aggiornamento sulla poltrona (della van der Leyen) – 150

la vicenda della poltrona non assegnata ad Ankara alla tedesca von der Leyen, presidente della Commissione Europea, continua ad avere scarsissima attenzione sulla stampa della Germania: incomprensibilmente, dovrei dire, a stare al clamore perfino grottesco sollevato dai nostri media; dico invece più che comprensibilmente, considerato il loro livello e la diversa qualità di quelli tedeschi.

quindi continuo ad informarmi da loro, dove almeno si fanno suonare tutte le campane e non solo quella del filo-americanismo alquanto ottuso che il nostro capo del governo, Draghi ha evidenziato alla luce del sole in questa circostanza.

due notizie si ricavano ancora dalla FAZ:

1. una dichiarazione del ministro degli esteri turco Cavusoglu, che afferma che la disposizione dei posti nell’incontro è stata realizzata secondo le richieste dell’Unione Europea,

2. una intervista a Michel, presidente del Consiglio Europeo, il quale conferma quel che si sapeva già, e cioè che quella disposizione è stata decisa, da parte turca (dice lui), sulla base di una “stretta interpretazione” del protocollo, che prevede un rango diplomatico inferiore della von der Leyen, in quanto portatrice di una carica equivalente a capo del governo, rispetto a Michel, invece equiparato a capo dello stato, in questo caso dell’Unione Europea, che pure propriamente non lo è.

. . .

ma il clamore mediatico italiano continua, in maniera tale che diventa inevitabile chiedersi il significato di una campagna anti-turca su un elemento così inconsistente e ridicolo, quando avremmo degli argomenti ben più forti sul quale fondare alcune critiche all’azione turca nel Mediterraneo.

ne vedo due:

uno l’ho già accennato qui sopra, ed è la voglia di riportare l’Italia al suo ruolo di cane da guardia USA nell’Unione Europea ora che il trumpismo americano continua nella più presentabile veste di Biden (che però continua a mettere sotto l’Europa negandole i vaccini).

Biden è deciso a riportare all’ordine Erdogan, se non proprio a liquidarlo.

io non dico che si debba difenderlo; e tuttavia in Libia è il nostro unico alleato e abbiamo sul fronte avverso addirittura la Francia e forse anche gli USA, guarda caso…

per cui l’attacco brutale di Draghi a Erdogan ha tutta l’aria del classico rovesciamento di fronte italico nel corso di una guerra (prima e seconda guerra mondiale; ora seconda guerra di Libia).

.

il secondo non è meno importante e politico, ed è la diffusione di quel finto femminismo di regime che è soltanto un modo alla moda per fare dell’anti-islamismo.

e qui aggiungo una spiegazione apparentemente fuori tema, che non mi esenterà dalle critiche, ma ho le spalle abbastanza forti per reggerle.

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ogni cultura ha propri valori e modi di vita: pretendere di cambiarli imponendo i propri è un comportamento tipicamente occidentale che non può essere definito altro che imperialismo culturale ed è una eredità dell’epoca del colonialismo, quando gli europei conquistavano il mondo, grazie al monopolio dell’artiglieria, affermando di portarvi la civiltà, e massacravano i popoli originari per quel che potevano, salvandoli soltanto per quanto poteva tornare loro utile, in nome del carattere presunto superiore della loro cultura.

abbiamo perso il pelo da lupi, almeno in apparenza, ma non questo arrogante eurocentrismo culturale, che ancora ci autorizza, secondo noi, ad intervenire ed interferire contro altri sistemi di valori, che vanno invece lasciati alla libera e possibilmente pacifica evoluzione interna delle diverse culture.

ma noi protestiamo contro l’impoverimento delle specie animali e vegetali realizzato dalla globalizzazione mercantilistica, vedendo giustamente i suoi rischi per l’equilibrio ecologico del pianeta, e lo definiamo come una spaventosa distruzione di risorse ecologiche, e poi non ci rendiamo conto che stiamo facendo attivamente la stessa cosa cercando di ricondurre la varietà delle culture umane ad un unico modello universale.

cosa altrettanto pericolosa per l’avvenire della nostra specie.

