Vangelo secondo Marco è un inserimento tardo, come abbiamo appena visto, allora questo non è un solido indizio che questo insegnamento nella stessa Fonte Q fosse frutto di una manipolazione? rimane però pur sempre la possibilità che questa limitazione sia riferita alla particolare forma antiromana che l’insegnamento di Jeshu aveva assunto in Marco.

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24. da questo post: oltre la distinzione dei sessi nei Detti di Jeshu di suo fratello gemello Giuda Tommaso (Il santo divorzio cristiano, XIII). 15 agosto 2010

prima di Papia sarebbero esistiti solo il Vangelo secondo Marco (nella sua forma originaria, diversa dall’attuale), poi quello dei discepoli, che venne trasformato nel Vangelo secondo Giovanni nella stessa cerchia di Papia, e quello secondo Matteo (la Fonte Q?) nella forma di semplice raccolta di detti.

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25. da questo post: conclusioni: il sacro orgasmo cristiano (Il santo divorzio cristiano, XV). 29 agosto 2010

ora il primo punto da mettere in evidenza è che invece di divorzio Jeshu non si è mai occupato, per la semplice ragione che la società ebraica alla quale apparteneva non conosceva questo istituto; Jeshu si è occupato solamente di ripudio. la differenza è fondamentale. la testimonianza più antica a riguardo sta in uno dei detti della Fonte Q, probabilmente la versione originale autentica del Vangelo secondo Matteo, ora confluita nella versione attuale di questo vangelo, per comodità espositiva nel cosiddetto discorso della montagna (mai tenuto). in questo vangelo Jeshu viene presentato come un maestro ebreo, interprete particolarmente rigorista della morale ebraica posta a fondamento della monarchia teocratica (“il Regno dei cieli”, così definito per il divieto ebraico di nominare Dio): dopo avergli fatto dire “Non pensate che io sia venuto ad abolire la legge o i profeti, non sono avvenuto ad abolire, ma a completare” (5, 17) – evidente polemica contro tesi di questo tipo che evidentemente circolavano fra i suoi seguaci (nelle lettere attribuite a Paolo se ne trova l’eco) – e dopo avergli fatto aggiungere, per dare un assaggio di che cosa si deve intendere per questo “completamento” “Voi sapete che è stato detto “Non commettere adulterio”. Ma io vi dico che chiunque avrà guardato una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore” (5, 27), ecco che una tesi morale altrettanto rigida e disumana gli viene attribuita sul ripudio: È stato pure detto “Chiunque rimanda la propria moglie, le dia il libello del ripudio”; ma io vi dico: Chi manda via la propria moglie (…) l’espone all’adulterio (…)” (5, 31-32)

ora, pur nel delirio integralista che configura questa parte del discorso della montagna, che attribuisce in alcuni punti a Jeshu la precisa volontà di negare la natura umana, è abbastanza evidente che qui Jeshu propone semplicemente un atteggiamento umano di comprensione verso la moglie con cui non si va d’accordo, non dà alcuna legge morale rigida, non nega neppure il diritto del ripudio, ma semplicemente evidenzia la situazione sociale di rischio e di abbandono in cui si metterà la donna ripudiandola, costringendola, per sopravvivere, al rischio dell’adulterio. in poche parole, qui Jeshu sta criticando l’istituto maschilista del ripudio, non si sta occupando del divorzio dei coniugi, e ricorda agli ebrei sposati che è bene non ripudiare la propria moglie per non metterla in una situazione difficile. ma quando Jeshu invita a non guardare una donna per desiderarla oppure a non ripudiare la moglie per non esporla a rischio di adulterio, sta forse emettendo delle leggi che dovranno essere rispettate nel nuovo regno teocratico oppure sta semplicemente proponendo un nuovo atteggiamento morale che devono assumere i seguaci del movimento volto ad instaurare questa nuova monarchia? Jeshu pensa forse di estendere la lapidazione prevista per gli adulteri dalla Bibbia ebraica anche a coloro che avranno guardato una donna con desiderio? sta vietando positivamente di applicare la legislazione mosaica del ripudio? ma come sarebbe possibile, visto che si dice che è venuto a completare – con un nuovo atteggiamento morale – la legge mosaica stessa, ma non a cambiarla? insomma, perfino nella versione più antica dei vangeli accettati dalla chiesa ufficiale, che lo presenta come un maestro ebreo rigorista, Jeshu non solo non si occupa affatto di divorzio, ma non rifiuta neppure in assoluto il ripudio.

il problema nacque nel momento in cui nella comunità dei suoi seguaci si diffuse l’atteggiamento di volere assumere dagli insegnamenti di Jeshuu un sistema di precetti, e la comunità stessa si divise. alcuni vollero ricavare dalla sua predicazione delle nuove norme strutturate di comportamento, che risultavano a questo punto ancora più maniacali e totalizzanti di quelle cosiddette mosaiche, codificate da Esdra nel V sec. a. C., fino al punto da estendersi dalla sfera esteriore ed oggettiva dei comportamenti a quella interiore e soggettiva del pensiero: erano seguaci legati in questo alla precettistica ebraica di cui il fariseismo era stato una importante espressione, combattuta da Jeshu proprio per questo, ed erano incapaci di liberarsi di questa mentalità prettamente ebraica e farisaica. altri invece avevano colto nelle parole di Jeshu soprattutto lo spirito libertario di rifiuto della mentalità precettistica, e non per sostituirla con un’altra, e richiamarono nella loro predicazione il superamento della legge formale in nome della libertà interiore (“dello spirito”), sottolineando che la salvezza sarebbe venuta dall’amore e non dalla legge. una dura lotta oppose queste due tendenze agli inizi del movimento cristiano, ma la prevalenza e il dilagare della prima fu assicurato dalla sua progressiva ascesa al potere, quando essa divenne l’espressione della rivolta popolare contro la tolleranza religiosa dell’impero romano e della volontà vittoriosa di sostituire ad una società aperta la rigida precettistica di una teocrazia autoritaria e totalitaria: la chiesa “cattolica”.

