la dodicesima testimonianza, le stratificazioni, nell’Annuncio del Nuovo Regno, dal Vangelo secondo Giovanni – 44 = 26 bis – 267

non è troppo complessa l’analisi delle stratificazioni, non troppo numerose, nell’ultima delle dodici testimonianze che costituivano l’Annuncio del Nuovo Regno, prima che venisse trasformato nel Vangelo secondo Giovanni che possediamo oggi, e per la maggior parte è già stata compiuta nel post che le ho già dedicato: https://corpus15.wordpress.com/2020/01/26/la-dodicesima-e-ultima-testimonianza-lannuncio-del-nuovo-regno-26-30/.

rispetto alle considerazioni svolte lì, basterà aggiungere poche note.

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[14 Era la terza volta che Jeshu si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.]

è possibile che questo breve passo, che spezza la linearità del discorso, appartenga ad una fase successiva, ed ha l’aspetto di una nota a margine, una glossa, forse dettata dal bisogno di confrontare questa versione con quelle dei vangeli secondo Matteo e secondo Luca.

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[17 «Pasci le mie pecore. 18 In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi».]
[19 Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio.
E, detto questo, aggiunse:] 

se la parte evidenziata sopra è effettivamente frutto di inserimenti successivi, il testo che rimane come originario è coerente col rapporto problematico tra Jeshuu e Simone il Macigno (Pietro), che risulta anche in altri passaggi del testo: Simone ha rinnegato Jeshuu tre volte al momento del suo processo e qui ora, come contrappasso, ribadisce tre volte il suo amore per Jeshuu, su domanda implicitamente polemica, di questi: la situazione non è priva di un sottinteso ironico e polemico; e infatti Jeshuu a queste dichiarazioni replica seccamente: Seguimi; cioè, se mi vuoi tanto bene, segui il messaggio che ti ho dato.

Macigno rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene».
17 Gli rispose Jeshuu: […] «Seguimi». 20 Macigno si voltò e vide che li seguiva quel seguace che Jeshuu amava.

la sequenza narrativa acquista, in modo trasparente, un significato ben diverso, quasi opposto, a quello che gli si volle dare con le integrazioni successive.

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la prima frase sopra citata, che è alla fine del v. 17, è evidentemente tarda: va messa in relazione col discorso attribuito a Jeshuu nell’ultima cena, dove viene inserito un concetto analogo: quello dei seguaci di Jeshuu come gregge di pecore, di cui il buon pastore deve farsi carico.

ma prima di questa tarda aggiunta, legata anche oramai al mito del primato petrino, deve essere avvenuta l’integrazione del v. 18, che appare parte di quella raccolta di detti di Jeshuu che venne introdotta nella fase intermedia fra la stesura conclusiva dell’Annuncio e l’inizio della rielaborazione del Vangelo, secondo l’ipotesi che ho maturato nel corso di questa analisi.

questa ipotesi permette forse di dare ragione della stranezza e quasi incomprensibilità di questa frase, che viene a trovarsi investita del valore di una profezia specifica riferita a Simone Macigno, ma che in quanto tale appare inappropriata: non risulta infatti, neppure dalla tradizione, che Simone sia morto talmente decrepito da trovarsi nella situazione esistenziale lì descritta.

la frase infatti diventa chiara se le diamo il significato di una riflessione generale sulla condizione dell’estrema vecchiaia; è possibile che essa, che faceva parte della raccolta che credo di avere individuato, fosse stata annotata in margine a questo capitolo quando si identificò il seguace prediletto da Jeshuu non più con Eleazar, ma con Giovanni – che in effetti sembra oggi, anche se non nominato, il protagonista delle battute successive – e si diffuse la leggenda che Giovanni fosse morto nell’estrema vecchiaia; qualcuno volle dunque richiamare questo detto che si addiceva a lui, in coda alle frasi riferite al seguace prediletto; ma un editore successivo, che non aveva colto questo significato, la inserì addirittura nel testo, in un punto che gli pareva appropriato, ma dove il suo significato si trovò ad essere stravolto, dato che ora, invece, appariva riferita a Simone.

in un momento successivo, quindi nella fase di rielaborazione che portò alla versione definitiva del Vangelo secondo Giovanni, ecco che si dovette aggiungere ancora qualcosa, per spiegare come si poteva questo testo così oscuro: 19 Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E dopo avere così parlato, gli disse: Seguimi.

il carattere di aggiunta ulteriore di questo versetto risulta evidenziato dalla ripetizione di Seguimi in 21,19 e 21,22; ma è abbastanza evidente che questa profezia che in questo modo risulta è stiracchiata e che vi fosse stata una profezia effettiva della presunta crocifissione di Simone avrebbe dovuto essere formulata in termini un pochino più precisi.

qui si dovrebbe riprendere il problema della notizia che fornisce Giuseppe Flavio che Simone e Giacomo, figli di Giuda il Galileo, appartenenti all’area militante degli zeloti, vennero crocifissi dai romani come terroristi politici, cioè ladroni secondo il linguaggio del tempo, nell’anno 44, cioè quasi una decina d’anni prima della vicenda del profeta egiziano; non voglio tornare sul sospetto, fortemente fondato a mio parere, che si tratti di due dei fratelli di Jeshuu, che ho tutti i motivi di pensare che fosse il figlio primogenito di Giuda il Galileo; ma di questo abbiamo già parlato in precedenza e non è il caso di ripetersi.

https://corpus2020.wordpress.com/2020/06/28/la-sesta-testimonianza-le-stratificazioni-nellannuncio-del-nuovo-regno-dal-vangelo-secondo-giovanni-37-11-15-bis-225/

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[23 Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel seguace non sarebbe morto.
Jeshuu però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa?».]

quest’ultima aggiunta è contestuale alla precedente ed appartiene alla fase in cui il seguace prediletto è stato identificato con la figura del vecchissimo Giovanni.

la frase della versione originaria serviva a garantire il ritorno di Jeshuu per instaurare il Regno di Dio assieme ad Eleazar; ma dopo il suicidio di questi a Masada nel 73 d.C. allafine della rivolta contrro i romani, con gli ultimi novecento seguaci, suoi ed evidentemente anche di Jeshuu, in suo nome, la profezia viene spostata sulla figura del vecchissimo Giovanni.

essa venne interpretata, attraverso appunto questa manipolazione, in modo da farle dire che Jeshuu sarebbe tornato prima della morte di Giovanni.

questo evidentemente data la fase della rielaborazione di cui parliamo al massimo all’incirca attorno al 100 d.C., la data alla quale la tradizione successiva fece risalire la sua morte; ed è la prima volta che troviamo un elemento preciso e concreto che ci consente di collocare in un contesto storico preciso la penultima fase delle rielaborazioni successive che portarono al testo che abbiamo oggi del Vangelo secondo Giovanni.

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nel prossimo post indicherò i prossimi passaggi di questa mia ricerca.

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