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ogni cultura regola anche i rapporti uomo-donna secondo tradizioni e valori propri; quella islamica prosegue la tradizionale riservatezza femminile, che del resto era tipica anche del mondo greco e romano che stanno alle origini stesse della nostra civiltà.

il cristianesimo ha gradualmente preso atto di un cambiamento in Occidente della posizione della donna, anche se bisognerebbe pur ricordare che questo è avvenuto tra forti contraddizioni interne e le Lettere apocrife di Paolo del secondo secolo, ad esempio, imponevano ancora alle donne il velo e il silenzio pubblico.

sono ancora considerate ispirate da dio, queste lettere, ma questo precetto non è più rispettato, perché una importante rivalutazione della figura della donna si è intanto affermata.

possiamo ben vederla nascere fin da quello che si riesce a ricostruire della predicazione autentica di Jeshuu, e lo conferma il ruolo assolutamente centrale nel cristianesimo nascente della sua prima seguace e anche coniuge, Maria detta Magdalena, una parola che significava più o meno la fortezza, ma in seguito venne trasformata in una definizione di origine geografica abbastanza fantomatica: di Magdala.

Magdala esisteva in effetti, anzi ne esisteva più d’una, anche se la località sul lago di Genezaret, che sarebbe la candidata più autorevole, veniva chiamata al tempo oramai soltanto col suo nome greco; ma migdal / magdal significa torre e l’interpretazione che propongo come più convincente ha perfino l’autorevole avallo di san Girolamo in una lettera: “Per il suo zelo e per l’ardore della sua fede ricevette il nome di “turrita” ed ebbe il privilegio di vedere Cristo risorto prima degli apostoli”.

questo ruolo fu molto contestato dalle interpretazioni maschiliste che non mancarono da subito; si pensi all’ultimo detto attribuito a Jeshuu nella raccolta di detti predisposta da suo fratello gemello Giuda il Gemello o Toma, in ebraico: 121. Simone la Roccia [PIetro] disse loro: – Maria si allontani di mezzo a noi, perché le donne non sono degne della Vita! – Jeshuu disse: – Ecco, io la trarrò a me in modo da fare anche di lei un maschio, affinché anch’essa possa diventare uno spirito vivo simile a voi maschi. Perché ogni donna che diventerà maschio entrerà nel Regno dei Cieli.

e parte di questa reazione tradizionalista contro la rivalutazione della donna divenne la raffigurazione di Jeshuu come celibe e asessuato; mentre questa Maria, testimone prima, e in origine unica, della sua presunta resurrezione, divenne nella tradizione cristiana la Maddalena, addirittura una prostituta, da compagna di Jeshuu che era stata.

ma dal medioevo in poi l’emancipazione femminile in Europa si è progressivamente affermata, mentre questo sviluppo non c’è stato in Cina o in India, dove la donna non è mai stata subordinata all’uomo, e non c’è stato neppure nell’islam sinora, in modi paragonabili a quelli europei, per il motivo opposto che qui la donna è rimasta in una posizione abbastanza subordinata, come era in origine nell’area mediterranea.

. . .

ritorno al punto centrale: naturalmente noi possiamo ritenere migliore il nostro modo di considerare la donna, o quelli indiano e cinese, ma costruire su questo pretese di superiorità culturale è abbastanza grottesco, considerando il carattere del tutto fasullo ed apparente del nostro femminismo attuale, che vede tuttora una forte discriminazione femminile di fatto sul piano salariale e del prestigio sociale medio.

in conclusione, eccoci ad una campagna grottesca, esemplare del falso femminismo ipocrita che è diventato politically correct, ampiamente premiata sul piano del consenso inconsapevole ed assolutamente inattaccabile dal pensiero critico, che rimane riservato a pochi bizzarri malmostosi.

il conformismo dilaga solidissimo, la rete mediatica e dei social è una ragnatela che imbozzola le menti.

l’Italia intanto si fa quinta colonna americana in Europa e, in quanto tale, paladina a sproposito dei falsi diritti delle donne, che sono limitati rigorosamente ad un prestigio formale apparente, perfino quando non dovuto.

la poltrona di capo di stato che alla von der Layen non spettava affatto!

in spregio al detto Non c’è due senza tre, in questo caso la terza poltrona doveva necessariamente mancare…

. . .

POSTILLA. l’amico Roberto Berardi mette in discussione questo post e mi manda due foto da twitter, che avrei voluto caricare qui, ma wordpress si rifiuta di farlo per motivi di sicurezza; la relativa discussione e il link alle foto si possono trovare fra i commenti.

