Boccaccio fu l’antidoto: quando Buddha divenne un santo cristiano. 3 – 414

due post precedenti sul tema:

l’altro Siddharta, mille anni prima: quando Buddha divenne un santo cristiano. 1 – 372

dalla religione al romanzo: quando Buddha divenne un santo cristiano. 2 – 377

. . .

la scoperta che la chiesa cattolica ha proclamato santo Ioasaf o Iosaphat, il protagonista di una specie di edificante romanzo medievale, e lo venera sugli altari, come abbiamo visto nei due post precedenti di questa miniserie (https://corpus2020.wordpress.com/?s=Barlaam), potrebbe sembrare particolarmente sconcertante: che cosa si direbbe se venisse istituito il culto di san padre Cristoforo, inteso come il personaggio dei Promessi Sposi?

e ancora più sconcertante, poi, se la vita immaginaria di questo santo è ricalcata molto da vicino su quella di Buddha.

ma, a pensarci meglio, nessuno dei due motivi si sorpresa è veramente fondato.

. . .

qualcuno non vede che buona parte dei santi vengono proclamati tali semplicemente perché la loro vita viene romanzata?

vi è un nesso evidente fra la santificazione ed il romanzesco.

questo è particolarmente evidente per i santi più antichi: chi potrebbe dire che san Gennaro, per esempio, sia veramente esistito, a parte la concreta possibilità di esibire il suo sangue? e san Giorgio o san Michele? hanno davvero combattuto contro il drago e liberato la principessa? san Martino, che divide il suo mantello con un povero, è davvero esistito?

insomma nei tempi andati oserei dire che tutti i santi erano personaggi di spettacolari romanzi sacri, quelli delle loro vite tramandate a voce.

e non vorrei sembrare blasfemo ai credenti: ma come non vedere che la vita stessa dei fondatori delle grandi religioni, siano essi il Gauthama che divenne Buddha o lo Jeshuu mashiah, che poi divenne il nostro Gesù Cristo, ha in sé tanti di quegli elementi leggendari da diventare essa stessa più un romanzo pio che un resoconto storico reale? questo è successo un poco di meno con Mohammed, ma le conseguenze sulla sua religione, l’islam, di questa maggiore aderenza alla verità storica non sono poi tutte così positive.

ed ecco l’intuizione ulteriore su perché fosse così importante il culto delle reliquie: anche perché erano loro e soltanto loro che assicuravano la verità fattuale di racconti così fantastici, dei quali non si poteva dubitare se qualcuno era in grado di esibire qualche resto mortale del santo.

. . .

ma anche il secondo elemento, a pensarci meglio, appare meno stupefacente di quello che parrebbe: parlo della trasmigrazione della figura di un santo da una religione ad un’altra, in questo caso dal buddismo al cristianesimo, ma potremmo parlare anche del Gesù indù che diventa una reincarnazione di Bishnu.

oserei dire persino che questo è a sua volta normale: Gesù stesso è riassorbito nell’islam come il più grande dei profeti prima di Mohammed.

ma poi guardiamo meglio al Gesù cristiano in persona, che vive lo straordinario paradosso di essere stato un credente ed osservante ebreo, trasformato nel fondatore di una nuova religione addirittura.

. . .

ma nel caso della Storia di Barlaam e di Ioasaf, di cui ci stiamo occupando, c’è un ultimo motivo ancora più specifico: che la figura di Iosaf, in cui si traduce il Buddha, ha conservato ben poco di intrinsecamente e intimamente buddista, si direbbe, talmente è cristianizzato quando arriva all’impero bizantino.

il suo rapporto col buddismo si limita a qualche vaga e indefinita affinità, come la percezione della fragilità dell’esistenza terrena e la necessità di distaccarsi da un’adesione troppo piena al vissuto, e soprattutto consiste nello straordinario motivo narrativo del giovane, che vive recluso e separato dal mondo, per volontà del padre, e poi lo scopre nella violenza brutale dei suoi aspetti dolorosi: la malattia, la vecchiaia, la morte.