non abbiamo elementi oggettivi per dire chi poteva essere più vicino al significato autentico della breve predicazione di Jeshu; una certa ambiguità poteva risultare probabile; eppure la verosimiglianza dice che era più facile intendere il suo messaggio restando all’interno di una mentalità tradizionale e dunque equivocandolo, che coglierne il significato profondamente innovativo e di rottura. insomma, se Jeshu fosse stato semplicemente un fanatico rigorista che intendeva allargare la precettistica ebraica, sarebbe stato ben difficile cogliere nelle sue parole l’invito a liberarsi di tale precettistica; mentre se ha predicato il contrario, cioè il superamento della precettistica in nome di una adesione spontanea al principio dell’amore e della solidarietà e ne ha dato alcune esemplificazioni attraverso il suo linguaggio tipicamente immaginifico, è poi facile capire che menti fanatiche e ristrette abbiano frainteso questo messaggio riconducendolo nel quadro di un precettistica molto più invasiva; e che abbiano fatto di alcuni esempi, in cui Jeshu suggeriva un atteggiamento mentale più aperto ed umano, il fondamento di questa precettistica ancora più insostenibile.

immaginiamo quindi che Jeshu abbia detto: io non sono venuto a cambiare la legge, non è questo il mio problema, non occorre cambiare neppure uno iota della legge; io sono venuto a completare la legge dicendovi che la legge non va rispettata formalisticamente, ma che occorre un atteggiamento di attenzione e solidarietà agli altri; e allora, per esempio, non basta non commettere adulterio, ma occorre rispettare la donna anche rinunciando a guardarla in modo da esprimerle il nostro desiderio, perché questa è una forma di violenza poco dissimile dall’adulterio stesso, occorre porsi il problema, prima di ripudiare una moglie, di quali saranno le conseguenze del nostro ripudio; e ciò che è fondamentale é questo spirito, non il rispetto formale delle norme. purtroppo è del tutto normale pensare che ci sarebbero stati degli spiriti gretti e fanatici e delle beghine che ne avrebbero ricavato la precisa informazione che Jeshu aveva ordinato di non guardare le donne con desiderio, questo (il desiderio) era già in se stesso solo una variante di adulterio, e di non ripudiare la moglie. che poi la precettistica morale che non era ricavata da Jeshu, ma gli veniva attribuita, nel momento in cui considerava peccaminoso guardare le donne con desiderio, ponesse anche le premesse per la santificazione possibile della omosessualità, facendo della chiesa nascente un punto di incontro privilegiato in cui gli omosessuali passivi, oggetto di disprezzo nella cultura classica, potevano riscattarsi e rivendicare un ruolo sociale importante, come sempre avviene nei movimenti fanatici e come sostiene di recente uno studio pubblicato in Germania (che in fondo riattualizza certe tesi di Nietsche sul cristianesimo), questo rimane un altro discorso.

il Vangelo secondo Matteo, sia nella sua forma attuale, sia in quella più antica (Fonte Q) che è in esso stesso contenuta, esprime proprio questo atteggiamento con la sua grandiosa cupezza e il suo totalitarismo selvaggio, che tantò affascinò ambiguamente, ad esempio, Pasolini. eppure la difficoltà di forzare in precettistica l’appello a una nuova morale interiore compiuto da Jeshu risulta già qui, in questo stesso passo, da un inciso e da una aggiunta, che – alla luce di questa ragionevole ipotesi – furono inseriti da chi, non avendone capito il senso, ha dovuto poi integrare e correggere quanto veniva ricordato di quella predicazione, per renderla compatibile con l’equivoco che portava a fraintenderla. “Chiunque rimanda la propria moglie, le dia il libello del ripudio; ma io vi dico: Chi manda via la propria moglie, eccetto in caso di fornicazione, l’espone all’adulterio; e chi sposa la ripudiata commette pure adulterio” (5, 31-32). i fanatici che non capivano il messaggio di Jeshu non erano di grande levatura intellettuale: questi due incisi sono entrambi insensati. se mandare via la propria moglie significa esporla al rischio dell’adulterio, questo non vale forse anche in caso di fornicazione? e che senso ha dire che “pure” chi sposa la ripudiata commette adulterio, se Jeshu prima non ha affatto detto che ripudiare la moglie equivale a compiere adulterio? insomma, il lavorio di chi non intese nulla e si sforzò di riportare nella precettistica di ascendenza farisaica, addirittura come sua esasperazione, un messaggio che semplicemente intendeva minarla alle fondamenta e rifiutarla, risulta già avviato ben precocemente e nella stessa fonte Q. ma se invece “omnia munda mundis”, tutto è puro per chi è puro di cuore, non sono i comportamenti che si possono valutare, ma solo l’interiorità che li genera (che peraltro è conosciuta solo al soggetto e sconosciuta e quindi non valutabile per gli altri), allora era autentica l’interpretazione di chi diceva che la nuova morale di Jeshu liberava gli uomini dalla legge, pur senza formalmente negarla come legge formale, come legge dello stato.

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26. da questo post: LE TROPPE O TROPPO POCHE ASCENSIONI DI CRISTO NEI VANGELI CRISTIANI. 24 luglio 2012

i testi evangelici più antichi, quelli che hanno forma di raccolta di detti, non accennano affatto all’ascensione: […] la versione più antica del Vangelo secondo Matteo, cioè la terza ed analoga raccolta di detti di Jeshu, nota negli studi sulle origini del cristianesimo come “Fonte Q”, poi utilizzata per costruire il Vangelo secondo Luca, neppure.