7 commenti

  1. il link che mi hai mandato termina con photo/1 e ho pensato, senza approfondire, che ti riferissi alla prima foto del post su twitter e non ho neppure pensato di guardare le altre.

    anche perché io vedo questa e poi un’altra, su cui richiami adesso la mia attenzione, effettivamente con gli stessi protagonisti, in termini di cariche, dove invece Erdogan sta al centro, fra Presidente del Consiglio Europeo e Presidente della Commissione Europea, entrambi in poltrona ai suoi due lati; delle altre due vedo soltanto due striscioline, una sopra ed una sotto questa, che sono praticamente incomprensibili.

    non so però dove sia stata scattata né in occasione di quale tipo di colloqui; evidentemente chi ha curato il cerimoniale per le due parti, l’ha disposto diversamente e vai a capire perché.

    mi pare che questa foto peraltro non sposti di una virgola le considerazioni di sostanza fatte su questo caso montato sul nulla, per i motivi che ho già esposto.

    mi premono molto di più le altre considerazioni su un tema davvero centrale. tu affermi di credere che l’uguaglianza di diritti – fra uomo e donna – sancita da principi universali non debba essere riconquistata ogni volta dalle “minoranze” in ogni singolo paese, anche perché con un Corano interpretato alla lettera è davvero dura per loro.

    mi permetto di dissentire per queste considerazioni:

    1. questi principi non sono affatto universali: alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo i paesi islamici hanno contrapposto una loro Dichiarazione Islamica degli stessi diritti.
    e quindi confermo che la pretesa che i principi della propria cultura siano universali – simile a quella della Chiesa cattolica che la ragione umana debba confermare i valori del cristianesimo – è una forma di imperialismo e colonialismo culturale (in nome del quale sono stati compiuti genocidi e orrendi delitti da parte dell’Occidente).

    2. una qualunque forma di intervento occidentale in difesa di minoranze (o addirittura maggioranze, come nel caso delle donne), che rivendicano per sé diritti simili a quelli di cui si gode in Occidente, è deleterio prima di tutto per loro, ricompatta e rafforza le forme di opposizione e consolida l’oscurantismo dei conservatori; l’esperienza dell’Afghanistan dovrebbe avrebbe insegnato qualcosa sia ai comunisti che ai democraticisti occidentali che ci hanno provato; e qualcosa di analogo sta succedendo in Iran e altrove.

    3. a molti casi l’espressione “riconquistare” non si adatta affatto, perché in certe realtà quei diritti non sono mai esistiti; in altre realtà invece sì, ma sono poche, ad esempio l’Indonesia, dove l’islamizzazione ha solo cinque secoli alle spalle.

    4. trovo invece che noi faremmo meglio a difendere piuttosto i nostri valori da noi, senza svenderli troppo facilmente: ad esempio vietando la circoncisione o l’infibulazione dei minori, visto che si tratta di menomazioni fisiche irreversibili compiute senza libero e consapevole consenso, oppure vietando il velo integrale, che non è assolutamente accettabile nella nostra cultura; e in generale chi immigra da noi dovrebbe essere vincolato a qualche pubblica accettazione dei nostri valori e appunto dell’eguaglianza di diritti fra uomo e donna.
    ma questi temi sono stranamente sottovalutati; vogliamo intervenire perché anche le bambine afgane possano andare a scuola (principio sacrosanto! ma che esula o dovrebbe esulare dalle nostre possibilità di intervento), ma poi non contrastiamo abbastanza le infibulazioni clandestine che si svolgono in mezzo a noi: a me pare che questo sveli il carattere solo ipocrita e propagandistico di certe campagne.

    ciao, Roberto.

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    • Dunque la foto cui mi riferivo (cliccandoci la vedi tutta, ma la parte rilevante è quella centrale) chiarisce che c’è stata una discriminazione verso una donna voluta da Erdogan ed accettata da Michel (entrambi con le loro diverse ragioni).
      Comunque sul tema più importante so che non pensi certo che io voglia “esportare la democrazia” con le armi, di bushana memoria.
      Ma mi permetterai di ritenere preferibile una società che è arrivata almeno ad affermare, certo non a realizzare, il valore dell’uguaglianza di diritti tra uomini e donne, tra bianchi e neri, etc. rispetto ad una che li nega anche come valori cui tendere.
      Insomma secondo me le diverse culture devono convivere senza guerre, ma non sono semplicemente equivalenti.
      Qualcuna ha fatto più passi avanti, grazie soprattutto ai suoi valori laici, alle sue rivoluzioni, compresa quella per i diritti delle donne.
      Qualcuna è rimasta imbrigliata nell’obbedienza a testi o a decisioni di secoli fa, presi alla lettera, un po’ come fanno da noi i Testimoni di Geova o come fa la Chiesa Cattolica quando nega il sacerdozio alle donne.
      Comunque credo che le rispettive visioni siano chiare, va bene così, non possiamo concordare su tutto.