è questo motivo narrativo che, nato dalle leggende sulla vita del Buddha, attraversa poi la storia e le culture, potendo diventare sia islamico sia cristiano.

ed è giusto quindi chiedersi se esso contenga davvero, come un correlativo oggettivo, la sostanza della visione buddista del mondo, oppure se diventa un motivo letterario generico, che ha perso ogni legame con la sua origine.

. . .

aiuta nella risposta l’esame di una delle riproposizioni rielaborate di questo motivo nell’Introduzione alla quarta giornata del Decameron, dove Boccaccio risponde alle critiche suscitate evidentemente dalla diffusione delle novelle delle prime tre giornate, e in particolare all’accusa che gli piacciono troppo le donne e che con la sua opera vuole compiacerle troppo.

è un punto cruciale nella struttura dell’opera e, per difendersi, Boccaccio introduce non una novella intera, scrive, ma parte d’una.

in realtà non c’è motivo di considerare dimezzata la novella, anche se è indubbiamente più breve di altre, ma al contrario la valorizzano proprio la posizione particolare e l’essere al di fuori del calcolo delle 100, che rendono il Decameron un perfetto corrispettivo strutturale dei 100 canti della Comedìa dantesca.

questa particolarità la rende talmente eccezionale da metterla in particolare evidenza, così da farne, viceversa, quasi la più importante: indubbiamente un vero e proprio manifesto della visione del mondo di Boccaccio.

. . .

qui infatti si racconta di Filippo Balducci, un ricco signore che perde l’amata moglie ancora giovane e decide allora di ritirarsi dal mondo per questo lutto inconsolabile, dandosi al servizio di Dio e vivendo in romitaggio e di elemosine insieme al figlio, che in quel primo momento ha circa due anni e vivrà poi col padre fino ai 18 anni, totalmente recluso e dedito alla venerazione di Dio.

già qui vi è un importante stravolgimento dello schema narrativo originario del racconto dell’epoca bizantina, nella decisione del padre di ritirarsi dal mondo e di condividere col figlio questa separazione.

questa dura sino al giorno in cui, dietro richiesta del figlio, non si recano a Firenze, dove sino a quel momento il padre andava periodicamente, ma senza di lui.

l’uscita dal romitaggio non è però per il ragazzo la scoperta delle brutture della vita, ma bensì della straordinaria bellezza della città, cioè della vita; e in particolare di una brigata di belle giovani e ornate, che attirano subito l’attenzione del figlio di Filippo, che chiede al padre chi siano, ottenendo la risposta che sono mala cosa e che si chiamano papere.

siamo già evidentemente di fronte al totale rovesciamento parodistico dello schema narrativo originario: l’uscita dal luogo fatato, che ha tenuto nascosto il mondo, non porta alla scoperta della insignificanza della vita, travolta dalle sue miserie, ma anzi alla scoperta del suo fascino e al risveglio del desiderio naturale, che spinge il giovane a chiedere al padre di menarsene una colà su di queste papere, e io le darò beccare.

al che non resta a Filippo che sentire più aver forza la natura che il suo ingegno.

e questa è la definitiva sconfitta dell’ascetismo medievale e della morale della rinuncia, buddista o cristiana che fosse, tanto più significativa, in quanto questo inno alla vita e ai suoi bisogni viene dopo la tremenda peste nera e allo sterminio di un terzo della popolazione solo qualche mese prima.