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27. da questo post: IL FALSO EVANGELISTA LUCA DELLE FALSE LETTERE DI PAOLO. 20 gennaio 2013

D’altra parte è assolutamente indiscutibile che Luca ha utilizzato, estrapolandone moltissimi passaggi, una precedente raccolta di detti di Jeshu, la cosiddetta Fonte Q, probabilmente da identificare con la versione originale del Vangelo secondo Matteo.

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28. da questo post: IL PROBLEMA STORICO DELLA “LETTERA AGLI EBREI” – CCMC 7. 18 novembre 2013

in nessuno dei testi originari del cristianesimo, cioè nei primi vangeli che avevano forma di raccolta di detti (Vangelo di Giuda Tommaso, Vangelo di Filippo, Fonte Q poi entrata nei vangeli secondo Luca e Matteo), si fa riferimento alla “resurrezione di Jeshu”, ma soltanto al fatto che egli non è stato vinto dalla morte: il Vangelo di Tommaso lo definisce “il Vivente”.

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29. da questo post: I FALSI PAULUS, I FALSI LUCA – CCMC 17. 21 marzo 2014

D’altra parte è assolutamente indiscutibile che Luca ha utilizzato, estrapolandone moltissimi passaggi, una precedente raccolta di detti di Jeshu, la cosiddetta Fonte Q, probabilmente da identificare con la versione originale del Vangelo secondo Matteo

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30. da questo post: UNA PASQUA CRITICA: BUONA RINASCITA NELLA PRIMAVERA – CCMC 23. 5 aprile 2015

il Vangelo secondo Matteo che leggiamo noi oggi non ha nulla a che fare con quello che leggeva e descrive Papia, il primo studioso della tradizione cristiana, alla meta` del secondo secolo: si tratta di un testo completamente diverso, scritto dunque dopo, e sulla base di una raccolta di detti di Jeshu piu` antica, la cosiddetta Fonte Q; alla stessa fa riferimento anche il Vangelo secondo Luca, sconosciuto a Papia, e dunque da datare al massimo alla meta` del secondo secolo. questa descrizione della formazione dei quattro vangeli canonici e` alquanto diversa da quella in circolazione, che semplicemente ignora del tutto l’unica testimonianza quasi contemporanea, quella di Papia, giuntaci in maniera indiretta e frammentaria, ma sufficiente a smentire le ricostruzioni interessate che collocano la redazione dei testi attuali dei vangeli canonici nel primo secolo, cosa possibile soltanto per le versioni originarie dei vangeli secondo Marco (irrecuperabile), secondo Giovanni (ridefinibile induttivamente con metodo filologico) e della fonte Q, la raccolta di detti (effettivamente ricostruita con lo stesso metodo).

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31. da questo post: IL SINODO E IL MIO SACRO DIVORZIO CRISTIANO. 5 ottobre 2015

il post n. XII del mese scorso, il ripudio ripudiato di Jeshu, 227-il-ripudio-ripudiato-di-jeshu-il-sacro-divorzio-cristiano-xii , affronta i problemi posti alla ricostruzione sin qui fatta dalla identificazione fra ripudio e adulterio già nella Fonte Q, cioè nel testo base della tradizione dei tre vangeli sinottici Marco, Matteo e Luca, ricostruibile dal confronto interno delle diverse versioni da loro offerte; e non trova all’interno di questa tradizione ufficiale nessuna vera risposta al problema. in altre parole, con l’eccezione del Vangelo secondo Giovanni, che non si occupa della questione, verso la metà del secondo secolo si costituisce una tradizione omogenea che va da Marco e Matteo, rimaneggiati, a Luca e alle pseudo-lettere di san Paolo che, almeno apparentemente, attribuisce a Jeshu la tesi della indissolubilità del matrimoni; questa tradizione ha il suo fondamento nella Fonte Q (la versione originaria del Vangelo secondo Matteo, quello conosciuto da Papia?) e, nonostante svariate incongruenze interne minori è compatta ed apparentemente inossidabile sul punto.

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32. da questo post: NEVE DI NATALE? 28 novembre 2015

Non conosce il Natale, anzi non parla affatto della nascita o dell’infanzia di Jeshu, nessuno dei vangeli che possediamo ancora, che erano conosciuti dal primo dei cristiani, che cerco` di fare il punto sulla formazione dei testi di questa religione: il vescovo Papias, vissuto nella prima meta` del II secolo: ed erano quelli di Tommaso, Filippo, Marco, Giovanni e una versione di Matteo completamente diversa da quella attuale (e coincidente probabilmente con la cosiddetta Fonte Q dei tardi vangeli secondo Matteo e Luca, variamente ricostruita di recente).

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33. intervento redazionale 12 febbraio 2016 su un post del 2006:

ci si potrebbe chiedere come mai vangeli scritti diversi decenni dopo la morte di Jeshu non si facciano riguardo a riportare una sua profezia che sarebbe visibilmente sbagliata – cioè quella dell’avvento imminente del Regno di Dio sulla terra –. ma è evidente che essi dipendono da un testo originario, la cosiddetta Fonte Q, più o meno contemporaneo del Vangelo di Judas, e non potevano contraddirlo né cancellarlo.

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34. da questo post: l’amministratore “disonesto” e la politica economica di Jeshu: Vangelo secondo Luca, 16, 1-15. 2 ottobre 2016

questa parabola e presente soltanto nel Vangelo secondo Luca, il piu tardo di quelli canonici, dato che Papias, il primo storico cristiano del cristianesimo, che scrive nella prima meta del secondo secolo, non lo conosce. è inserita in coda ad una raccoltina, abbastanza eterogenea, di parabole varie. nel Vangelo secondo Luca e confluita una raccolta piu antica di detti di Jeshu, chiamata fonte Q: ma certamente questa parabola, nella forma attuale, e troppo articolata e prolissa per poter essere fatta risalire a questo testo piu antico, che contiene detti molto concisi, che oggi chiameremmo aforismi.

