Eliezer ben Hirkanus: un rabbino che non è il Lazzaro cristiano. il primo secolo in Palestina visto dal Talmud. 2 – 515

mi sono occupato nel mio post precedente di questa miniserie Johanan ben Zakkai: Giovanni, figlio di Zaccaria. il primo secolo in Palestina visto dal Talmud. 1 – 295 di Johanaan ben Zakkai, che nel Talmud ebraico sintetizzava nella sua vita semi-leggendaria probabilmente tre membri della stessa famiglia, padre figlio e nipote, vissuti il primo dalla fine del I secolo a. C. e gli altri due nel I dopo Cristo.

ora in un suo vecchio commento a questo post https://bortocal.wordpress.com/2012/08/26/422-quanti-lazzaro-eleazar-nella-storia-ebraica-del-i-secolo-dopo-cristo/ , Baphomet, autore di vari commenti sul tema nella rete, richiama la mia attenzione anche su Eliezer ben Hirkanus, un altro personaggio importante del I secolo d.C. della tradizione ebraica raccolta nel Talmud.

rabbi Eliezer, definito per antonomasia il Grande, è tra i protagonisti della rinascita dell’ebraismo dopo la distruzione di Gerusalemme alla fine della prima guerra giudaica nel 70 d.C.: è citato nel Talmud 320 volte; fu rigorosamente conservatore e legato alla tradizione farisaica, tanto da entrare in conflitto con gli altri maestri dell’ebraismo suoi contemporanei ed essere addirittura bandito, ma poi eccezionale rivalutato dopo la morte, al punto che si disse di lui che, se si fosse potuto metterlo sul piatto di una bilancia, e sull’altro tutti gli altri rabbi, lui sarebbe risultato più pesante di tutti gli altri messi assieme.

a più riprese qualcuno ha cercato di collegarlo al cristianesimo, ma le fonti originali non offrono il minimo appiglio in questo senso, afferma la voce tedesca su wikipedia dedicata a lui, che apre autorevole e ben fatta: https://de.wikipedia.org/wiki/Elieser_ben_Hyrkanos .

secondo Baphomet fu il discepolo prediletto di Yochanan ben Zakkai, e un rapporto preciso con questa figura è indiscutibile, considerando che in una parte del Talmud, Gittin, 56 a-b, risulta a fianco del maestro nell’organizzargli la rocambolesca fuga da Gerusalemme assediata dai romani e controllata dagli zeloti, fingendosi morto, per poi arrivare al campo di Vespasiano, come abbiamo visto.

ma se è valida la mia ipotesi che nel nome collettivo di Johanaan ben Zakkai si sintetizzasse la storia di una famiglia, questo rapporto di Eliezer va stabilito col secondo Johanaan ben Zakkai, quello che restò ben ancorato alla tradizione ebraica, e non con il terzo, suo figlio, morto a 24 anni, – che potremmo ipotizzare che sia effettivamente il Joahanaan ben Zakkai, Giovanni figlio di Zaccaria, il predicatore che affascinò anche da Jeshuu, e che probabilmente è lo stesso Theuda o battezzatore, che fu ucciso e decapitato dai romani nel 44 d. C.. secondo Giuseppe Flavio.

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se dunque un legame può essere stabilito con la storia della predicazione di Jeshuu (che non può ancora essere definita cristiana, ma che è, come era, rigorosamente ebraica), è eventualmente questo, molto ipotetico e comunque indiretto, ma Baphomet invece non ha dubbi e afferma con grande sicurezza:

Eliezer ben Hirkanus è a mio giudizio il Lazzaro evangelico per altro perseguito dal sinedrio secondo il N.T.
Le fonti ebraiche in linea con il N.T. confermano che fu processato per avere avuto rapporti con i cristiani e per aver condiviso un insegnamento da parte di un certo Giacomo.
Sempre gli ebrei confermano che costui fu allontanato dal Sinedrio.

si dirà che ho proprio del buon tempo da perdere, se mi occupo di tesi così strampalate: su che cosa si fonda la convinzione soggettiva di Baphomet che Eliezer il Grande dell’ebraismo sia Eleazar, a parte la quasi identità del primo nome?

questo era il discepolo amato da Jeshuu e indicato come il suo prediletto nel primo Vangelo o Annuncio del Nuovo Regno che lui stesso organizzò e diffuse e confluì poi all’inizio del secondo secolo, nel Vangelo secondo Giovanni, ampiamente integrato e rimaneggiato, e ci sono indizi almeno un poco più consistenti che si tratti dell’Eleazar ben Jair che ebbe un ruolo centrale nella rivolta anti-romana del 66-73 d.C. e fu l’ultimo degli oppositori ad arrendersi nella fortezza di Masada, dove si è persino trovato un piccolo frammento di ceramica col suo nome.

e dunque questo Eleazar figlio di Jair e non di Hirkanus, morì certamente nel 73 d.C.: come potrebbe essere il maestro della tradizione ebraica dei decenni successivi?

che Eliezer il Grande sia stato allontanato dal Sinedrio lo abbiamo appunto visto; che questo sia avvenuto per i suoi rapporti con i cristiani e in particolare con un certo Giacomo invece non mi risulta, e a quanto so non risulta neppure ad altri che si sono occupati prima di me di questi problemi, e con ben maggiore professionalità.

Johann MaierJesus von Nazareth in der talmudischen Überlieferung. Darmstadt 1978, S. 144–160.

d’altra parte, quando mai il Lazzaro evangelico, o Eleazar ben Jair secondo la mia ipotesi, fu membro del sinedrio?