. . .

vi è dunque il rovesciamento parodistico di questo motivo narrativo molto diffuso, ma trasversale alle religioni del tempo.

recenti ricerche hanno scoperto che Boccaccio conosceva indubbiamente il testo della Storia di Barlaam e Ioasaf in una traduzione in volgare di un manoscritto di origine pisana e di circolazione toscana, probabilmente legato a un grande centro culturale come quello domenicano di Santa Caterina in Pisa e che risentiva delle suggestioni iconografiche dei due affreschi del Trionfo della Morte e della Tebaide nel Camposanto di Pisa, in cui si possono ugualmente cogliere ispirazioni e sintonie buddhiste nel forte contrasto tra mondanità e ascesi: nel primo ciclo, per la corrispondenza con la cavalcata di Iosafas, che esce dal palazzo col suo seguito e durante una battuta di caccia incontra un lebbroso, un cieco, un vecchio gobbo; nel secondo, peril motivo della donna-diavolo che tenta un anacoreta.

il tema della fascinazione femminile come pericolo era motivo guida, tanto nella cultura medievale cristiana che in quella buddista, come manifestazione della potenza dispersiva dell’eros che insidia la continenza e il raccoglimento ascetico, in cui si illumina l’anima.

ma su questo motivo così profondamente misogino confluivano anche le istanze del manicheismo, dell’ebraismo e dell’islam.

dunque il motivo narrativo era forte e significativo, non intrinsecamente buddista, ma condiviso fra religioni diverse, in una specie di lingua comune dell’ascesi e dell’anti-erotismo.

. . .

tra quelle culture vi era una sola visione alternativa, ed era quella dei sufi, che consideravano invece il sesso, e non la meditazione, la via maestra dell’incontro con Dio.

ed ecco una nuova contrapposizione fra i sufi, anche come maestri itineranti e portatori di una sapienza fatta di libri e di scrittura, di costruzione di una rete di biblioteche, nella dimensione esistenziale della peregrinazione missionaria, e i monaci stanziali, teorici della rinuncia al mondo in nome della purificazione della vita da tutte le sue carnalità, compresa quella erotica.

il pellegrino buddhista o il missionario cristiano oppure manicheo sono viandanti dell’assoluto, del sacrificio, ma non dell’ascesi: si mescolano al mondo e non ne fuggono, e rimandano ad uno dei detti del cosiddetto Vangelo di Tommaso, cioè dei Detti di Jeshuu il Vivente trascritti da suo fratello gemello Giuda il Gemello: Siate viandanti.

erano i predicatori erranti delle origini del cristianesimo, che si contrapponevano dunque alle figure degli eremiti, santi ed asceti (oltre che eruditi, filosofi e scienziati).

in qualche modo rivivono lo Jeshuu che si mescolava ai peccatori stigmatizzati dall’etica farisaica.

. . .

due visioni opposte della religione, ma non strettamente confessionali: la fuga dal mondo di Buddha, della originaria Storia di Barlaam e Ioasaf, dei monaci cristiani e dei monasteri buddisti, degli asceti e degli eremiti; e l’immersione nel mondo dei predicatori itineranti cristiani delle origini, dei missionari di qualunque religione, dei saggi sufi, dei frati medicanti di Francesco.

e quindi possiamo concludere che la narrazione leggendaria della vita di Buddha che fonda quella Storia è effettivamente buddista nelle origini, ma poi caratterizza effettivamente un modo para-buddista di concepire anche il cristianesimo e l’islam, e per questo ha un tale successo e circola per secoli al loro interno: diventa davvero il correlativo oggettivo di un senso acuto di sofferenza e ripulsa di fronte alla vita.

ma ad essa si contrappone una visione radicalmente diversa, per non dire opposta, un modo alternativo di concepire e vivere la religione, che è quello della predicazione originaria cristiana, dei sufi islamici, della riscoperta francescana della fratellanza universale del vissuto, ed è quella dell’apertura al mondo e alla sua bellezza.

4 commenti

  1. Molto bello. Riguardo i santi “romanzati”, secondo me il caso limite è san Simonino di Trento, un falso coscientemente inventato a fini politici.
    E sempre su questo tema, mi hai fatto anche riflettere sul fatto che anche i fondatori delle nuove religioni contemporanee hanno biografie largamente finzionali: penso a Ron Hubbard, il fondatore di Scientology, i cui membri sarebbero pronti a giurare che possedeva poteri extrasensoriali e potesse spostare gli oggetti con la forza del pensiero… e per altro è coerente, visto che Hubbard aveva iniziato la sua carriera come scrittore di fantascienza.