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35. da questo post: Johannes detto Theuda, il battezzatore – il profeta egiziano 11. 27 agosto 2017

troviamo il battesimo di Jeshu ad opera di Johannes come inizio del più antico vangelo di forma narrativa, la cosiddetta Fonte Q, successivamente disperso, ma ricostruito oggi con metodi filologici sulla base di quel che ne fu utilizzato nei Vangeli secondo Luca e secondo Matteo:

3,1b Giovanni andò in tutta la regione del Giordano. = Mc 1,4

3,7 Diceva dunque alle folle che andavano a farsi battezzare da lui, Giovanni: «Razza di vipere, chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? 8 Date dunque frutti degni della conversione e non cominciate a dire a voi stessi: «Abbiamo Abramo per padre!». Perché io vi dico che Dio può far nascere figli ad Abramo anche da queste pietre. 9 La scure è già posta alla radice degli alberi; ogni albero che non porta buon frutto sarà tagliato e buttato nel fuoco».

16 Io vi battezzo con acqua; ma colui che viene dopo di me è più forte di me. Io non sono degno di togliergli i sandali. Costui vi battezzerà in spirito e fuoco. 17 Egli ha in mano il ventilabro per ripulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel granaio; ma la pula la brucerà con fuoco inestinguibile. = Mc 1,7b-8

NOTA 2021: l’affermazione che la Fonte Q avesse forma narrativa si fonda sulla ricostruzione di Robinson e forse è da riferirsi alla sua presunta seconda versione.

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36. da questo post: ma chi era Zaccaria? – il profeta egiziano 16. 27 settembre 2017

come noto a chi si occupa di queste faccende il Vangelo secondo Luca e il Vangelo secondo Matteo, probabilmente successivo – almeno nella versione attuale -, risalgono entrambi, per una parte almeno, ad un testo cristiano ben piu` antico, la cosiddetta fonte Q, che hanno riutilizzato in modo indipendente, si direbbe. il testo Q estato prima individuato e poi anche ricostruito con metodo filologico e ci da la versione piu` antica del passo in questione:

47 Guai a voi, che costruite i sepolcri dei profeti, e i vostri padri li hanno uccisi. 48 Così date testimonianza contro voi stessi che siete figli dei vostri padri.
49 Per questo la sapienza ha detto: “Manderò a loro profeti e apostoli ed essi li uccideranno e perseguiteranno”. 50 Percio sara chiesto conto a questa generazione del sangue di tutti i profeti, versato fin dall’inizio del mondo, 51 dal sangue di Abele fino al sangue di Zaccaria, che fu ucciso tra l’altare e il santuario. Sì, vi dico, ne sarà chiesto conto a questa generazione.
testo Q

è da aggiungere che la critica piu recente ha individuato nel testo Q, a sua volta, la confluenza di almeno due testi differenti piu antichi; e la parte di cui ci stiamo occupando non sarebbe del nucleo piu antico del testo, ma di una sua rielaborazione successiva, non saprei dire se antecedente alla guerra giudaica e alla distruzione di Gerusalemme, ma ne dubito, dato che questa sembra oscuramente accennata. comunque qui questa identificazione con lo Zaccaria profeta biblico minore non c’e`. […]

il martirio di questo Zaccaria, esattamente nei termini dei riferimenti nel testo Q, viene narrato con molti dettagli nel Protovangelo di Giacomo, un vangelo apocrifo considerato dagli studiosi immediatamente successivo ai due canonici secondo Matteo e secondo Luca, ma scritto da persona che ignora profondamente oramai la cultura ebraica e che personalmente ritengo possa essere piu tardo, data l’evidente relazione con l’ipotesi fatta da Origene, nella prima meta del terzo secolo. […] se un sacerdote del tempio fosse stato ucciso nel tempio stesso ad opera degli ebrei, come avrebbe potuto Giuseppe Flavio tacere un episodio simile, che oltretutto si sarebbe svolto in tempi cosi` prossimi a lui? […] Giuseppe Flavio ci parla si` di un’uccisione avvenuta un paio di generazioni prima di quella attribuita a Jeshu, ma non si tratta di uno Zaccaria. […] si potrebbe dunque fare un’ipotesi alquanto spericolata e pensare quindi che il nome originario nella Fonte Q fosse Ezechia e che questo sia stato sostituito nei due vangeli da essa derivati col nome del profeta ufficiale che piu` gli somigliava, per una specie di conformismo informativo, cercandolo tra loro. l’ipotesi e affascinante perche questo Ezechia poteva essere stato il nonno di Jeshu; ma neppure qui troviamo una risposta convincente: l’uccisione di Ezechia non avvenne affatto nel tempio di Gerusalemme, ma ai confini della Siria. e forse anche in un momento un po’ troppo lontano, comunque, per considerarne responsabili i padri della presente generazione. quindi anche l’ipotesi Ezechia, poi trasformato in Zaccaria, esce di scena. […] eppure, alla fine, una perfetta descrizione in Giuseppe Flavio di quel che e` accennato nel testo Q l’ho trovata. […] Gionata […] sommo sacerdote, dal contesto si comprende che fu ucciso giusto nel tempio, dove svolgeva le sue funzioni nel 56 d.C.. aggiungo, a favore di questa identificazione che nell’opera di Giuseppe Flavio questo episodio precede immediatamente quello del profeta egiziano che si accampa di fronte a Gerusalemme sul Monte degli Ulivi assieme a 40.000 seguaci, promettendo loro che un intervento divino ne avrebbe distrutto le mura. naturalmente viene spontaneo obiettare che neppure questo Gionata era realmente un profeta; eppure il suo ruolo di opposizione al potere politico in nome di esigenze morali e sociali del popolo e` esattamente quello che avevano svolto i profeti nei secoli precedenti, e dunque la definizione di profeta gli calza a pennello da questo punto di vista. ma poi, e soprattutto, Gionata viene ucciso dai briganti, cioe dai rivoluzionari zeloti, che Giuseppe Flavio chiama sempre cosi: possibile che qui Jeshu critichi cosi aspramente un movimento al quale era stato cosi strettamente contiguo? un ulteriore elemento di difficolta sta nel fatto che risulta sconcertante che Jeshu attribuisca il ruolo di profeta ad un sommo sacerdote, cioe al massimo esponente della classe sacerdotale che attacca e critica costantemente. la risposta a questa obiezione verra` data nel prossimo post. e la cronologia? totalmente ribaltata. la risposta e una sola: come abbiamo visto, questa parte del testo Q non e quella originale, ma appartiene ad uno strato piu tardo, e c’e qualche motivo di dubitare che questo possa essere stato composto DOPO la tragica fine della guerra giudaica, quindi una ventina d’anni almeno dopo l’uccisione di Gionata. anche in questo caso vengono dunque attribuite a Jeshu affermazioni dei suoi seguaci, per dare loro piu autorita. ma non sono disposto a sconnettere che neppure questo tentativo di spiegazione possa essere quello giusto.