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      • sono cocciuto, ma prima di dire che c’è stata una discriminazione contro la von der Leyen in quanto donna – discriminazione peraltro accettata dall’ufficio europeo che ha CONCORDATO le modalità dell’incontro (ogni altra versione è incredibile FUFFA) – voglio sapere di che tipo di incontri si trattava quando le disposizioni CONCORDATE sono state diverse.
        l’interpretazione dei fatti che proponi, sulla scorta dei media, è totalmente fuori dalla realtà: queste situazioni non sono affatto improvvisate, ci sono uffici appositi per regolarle e c’è gente che lo fa come lavoro. è però probabile che la von der Leyen non sia stata informata dei dettagli della situazione in cui si sarebbe trovata e che sia rimasta sorpresa.
        figuriamoci comunque se queste cose sono affidate all’improvvisazione del momento e se possono essere decise a capriccio di chi ospita le disposizioni dei partecipanti, che poi finiscono in foto ufficiali e quant’altro.
        questo dicono i turchi, questo ammette anche Michel (forse l’ufficio del cerimoniale dipendeva da lui?) e questa è l’unica versione plausibile della faccenda.
        montata palesemente dalla von der Leyen, che – credimi – in Germania è considerata notoriamente una poveretta, e per questo nessuno lì le va dietro più di tanto sulla stampa, oltre che per altri motivi che hai detto giustamente tu (la minoranza turca così consistente sconsiglia lì di soffiare sul fuoco!).

        sul resto: il dissenso tra noi, logico e naturale – non ci piove -, non è sul fatto se non sia preferibile o no l’eguaglianza uomo – donna: ci mancherebbe! ma mettici anche il transgender e in generale parliamo di uguaglianza a prescindere dai ruoli e dalle scelte sessuali; ma il nostro dissenso è su quanto questa valutazione giustifichi l’esportazione di questi valori, che condividiamo entrambi.
        mi pare che tu limiti il rifiuto di questa esportazione all’uso delle armi; io allargo il mio rifiuto ad altre forme di intervento anche meno cruente e ritengo che anche giudizi fortemente svalutativi ed acritici di ripulsa di valori tradizionali di altre culture siano pericolosi e che le relative valutazioni vadano maneggiate con cura, in base al detto che anche le parole sono pietre: lo avrei detto evangelico, ma è soltanto di Carlo Levi.

        caro Roberto, grazie della bella discussione!

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  2. Caro Mauro,
    le seconda foto è irrilevante, probabilmente scattata in Belgio, etc. etc.
    La mia attenzione va alla parte centrale della terza foto.
    In essa i ruoli sono gli stessi attuali ed è pure scattata in Turchia. Ma qui ci sono tre poltrone, Erdogan in mezzo come è giusto ed i due rappresentanti dell’Europa ai lati su poltrone, non su un lontano emarginante divano.
    Perchè ti sei soffermato sulla irrilevante seconda foto e non hai analizzato quella rilevante, visto che indicavo chiaramente che la foto era quella con tre immagini a confronto (e cioè la terza)?
    Per il resto abbiamo una visione diversa, io credo che l’uguaglianza di diritti sancita da principi universali non debba essere riconquistata ogni volta dalle “minoranze” in ogni singolo paese, anche perchè con un Corano interpretato alla lettera è davvero dura per loro, ma pazienza, restiamo sulle nostre posizioni.

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  3. E’ un peccato che non si possano caricare immagini nei commenti, ma tre immagini a confronto, facilmente ritrovabili su Internet qui: https://twitter.com/rglucks1/status/1379730781900275714/photo/1, dimostrano che tanto in occasione di incontri in Turchia che in Belgio con gli stessi ruoli in discussione ora e tutti partecipanti maschi il protocollo era stato diverso, tutti vicini, tutti su poltrone.
    Dunque la differenza di livelli addotta appare pretestuosa e la connivenza di Michel (che a sua volta è alla ricerca di un ruolo rispetto alla Der Leyen) non lo giustifica.
    Che i media tedeschi abbiano le loro ragioni per minimizzare l’episodio, tipo 4 milioni di Turchi che vivono in Germania ed una pressione immigratoria enorme con Erdogan che fa da cane da guardia, non meraviglia più di tanto. Credo proprio che anche i media tedeschi non siano esenti da interessi parrocchiali.

    Ma il punto più sorprendente è la tua considerazione “ogni cultura ha propri valori e modi di vita”.
    Anche la cultura talebana che nega la scuola alle bambine?

