l’irraggiungibile valle delle Camerate. senza greenpass 2.2 – 261

la valle delle Camerate è praticamente la parte più alta e meno nota della Valle delle Cartiere, alle spalle di Toscolano, scavata dallo stesso fiume omonimo, che, ancora più sopra, è trattenuto dalla grande diga che ha formato il lago artificiale della Valvestino – già meta di una gita da covid l’anno scorso, quando il lago era ampiamente svuotato per manutenzione della diga.

escursioni da Covid: val Degagna, Bollone, Valvestino – 307

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so già che la valle è stata colpita da una frana, anzi da più frane, l’ultima su un fronte di 200 metri, mentre si svolgevano i lavori per rimediare alla prima, e che non è accessibile in auto, ma non mi importa molto, visto che intendo camminare.

ho la curiosità di rivedere questi luoghi che mi colpirono tanti anni fa e ci tornai un paio di volte, con quella che era allora mia moglie e i bambini, perché mi ero innamorato di un vecchio mulino abbandonato, tra l’altro in vendita, e ci facemmo un pensierino, tanto era poetico, incassato nella gola, vicino ovviamente al fiume, ridotto a torrentello: unico suo difetto la vicinanza con una installazione idroelettrica collegata alla diga, evidentemente, anche se questa non era visibile, visto che stava molto più a monte; e il percorso a piedi verso il lago di Garda lungo il fiume era bloccato da quel punto, perché l’accesso diretto al resto della valle, di sotto, era impedito dal chiudersi della gola giusto lì.

escursione della memoria e della curiosità, anche, perché l’amico Silvano, che sembra conoscere ogni angolo della provincia percorribile a piedi, mi ha detto che il mulino poi è stato effettivamente venduto e ristrutturato…

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al bar di Gaino, nella piazzetta centrale, dove mi compero l’indispensabile mezza minerale e chiedo informazione, la graziosa barista mo dissuade: è tutto sbarrato, è impossibile passare; “ma non per me”, penso strafottente, e a lei dico che vado comunque a vedere.

e infatti c’è un bel tratto libero all’inizio, e molto suggestivo: all’inizio la valletta è aperta e si costeggiano delle aziende agricole, sulla strada in terra battuta

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sotto l’incombente monte Pizzoccolo.

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una modesta tradizionale santella, in mezzo a tratti di vegetazione così fitta ed ombrosa, che sembra di essere nella giungla dello Sri Lanka, e un poco lo ricordano per un’aria quasi mistica, che sarebbe buddista se non ci fosse il crocifisso, simbolo straziante della sofferenza, invece del Buddha pastoso della serenità rispetto al dolore del vivere.

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ma poi la valle si stringe, ed ecco pareti di roccia scoscese e non ancora franate:

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in un punto si vede la sottostante Valle delle Cartiere, dove sono stato settimana scorsa, sullo sfondo di uno spicchio di lago.

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di fianco sbocca un sentiero che arriva da sotto, emergendo dalla fitta vegetazione quasi tropicale, ma è chiuso pro forma con uno sbarramento mobile; così penso che un’altra volta sarà bello cercare di fare l’anello, partendo dalla piazzetta centrale di Toscolano, con una variante che fonderà i due percorsi di ieri e di oggi.

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ma intanto, pochi metri dopo, ecco il primo sbarramento sulla strada principale in terra battuta che si inoltra verso la gola franata: facilmente aggirabile, in barba ai cartelli che lo vietano, intimando sanzioni, mentre avvisano del pericolo dei costoni instabili.

procedo, ma sono più efficaci nella dissuasione alcuni sassi caduti qua e là nel sentiero, e soprattutto lo sbarramento da muro di Berlino che si trova mezzo chilometro più avanti con la minaccia appesa in più lingue di sanzioni che direi addirittura efferate, questa volta.

vero che si sente il rumore di una macchina che esce da una casa poco più su, raggiungibile con l’unico accesso libero dalla strada, ma quasi mi immagino che siano guardie forestali venute, se non proprio ad arrestarmi, a infliggermi multe tremende; vedo che con qualche mossa semi-acrobatica sarebbe ancora possibile scavalcare la recinzione, ma rinuncio e non mi resta che la strada del ritorno.

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ma è presto per tornare a casa e tardi per cambiare meta della gita, quindi prima di arrivare al paese giro a sinistra verso il monte Castello che a sua volta sovrasta, certamente meno imponente del Pizzocolo, ma snello e slanciato e comunque attraente.

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anche questo tratto della passeggiata è completamente solitaria, se si eccettua in ciclista che scorre via veloce; lo si può vedere in questa foto, aguzzando bene lo sguardo, ma proprio bene.

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ma è di sicuro più evidente in questa:

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però mi rendo conto, a questo punto, di avere ecceduto, più che nei resoconti, nelle foto, e rinvio ad un prossimo post il racconto per immagini del resto di questa escursione, così modesta e lontana dalle grandi mete turistiche di bellezza conclamata e indiscutibile.

ma sono anche io tra coloro che trovano che è più bello amare i pregi che altri non vedono.

e il senso di questi post senza greenpass è proprio quello di ricordare che la natura è più facile incontrarla nei luoghi apparentemente modesti e dal fascino tutto da scoprire, che tra la folla che si accalca attorno a luoghi di bellezza così sfacciata e reclamizzabile, che la colgono perfino i cuori più aridi e refrattari.

Valle delle Camerate, faccio conto di ritrovarti e di visitarti, un’altra volta!

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