in circa un secolo di storia ebraica, esaminando con attenzione Giuseppe Flavio ho trovato soltanto nella sua Guerra Giudaica questo altro episodio che si avvicina a quello accennato nella Fonte Q:

Libro IV:335 Si erano prefissi di eliminare uno dei personaggi più in vista, Zaccaria figlio di Baris, contro il quale li avevano inveleniti la sua grande avversione al male e l’amore per la libertà; inoltre era anche ricco, sì che non solo speravano di appropriarsi dei suoi beni, ma anche di liberarsi di un avversario potente e temibile.
336 Pertanto intimarono a settanta dei cittadini più ragguardevoli di radunarsi nel tempio, assegnarono a questi come in una rappresentazione teatrale la funzione di giudici senza alcun effettivo potere, e dinanzi a loro accusarono Zaccaria di voler consegnare la patria ai romani e di aver organizzato il tradimento mettendosi in relazione con Vespasiano.
337 Le accuse non si fondavano né su una prova né su un indizio, ma essi dichiararono di esserne fermamente convinti e pretendevano che ciò bastasse a ritenerle vere.
338 Zaccaria, visto che non gli restava alcuna speranza di salvezza, giacché era stato convocato non in un tribunale ma in una prigione, non si lasciò chiudere la bocca dalla disperazione, ma si levò a sottolineare la balordaggine delle accuse e in breve demolì gli argomenti addotti contro di lui.
339 Poi, ritorcendo il discorso contro gli accusatori, enumerò tutti i loro misfatti si soffermò a deplorare la catastrofica situazione che n’era derivata.

340 Gli Zeloti andarono sulle furie e a stento si trattennero dallo sguainare le spade perché volevano spingere fin in fondo la celebrazione del processo per gioco e, per di più, mettere alla prova i giudici, per vedere se avrebbero rispettato la giustizia anche con pericolo della loro vita.
341 I settanta all’unanimità votarono per l’assoluzione dell’imputato, preferendo affrontare la morte insieme con lui anziché accollarsi la responsabilità della sua condanna.
342 Di fronte alla sentenza di assoluzione gli Zeloti scoppiarono in schiamazzi, e mentre tutti inveivano contro i giudici per non aver capito che si era trattato solo di una burla, 343 due dei più facinorosi si avventarono su Zaccaria, lo uccisero in mezzo al tempio e ne schernirono il cadavere dicendo: “Eccoti anche il nostro voto per essere più sicuro di andartene”; poi dall’alto del tempio lo gettarono nel sottostante burrone.
344 I giudici li percossero ignominiosamente col rovescio delle spade scacciandoli dal tempio, e li risparmiarono soltanto perché, ritornandosene alle loro case, facessero sapere a tutti chi erano i padroni.

Lo uccisero in mezzo al tempio, si legge nel testo Giuseppe Flavio, in maniera abbastanza incongruente, dato che poco prima si era detto che il finto processo a Zaccaria si svolgeva in una prigione: ma poi, attenzione, lo Zaccaria evangelico fu ucciso nel naos, a differenza di quello flaviano. inoltre il patronimico citato da Giuseppe Flavio è diverso da quello evangelico: il primo e` figlio di Baris, il secondo di Barachias. inoltre siamo nel pieno della guerra giudaica, attorno all’anno 68 d.C., e non si vede proprio come questo Zaccaria possa essere identificato con un profeta. resterebbe ancora un riferimento polemico contro gli zeloti attribuito a Jeshu, ma che si sarebbe svolto diversi anni dopo la sua morte. quindi, di nuovo, si avrebbe la prova provata dell’attribuzione a Jeshu di affermazioni indubbiamente successive, in un totale anacronismo. insomma, l’identificazione storica di questo profeta Zaccaria resta irrisolta.

ma per ora restiamo ad una constatazione tutt’altro che trascurabile: qualunque ipotesi si scelga per individuare lo Zaccaria ucciso dai padri della presente generazione, si deve ammettere che il nome Zaccaria e con grandissima probabilita un nome falso, un nome civetta. con esso si accenna probabilmente ad un episodio della cronaca recente, considerandolo ben noto a chi ascolta, e parlando in codice, sostituendo il nome reale del personaggio con un nome biblico conosciuto che appare una figura simile.

qui c’e` da riflettere che i testi su Jeshu erano ai loro tempi i punti di riferimento di movimenti rivoluzionari: non stupisce che fossero scritti in codice, che i nomi reali dei personaggi siano alterati, mettendo al loro posto figure storiche. erano testi clandestini e di rivolgevano ai seguaci da poco convertiti. non si poteva rischiare una identificazione degli aderenti al movimento messianista con i loro nomi reali. dunque, ecco una osservazione banale, ma che puo portare una grande chiarezza: i vangeli sono cosi confusi storicamente anche perche` venivano scritti in codice, soprattutto alle origini. e qui Jeshu (o chi per lui ha scritto queste parole) protesterebbe per la morte del sommo sacerdote Gionata, ucciso da una infame e provvisoria alleanza fra il governatore romano Felice e l’ala radicalizzata degli zeloti, dediti alla lotta armata, alludendo a lui col chiamarlo simbolicamente Zaccaria: tanto il riferimento cosi` attuale era comunque chiarissimo per chi lo ascoltava.