    "Mi piace"

    • grazie del giudizio.

      di san Simonino mi sono occupato parecchio (per inciso, anche nella Storia popolare di Provaglio Val Sabbia, appena finita di scrivere), e anche qui, nel punto 3 di questo post: https://corpus2020.wordpress.com/2021/07/30/depuratore-del-garda-uranio-impoverito-green-pass-ed-ebrei-del-quattrocento-in-val-sabbia-cronache-locali-354/

      colgo l’occasione per aggiungere una riflessione successiva: la distinzione e quasi alternanza fra la visione ascetica della religione, che nel post ho definito para-buddista, e quella più ottimistica e solare, per così dire francescana, rivela le sue profonde radici se si guarda all’alternanza nella storia umana tra periodi storici duri e di estrema povertà, in cui bisogna che gli uomini limitino i desideri per concentrarsi nelle attività essenziali per garantirsi la sopravvivenza, e sono i secoli degli asceti, e i periodi di abbondanza e benessere, in cui queste rinunce pare non abbiano più senso, e si apre la strada a una visione più aperta della vita e anche al libero erotismo.

      interessante anche il riferimento alla divinizzazione “laica” di Hubbard: sono tutti fenomeni che hanno avuto delle precise anticipazioni al tempo dell’impero romano: Hubbard sembra un moderno Apollonio di Tiana, filosofo neo-pitagorico a cui venne attribuita una vita con troppi tratti in comune con quella di Cristo, di cui era all’incirca coetaneo, e tra questi, ad esempio, l’ascensione al cielo.

      è probabile che le leggende su Apollonio abbiano influenzato quelle cristiane su Gesù, piuttosto che il contrario.

      "Mi piace"

  2. Il tuo post è magnifico !

    L’antidoto … è l’amore che unisce così è . Ma non basta, ci vogliono alcuni “ingredienti” che l’autore ci racconterà così bene ,senza dimenticare mai l’imprevedibilità delle vicende umane .

    …. Mi pare di sentire la voce della mia prof Piera ,mentre si muoveva, passando fra i banchi e si soffermava a guardarci a lungo , negli occhi .
    Lei, giovane e appassionata ammiccava soddisfatta di fronte ai tentativi falliti da parte dei critici contemporanei . Boccaccio rispose pienamente a tutto e a tutti quasi baldanzosa ripeteva
    Poi dipingendo tutte le sfumature del Decameron le esaltava
    Con ardore ci diceva -Quest’opera è la “Summa “della tradizione novellistica della letteratura medioevale italiana ! E leggeva le novelle scelte poi alzava il volto per vedere se è come la seguivamo faceva una breve pausa . Come amare la letteratura …

    Grazie al tuo post davvero completo e armonioso mi sono ricordata di allora come fosse ora. Un altro grazie dell’ospitalità di cui ho un po’ approfittato . Scusami .

    "Mi piace"

    • non sarà mai che tu debba scusarti di lodarmi, o almeno non certo con me. 😉
      il post, comunque, adesso l’ho integrato e ripulito un pochino, perché è sempre il primo commento che mi induce alla rilettura del post scritto di getto o quasi.
      (se nessuno lo commenta, vuol dire che non vale neppure la pena di rifinirlo, secondo me…).

      bello il ricordo della tua prof. anche io, scrivendo il post, sono tornato a quelle camminate in classe, chiacchierando, che facevano dire ai miei studenti: “profe, per favore si fermi, ci sta facendo girare la testa”. e non so se si riferissero soltanto al mio aggirarmi inquieto nell’aula o anche a quello dei miei pensieri in mezzo agli scrittori, eheh.

      "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...