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concludo qui le mie considerazioni sulle tesi di Baphomet, uno spericolato mitomane, che del resto altrove non ha avuto problemi a dichiarare che Yoanaan ben Zakkai ( Giovanni figlio di Zaccaria), altro maestro fondatore della nuova tradizione ebraica della fine del I secolo d. C., è da identificarsi con Giovanni di Giscala, un altro dei leader della guerra contro i romani, ma anche in questo caso dove siano, non dico le prove, ma almeno gli indizi, non si sa.

ma la cosa tragica è che Baphomet neppure si preoccupa di trovarne.

no, decisamente, per analizzare la tradizione ebraica antica sulla figura di Jeshuu bisogna rivolgersi altrove.

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fuori tema mi annoto qui, per non perderla di vista, questa annotazione su un problema del quale mi sono già occupato, senza venirne bene a capo: https://corpus15.wordpress.com/2017/09/27/ma-chi-era-zaccaria-il-profeta-egiziano-16-353/

Zaccaria (Figlio di Barachia)
Nella requisitoria di Gesù contro gli Scribi e i Farisei (Mt. 23, 35), viene rinfacciata ai Giudei l’uccisione di Zaccaria figlio di Barachia avvenuta fra il Tempio e l’altare. L’identificazione di quest’ultimo è stata oggetto di varie ipotesi fin dall’antichità (cf. Girolamo, In Mt. 23, 35; PL 26, 180). Alcuni vi vedevano jl profeta scrittore Zaccaria, precisamente figlio di Barachia. Destituita di ogni fondamento e in contrasto con la data della composizione di Mt. è l’identificazione, avanzata da qualche moderno, con Zaccaria figlio di Baris, ucciso dagli Zeloti nel Tempio durante l’assedio romano (cf. Flavio Giuseppe, Bell. IV, 335-344).
Si tratta del profeta Zaccaria, ucciso nell’atrio del Tempio (2Par. 24, 20-22) dal re Ioas (799-784), per le sue aspre rampogne contro l’idolatria. In 2Par. Zaccaria è detto figlio di Ioiada; in Mt. le parole
figlio di Barachia perciò son considerate una glossa (mancano nel luogo parallelo di Lc. 11, 51) suggerita dal ricordo del profeta scrittore; oppure Barachia è un personaggio di scarso rilievo, tralasciato nella genealogia di 2Par., ove si ricollegherebbero direttamente i due nomi più famosi, il profeta ucciso ed il suo nonno Ioiada, protettore e stimato consigliere del re Ioas (2Par. 23, 1 ss.).
[A. P.] Autore: Sac. Angelo Penna

il passo citato dal Secondo Libro delle Cronache è questo:

17 Dopo la morte di Ioiadà, i comandanti di Giuda andarono a prostrarsi davanti al re, che allora diede loro ascolto. 18 Costoro trascurarono il tempio del Signore, Dio dei loro padri, per venerare i pali sacri e gli idoli. Per questa loro colpa l’ira di Dio fu su Giuda e su Gerusalemme. 19 Il Signore mandò loro profeti perché li facessero ritornare a lui. Questi testimoniavano contro di loro, ma non furono ascoltati. 20 Allora lo spirito di Dio investì Zaccaria, figlio del sacerdote Ioiadà, che si alzò in mezzo al popolo e disse: «Dice Dio: «Perché trasgredite i comandi del Signore? Per questo non avete successo; poiché avete abbandonato il Signore, anch’egli vi abbandona»». 21 Ma congiurarono contro di lui e per ordine del re lo lapidarono nel cortile del tempio del Signore. 22 Il re Ioas non si ricordò del favore fattogli da Ioiadà, padre di Zaccaria, ma ne uccise il figlio, che morendo disse: «Il Signore veda e ne chieda conto!».

. . .

si può considerare questo scritto indicativo del metodo completamente sbagliato seguito dagli studiosi cattolici nell’esame di questi problemi: la loro convinzione di fede sulla assoluta veridicità di quello che leggono nei testi che considerano sacri e la cronologia sbagliata che attribuiscono loro, impedisce loro di capire la reale sostanza dei problemi.

questo Zaccaria ha una morte che coincide perfettamente con quella accennata da Jeshuu nella sua invettiva: lapidato nel cortile del tempio, cioè potremmo intendere tra il santuario e l’altare, come dice il Vangelo secondo Matteo; non è un profeta riconosciuto, ma gli viene comunque attribuita una funzione profetica.

ma ci sono due difficoltà non da poco: non è figlio di Barachias, ma di Ioiadà (a meno che l parola figlio non sia usata in senso lato, col valore generico di discendente, ipotizzando che Ioiadà abbia avuto un figlio di nome Barachias, anche se non risulta); e dobbiamo ritenere altrettanto generico il riferimento ai padri degli ebrei di quella generazione, che lo avrebbero ucciso, da intendere solo in senso vago, come sinonimo di antenati.

L’identificazione, avanzata da qualche moderno, con Zaccaria figlio di Baris, ucciso dagli Zeloti nel Tempio durante l’assedio romano, rimane a mio modo di vedere la più persuasiva, anche se ha probabilmente generato parecchia confusione e qualche tentativo di correzione.

ma non si può rifiutarla in nome dell’anacronismo, se si si ritiene, assieme a me, che sia della prima metà del II secolo la versione definita dei vangeli secondo Matteo e Luca, che citano questa invettiva, che manca nel più antico Vangelo secondo Marco e nel nucleo originario del Vangelo secondo Giovanni.

è dunque questa potrebbe essere perfino una nuova conferma del carattere piuttosto tardo di questi due vangeli, costruiti sulla falsariga di quello attribuito a Marco a qualche decennio di distanza.

e dimostra l’abitudine tipica dei primi cristiani di mettere in bocca a Jeshuu cose che volevano dire loro, perché avessero una più grande autorità.

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