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37. da questo post: Ezechia era un asmoneo? ma allora anche Giuda il Galileo. e Jeshu? – il profeta egiziano 17. 1 ottobre 2017

E non temete coloro che uccidono il corpo ma non possono uccidere l’anima. Temete piuttosto  colui che puo` far perire l’anima e il corpo nella Geènna. Cinque passeri non si vendono forse per due assi? Eppure nemmeno uno di essi cade sulla terra senza il consenso del proprio Padre. Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non temete paura: voi valete più di molti passeri. fonte Q, poi confluita nei vangeli secondo Luca e secondo Matteo.

Libro XVIII:23 – 6. Giuda il Galileo si pose come guida di una quarta filosofia. Questa scuola concorda con tutte le opinioni dei Farisei eccetto nel fatto che costoro hanno un ardentissimo amore per la libertà, convinti come sono che solo Dio è loro guida e padrone. Ad essi poco importa affrontare forme di morte non comuni, permettere che la vendetta si scagli contro parenti e amici, purché possano evitare di chiamare un uomo padrone.
Giuseppe Flavio, Antichita` Giudaiche

Libro VII:323 “Da gran tempo noi avevamo deciso, o miei valorosi, di non riconoscere come nostri padroni né i romani né alcun altro all’infuori del Dio, perché egli solo è il vero e giusto signore degli uomini; ed ecco che ora è arrivato il momento di confermare con i fatti quei propositi.
324 In tale momento badiamo a non coprirci di vergogna, noi che prima non ci siamo piegati nemmeno a una servitù che non comportava pericoli, e che ora assieme alla schiavitù ci attireremo i più terribili castighi se cadremo vivi nelle mani dei romani. Siamo stati i primi, infatti, a ribellarci a loro e gli ultimi a deporre le armi.
325 Credo poi che sia una grazia concessaci dal Dio questa di poter morire con onore e in libertà, mentre ciò non fu possibile ad altri, che furono vinti inaspettatamente. […]
343 Da gran tempo, infatti, e sin da quando la nostra mente ha cominciato ad aprirsi, la disciplina tradizionale e i precetti divini ci hanno sempre insegnato – e i nostri avi ce l’hanno confermato con il loro agire e con il loro pensare – che per gli uomini è una disgrazia vivere, non morire.
Libro VII:344 La morte infatti, donando la libertà alle anime, fa sì che esse possano raggiungere quel luogo di purezza che è la loro sede propria, dove andranno esenti da ogni calamità, mentre finché sono prigioniere in un corpo mortale, schiacciate sotto il peso dei suoi malanni, allora sì che esse son morte, se vogliamo dire il vero; infatti il divino mal s’adatta a coesistere col mortale.
345 Senza dubbio, grandi cose può realizzare l’anima anche quando è prigioniera di un corpo; essa infatti fa di questo il suo organo di percezione e invisibilmente lo muove e lo guida a compiere opere che vanno al di là della sua natura mortale; 346 ma una volta che, affrancata dal peso che la trascina in basso verso la terra e ve la tiene avvinta, essa raggiunge la sua sede naturale, allora partecipa di un potere straordinario e di una forza che non patisce alcuna limitazione, continuando ad essere invisibile agli occhi umani come lo stesso Dio.
Giuseppe Flavio, Guerra Giudaica, VII
 – dal discorso di Eleazar per ordinare il suicidio nel 73 d.C. di tutti gli ultimi resistenti assediata dai romani nella fortezza di Masada.

il tema della immortalita` dell’anima e della conseguente mancanza di paura della morte attraversa allo stesso modo la prima predicazione dei seguaci di Jeshu come la propaganda degli zeloti.

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38. da questo post: come Eleazar ben Jair inventò un patchwork di nome Jeshu – il profeta egiziano 25. 23 marzo 2018

la ricerca filologica da me condotta sui testi originari della tradizione cristiana d’altra parte ci conduce a quattro testi più antichi degli altri: […] 4) la cosiddetta Fonte Q, cioè probabilmente il nucleo originario del Vangelo secondo Matteo, che per prima presenta una narrazione cronologicamente ordinata della vita di Jeshu. il nostro probema principale è che noi leggiamo TUTTI questi testi alla luce della tradizione formatasi successivamente e delle deformazioni interpretative che ne sono state date dopo. così risulta difficile accorgersi oggi che nel “Vangelo di Tommaso” la resurrezione non c’è e Jeshu è semplicemente definito “il vivente”, così come neppure la Fonte Q conosce la passione o la resurrezione.

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39. da questo post: chi ha cambiato il padre nostro? 16 novembre 2018

il Padre nostro non lo si trova nelle testimonianze piu antiche (Filippo, Giuda il Gemello [Tommaso], Giovanni detto Marco), ma nei due vangeli canonici piu recenti, della prima meta del secondo secolo, Luca, 11, 1-4 – in una forma piu breve – e Matteo 6, 9-13; e se risale alla cosiddetta Fonte Q, cioe probabilmente alla versione originaria del testo che divento poi il Vangelo secondo Matteo, e` comunque posteriore, credo, agli altri citati.