    In secoli di pensiero e di lotte l’umanità sta cercando di muoversi verso valori più egualitari, verso la parità di diritti tra i diversi membri del genere umano e così oggi le donne possono votare, possono accedere a scuole prima loro precluse, i neri possono sedersi sugli autobus, etc.

    Certo non in tutto la cultura occidentale è superiore alle altre, p.es. l’ esasperato individualismo occidentale ha molto da imparare dal confucianesimo, ma sul punto della parità di diritti e doveri tra uomini e donne, tra bianchi e neri, etc., insomma sui diritti universali, credo che sia avanti di qualche secolo rispetto ad alcune altre culture. Una volta anche l’occidente era come loro, inutile citare antiche posizioni sessiste o razziste occidentali, ma ritengo che il lungo e graduale cammino più laico che cristiano compiuto sia sacrosanto.

    Poi nella pratica p.es. i quotidiani femminicidi o le uccisioni di neri da parte di poliziotti USA dimostrano che siamo ben lungi dalla méta, ma qui stiamo parlando di valori e sostenere che sono tutti equivalenti non mi sembra accettabile, perchè non tutti sono egualmente universali.

    Che poi il problema non è la poltrona della der Leyen, ma quello più sostanziale del ruolo e dei diritti delle donne in alcune culture/paesi, vedi il recente ritiro della Turchia dal trattato di Istanbul sulla violenza contro le donne. E’ accettabile anche quello?

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    • ciao, Roberto, neppure io posso postare una foto nel commento, la metterò comunque, per correttezza, in calce al post, magari con una sintesi di questa nostra discussione.

      non tutto è così semplice come sembra, e tu lo sai meglio di me: se analizzi bene questa seconda foto, puoi dedurre che si tratta di un incontro diplomatico impostato diversamente, e lo mostrano chiaramente le bandiere sullo sfondo: due volte la bandiera dell’Unione Europea, ma due volte anche la bandiere della Turchia, il che mi fa supporre che Erdogan fosse presente in qualche duplice veste.

      inoltre il Presidente del Consiglio Europeo di allora sta al centro, mentre Erdogan e il Presidente della Commissione Europea di allora sono equiparati ai suoi due lati; chissà che clamori avrebbero dovuto sollevare in Turchia allora per la posizione subordinata di Erdogan (ma forse la foto si riferisce a qualche incontro delle trattative per l’adesione turca all’Unione Europea, in standby, fortunatamente!, da parecchio parecchio tempo)…

      quindi, salvo precisazioni ulteriori, la foto non dimostra nulla; rimane il fatto che in ogni incontro diplomatico di alto livello e di valore simbolico il cerimoniale viene proposto dal paese ospitante ed accettato da chi è ospitato, come dicono i turchi – e sarebbe veramente strano ed assurdo il contrario! e che i turchi hanno proposto un cerimoniale che evidenziava il ruolo di capi di stato di Erdogan e del Presidente del Consiglio Europeo – interpretazione rigorosa dei rispettivi ruoli, come afferma anche Michel – l’Europa l’ha evidentemente accettato; certo i due esponenti non credo fossero stati informati dei dettagli, ma è impensabile che la dislocazione dei partecipanti all’incontro fosse una sorpresa per l’ufficio che ha trattato la cosa per conto dell’Unione Europea, e se così fosse ci troviamo di fronte ad incapaci.

      ma tutto questo è marginale rispetto alla tua seconda obiezione, sulla quale mi preme particolarmente di chiarire la mia posizione.

      sulla posizione delle donne nella vita sociale ovviamente neppure io condivido nessuna visione del mondo che assegna loro un ruolo subordinato (come quella che del resto risale direttamente al Corano, interpretato alla lettera e non modificabile da interpretazioni, in quella religione), però ritengo fermamente che spetti soltanto alle donne islamiche (e anche agli uomini) l’emancipazione femminile nei paesi islamici – peraltro più o meno progredita nelle diverse realtà: e la posizione delle donne è ben diversa, a quanto ho visto, in Indonesia, in Siria o nello Yemen…

      sono favorevole alla piena eguaglianza dei sessi, ma non all’interventismo contro altre culture in nome di grossolani pregiudizi eurocentrici: le culture non sono semplici da capire e ricordo ancora una volta di avere toccato con mano in Iran che il velo islamico, che infastidisce noi, era considerato lì un simbolo della libertà di massa della donna portata dalla rivoluzione khomeinista, contro la falsa liberalizzazione dello scià, riservata a qualche donna dell’élite occidentalizzante.

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