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40. da questo post: Jeshu e Cafarnao. – L’annuncio del nuovo regno 7. 25 agosto 2019

tra gli studiosi della formazione della tradizione detta evangelica è comunemente accettata l’idea che, quando Matteo e Luca presentano assieme episodi o detti non presenti in Marco, questi possano essere fatti risalire ad una fonte comune tra loro due non meglio identificata e per questo chiamata, in tedesco, Quelle dal primo che formulò questa ipotesi. a mio parere potrebbe essere la prima redazione in aramaico dell’attuale Vangelo secondo Matteo nota nella prima metà del secondo secolo a Papia di Hierapoli, che vi accenna, e che non può essere identificata col Vangelo secondo Matteo attuale, dato che è definita come una raccolta di loghia, cioè di discorsi. vi è stato chi ha cercato di ricostruire tale testo (che, se riferiamo ad esso la testimonianza di Papia, era più che una tradizione meramente verbale), e lo si ricava selezionando tutti gli elementi della narrazione comuni ai due vangeli per queste parti; e per l’episodio in questione, l’aspetto del probabile proto-vangelo secondo Matteo era il seguente:
1 Quando … ebbe terminato questi detti, entrò a Cafarnao.
3 Si recò da lui un centurione e lo pregava dicendogli: “Il mio garzone è malato”.
Ed egli gli disse: “Devo venire io a guarirlo?”.
6b-c “Signore, non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, 7 ma di’ una parola e il mio garzone sarà guarito. 8 Perché anch’io sono sottoposto all’autorità e ho sotto di me dei soldati, e dico a questo: Va’, ed egli va; a un altro: Vieni, ed egli viene, e al mio schiavo: Fa’, ed egli fa”.
9 Udendo ciò, Gesù restò meravigliato e rivolgendosi a coloro che lo seguivano disse: “Vi dico che neppure in Israele ho trovato tanta fede”.

Q 7, 1.3.6b-9 = Mt. 7,28a; 8,5-10.13
ricostruzione di J.M. Robinson, Gesù secondo il testimone più antico, pag. 9, Ed. Paideia, 2009.

non entro nel dettaglio della validità di questa ricostruzione, ma la prendo come punto di riferimento per alcune considerazioni, visto che ci troviamo di fronte a quattro versioni diverse dello stesso fatto: quella del Vangelo secondo Giovanni, quella della fonte Q o proto-vangelo secondo Matteo, quella del Vangelo secondo Matteo e quella del Vangelo secondo Luca. […] la fonte Q non si preoccupa di dirci dove risiedeva Jeshuu al suo ritorno in Galilea, dopo il battesimo ricevuto da Jehohanaan; […] nel Vangelo secondo Giovanni […], inoltre, quello che nella fonte Q è un centurione, cioè un soldato romano occupante, qui diventa un funzionario del re, cioè un ebreo; vi è inoltre un ulteriore elemento decisivo in queste manipolazioni: nella fonte Q o proto-Matteo, e dunque in Matteo e in Luca, il centurione chiede la grazia per un suo servo malato […]; nel Vangelo secondo Giovanni, invece, la grazia è chiesta dal funzionario del re per il proprio figlio. sembra che, in modi diversi, queste narrazioni si preoccupino tutte di escludere che il soggetto che viene miracolato da Jeshuu sia un romano: per il Vangelo secondo Giovanni è il figlio di un funzionario ebreo […]. vi è al fondo di queste narrazioni un nucleo originario che può chiarire come ne sono derivate le diverse versioni incompatibili fra loro? qui sembra che il nucleo originario delle versioni diverse dei vangeli canonici sia quello della fonte Q o Proto-vangelo secondo Matteo, che semplicemente narra che a Cafarnao Jeshu guarisce a distanza il servo di un centurione romano; il Vangelo secondo Matteo e quello secondo Luca, in modi diversi, ritornano alla narrazione della fonte Q, da cui entrambi dipendono per questo episodio, narrandolo in modi differenti per accentuarne diversi aspetti.

ma quale era la versione originaria? è più probabile che qualcuno trasformasse la guarigione del servo di un centurione nella guarigione del figlio di un funzionario ebraico del re di Galilea o viceversa? la seconda ipotesi non è improbabile in un movimento che stava abbandonando le sue radici ebraiche e voleva porsi come interlocutore del mondo romano. se la versione originaria era la seconda, qualcuno ha però proceduto ad un cambiamento sostanziale nella sceneggiatura: la guarigione miracolosa di un romano ad opera di Jeshuu rimarrebbe un elemento di forte imbarazzo perfino un secolo dopo, quando la racconta Luca, condendola di mille giustificazioni; e dunque il posto del figlio è preso da un servo molto amato, di nazionalità imprecisata, e dunque forse ebreo.

non mi sento in grado di rispondere a questo dilemma sulla base di questi semplici elementi. gli scenari che si aprono sono due, per ora: o l’Annuncio del nuovo Regno veniva a correggere raccolte di detti di Jeshuu che già circolavano (tra cui la Fonte Q o proto-Vangelo secondo Matteo) e che contenevano questo episodio, oppure in questo episodio sono i vangeli sinottici che correggono l’Annuncio del Nuovo Regno, successivamente confluito nel Vangelo secondo Giovanni. per ora ritengo più probabile questa seconda ipotesi, pur senza avere fin qui prove definitive in questo senso, anche se questo non mi permette comunque di per sé di ipotizzare bene in quale data potessero essere composti sia l’una sia l’altra opera.

. . .

41. intervento redazionale 29 novembre 2019 su un post del 2010:

pare che il redattore del Vangelo secondo Matteo sia tornato due volte sullo stesso argomento (fatto quasi unico) perché l’ha ritrovato effettivamente due volte: la prima nella Fonte Q, e ha riportato il testo nel contesto in cui appariva lì, e la seconda nel Vangelo secondo Marco, non più come frase staccata da inserire in quel Discorso immaginario, ma in contesto narrativo più complesso; e lo ha riportato due volte, quasi senza accorgersi che ritornava per la seconda volta sullo stesso argomento.

riassumendo questo punto straordinariamente complesso: Luca abitualmente combina Marco con la fonte Q, ma nel Marco che utilizza non trova nulla dell’episodio narrativo che pure adesso c’è, e dunque inserisce soltanto la frase staccata che trova in QMatteo deriva da Marco e da Q, e trova l’episodio due volte, come frase staccata in Q, e come spunto di una narrazione più estesa in Marco; dunque davvero Matteo utilizza una versione di Marco ampliata e dunque presumibilmente successiva a quella che utilizzava Luca. […] avremmo dunque la seguente sequenza cronologica:
fonte Q
Marco originario, senza riferimento al matrimonio
Luca
Marco interpolato con la disputa sul matrimonio con i farisei
Matteo

. . .

42. intervento redazionale 29 novembre 2019 su un post del 2010:

il nucleo fondamentale di quella dottrina si trovava comunque nella Fonte Q, che è invece certamente del I secolo. rimane da accertare quanto vi fosse di autentico ed originario nella dottrina riportata da Marco, ma questo può essere realizzato soltanto con un confronto della Fonte Q con gli altri testi più antichi delle origini cristiane.

. . .

42. intervento redazionale 30 novembre 2019 su un post del 2010:

manca un’analisi del rapporto fra l’insegnamento segreto attribuito a Jeshu nel Vangelo secondo Marco e il suo insegnamento pubblico sul matrimonio come riferito nella Fonte Q, che diceva: 18 Chiunque ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio; chi sposa una donna ripudiata dal marito, commette adulterio.

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43. da questo post: osservazioni sulla prima parte della decima testimonianza – L’annuncio del Nuovo Regno 22. 19 dicembre 2019

il quadro del cristianesimo nascente che si ricava da questa ricostruzione viene a coincidere in maniera impressionante con quello che tracciava, a quel poco che ne sappiamo, nella prima metà del secondo secolo il censuratissimo Papia. le figure e i testi centrali sono infatti nel suo testo, a quanto ne sappiamo, quelle di Giuda Tommaso, autore dei Detti di Jeshu il vivente, di Filippo, autore di un’altra raccolta di Detti, il Vangelo secondo Giovanni (Giovanni il Presbitero, che ne fu probabilmente il rielaboratore finale) e l’originario Vangelo secondo Matteo, ben diverso a sua volta all’attuale e da identificare con la cosiddetta fonte Q, altra raccolta di lògia di Jeshu, che poi venne utilizzata dagli autori dei vangeli secondo Matteo e secondo Luca.

2 commenti

  1. Grazie Mauro,
    una carrellata davvero interessante attraverso 14 anni di citazioni di tuoi blog che toccano la fonte Q.

    Eppure penso ci sia ancora del lavoro da fare, specificamente sulla fonte Q di per se stessa.
    Datarla circa 80 DC, come proponi nel blog dell’8 luglio 2007 o datarla tra il 40 ed il 50 come propongono alcuni in Wikipedia?
    E’ evidente che la differenza è abissale, non solo perchè in mezzo c’è stata la distruzione del tempio di Gerusalemme e l’inizio della diaspora, ma anche perchè se davvero fosse del 40-50 sarebbe CONTEMPORANEA, almeno nella tradizione orale che le sta a monte, alla datazione di Jeshuu proposta da te ed indipendentemente anche da altri autori che ho letto.
    Ecco perchè, dopo questo bel lavoro di raccolta dei tuoi blog, sono molto lieto di quanto mi pare di cogliere nella prima parte del tuo post, cioè che intendi approfondire ulteriormente la Fonte Q nei suoi contenuti come fonte originale nella lingua parlata da Jeshuu e la sua datazione, cosa che peraltro direi ben si integra coi tuoi studi su Papia.
    Comincio quindi con un sentito primo grazie in proposito, al quale spero ne seguano altri.
    Un caro abbraccio
    Roberto

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    • grazie a te, Roberto!

      presto non so, ma vediamo se avrò vita e testa per proseguire.

      sono completamente d’accordo con te che questa carrellata, a tratti contraddittoria e confusa, come ogni brutta copia lasciata in fieri, dovrebbe avere una sistemazione più organica.

      credo, come sai già, che per tutti questi testi parlare di una datazione assoluta non ha molto senso; come nel Vangelo secondo Giovanni sono arrivato a scoprire le tracce di una prima tradizione, ma addirittura di un primo testo, che ritengo composto quando Jeshuu era ancora in vita, come opuscolo propagandistico, a dir così, del suo movimento, così, oggi, ad occhio direi che la cosa è possibile anche per la Fonte Q, anche se ritengo anche io che le sue prime versioni fossero orali, in questo caso.

      il problema principale sarà di capire se l’originaria raccolta di detti era, per così dire, una specie di allegato o di integrazione, in questo caso orale, all’Annuncio del Nuovo Regno proveniente dall’ambiente di Eleazar o Lazzaro, oppure se esprimeva una posizione autonoma.

      nel secondo caso, occorrerebbe pensare a Simone il Macigno o Pietro, come riferimenti, cioè ad una figura sempre di orientamento zelotico, ma verso la quale Eleazar prende spesso e volentieri le distanze.

      ma probabilmente la verità sta nel mezzo: Eleazar e Simone il Macigno hanno una base di pensiero comune, ma poi qualche rivalità personale; il vero avversario della lettura zelotica della figura di Jeshuu è anche quello su cui si concentrano gli strali polemici nell’Annuncio del Nuovo Regno: il Gemello, Giuda detto Tommaso, cioè il Gemello, che interpreta in modo radicalmente diverso la funzione del fratello, pone le basi della lettura gnostica, e viene così radicalmente emarginato da andarsene in India, forse per recuperare quelle radici anche delle religioni orientali che Jeshuu aveva assimilato durante la sua giovinezza egiziana grazie ai contatti commerciali, culturali e religiosi di Alessandria con l’India.

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